In Kosovo l’accordo raggiunto due
giorni fa tra il Movimento Vetëvendosje (LVv) del premier ad
interim Albin Kurti e la Lega Democratica del Kosovo (Ldk)
potrebbe non garantire l’elezione del giudice costituzionale
Bekim Sejdiu, sul cui nome si è trovata la convergenza politica,
alla presidenza della Repubblica, a causa del dissenso di sei
deputati dell’Ldk, che negano i loro voti e contestano in
particolare la prospettiva di una proroga del mandato di Kurti.
In una conferenza stampa, il leader dell’Ldk, Lumir
Abdixhiku, ha accusato i sei deputati di mettere a rischio la
stabilità istituzionale e di spingere il Paese verso nuove
elezioni. “Qualsiasi futura elezione causata da questa fronda,
avrà conseguenze sui risultati elettorali futuri”, ha dichiarato
Abdixhiku. Senza i sei “ribelli”, Ldk disporrebbe comunque di 12
voti presidenziali, da aggiungersi a quelli dei 53 deputati di
Lvv e ai 10 dei deputati rappresentanti delle minoranze non
serbe, sui quali conta Kurti, ma aritmeticamente non
raggiungerebbe il quorum di 80 voti necessario nelle prime due
tornate di voto per eleggere il presidente, ma lo avrebbe con i
sei che hanno annunciato il rifiuto.
Kurti ha affermato che l’accordo con Ldk sulla candidatura di
Sejdiu resta in vigore, annunciando un nuovo incontro con
Abdixhiku per discutere la situazione. Contrari alla candidatura
di Sejdiu si sono già dichiarati anche i due principali partiti
di opposizione: il Partito Democratico del Kosovo (Pdk), che
dispone di 22 deputati, e l’Alleanza Aak, con 7 seggi.
La crisi istituzionale e politica si trascina dallo scorso
aprile, quando la legislatura fu sciolta proprio per la mancata
elezione del presidente entro i termini stabiliti, e si trascina
oltre il voto anticipato dello scorso 7 giugno. La Costituzione
prevede un termine di 60 giorni, a partire dalla riunione
dell’Assemblea, un mese fa, per eleggere il capo dello Stato.
Dal febbraio 2025 il Kosovo è già stato chiamato alle urne tre
volte.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
