L’annuncio ormai era atteso. “Sono stati loro” – afferma il ministro degli esteri Wadephul in un post Instagram- “ora lo sappiamo”. Che dietro il ritrovamento di droni nell’aeroporto di Lipsia-Halle ci fosse la Russia, era infatti un’ipotesi formulata già subito dopo gli eventi del 4-5 agosto. È solo di ieri, però, la conferma ufficiale, arrivata dopo 4 settimane di indagini condotti dai servizi di intelligence e dalla polizia. Con questo attacco, droni russi entrano quindi nel territorio tedesco, in un ulteriore crescendo delle tensioni che, sin dall’invasione russa dell’Ucraina, hanno reso Mosca la principale minaccia per la sicurezza del Paese.
I fatti del 4 agosto
La vicenda si riconduce al 4 agosto 2026 quando all’aeroporto di Lipsia-Halle, in Sassonia, era stato trovato un drone con un ordigno esplosivo nelle vicinanze di un aereo cargo ucraino. L’aeroporto in questione – suddiviso in una parte destinata al traffico merci, e un’altra di uso civile – è utilizzato anche per rifornire l’Ucraina di materiale bellico.
Successivamente a questo primo ritrovamento, un aereo della DHL (una compagnia di trasporto merci tedesca) si era scontrato in aria con un secondo oggetto volante non identificato – senza però riportare danni – e un terzo drone era stato trovato nella vicina località di Kabelsketal.
Le indagini della polizia e dei servizi di intelligence sono partite subito, nel forte sospetto della responsabilità russa dietro gli attacchi. Il governo, tuttavia, ha preferito attendere qualsiasi attribuzione ufficiale fino alla conclusione delle indagini. Ciononostante, il ritrovamento di esplosivi di tipo militare, e con l’aeroporto di Lipsia – importante struttura logistica per la Germania, ma anche per Ucraina e NATO – al centro del mirino, aveva comunque condotto il governo a parlare di “minaccia ibrida” e di una questione di sicurezza nazionale.
Le prime reazioni
La linea che Berlino ha deciso di seguire dopo l’attacco è chiara: prima di ogni attribuzione ufficiale, la questione centrale per il governo – aveva spiegato Alexander Dobrindt – era giungere alle prove necessarie o a un sospetto molto forte. Nel frattempo, lo stesso ministro non ha mancato di sottolineare la gravità della situazione: “tutto questo non fa pensare a un’azione dilettantesca. Siamo di fronte a una situazione di minaccia ibrida professionaleche dobbiamo continuare ad affrontare”. Il ministro parla poi di una “nuova qualità della minaccia”, e di coinvolgimento di “potenze straniere”. Nella conduzione delle indagini, inoltre, gli avevano parlato di una “potenziale catastrofe”, che avrebbe potuto causare un numero molto elevato di vittime – l’aeroporto infatti sarebbe stato operativo tutta la notte – ma evitata grazie al malfunzionamento del detonatore del drone.
Mentre il governo attendeva la conclusione delle indagini, analisti e commentatori hanno avanzato diverse ipotesi e considerazioni. Ben presto, gli esperti hanno parlato di responsabilità russa, dato il modello che “rientra nel noto schema degli attacchi ibridi russi contro la Germania e altri Stati europei» e per cui la Germania ne è obiettivo per il suo sostegno a fianco dell’Ucraina. L’ipotesi della responsabilità russa era inoltre stata avvallate anche dai servizi di intelligence statunitensi. inoltre, evidenzia un’analisi del DGAP, gli attacchi russi mirerebbe anche a destabilizzare la politica e la società. Un’osservazione, tra l’altro, che viene avanzata proprio nelle settimane che precedono le elezioni in Sassonia-Anhalt, in cui AfD, nota per le sue posizioni filorusse, è in testa (e non di poco) nei sondaggi.
Mentre si sottolinea la necessità di un’azione rapida per la difesa della Germania, il 25 agosto la risposta ufficiale del governo sembra sempre più imminente, quando il cancelliere Merz parla di “gravi conseguenze” rispetto all’incidente di Lipsia. “L’attacco con il drone a Lipsia dimostra che anche noi siamo esposti a minacce molto concrete” afferma Merz, che aggiunge: “gli autori pagheranno per questo”. La domenica successiva, annuncia che le indagini erano vicine alla conclusione.
“Non siamo in guerra”, ma…
Infine, il risultato delle indagini è stato reso noto ieri sera dal ministro degli interni Dobrindt (CSU) e degli esteri Wadephul (CDU) in una conferenza stampa congiunta. Assieme a ciò, la comunicazione delle misure da intraprendere.
Dobrindt, il primo a prendere la parola, conferma quindi il coinvolgimento russo. Quanto avvenuto a Lipsia, infatti, ripercorre pattern ricorrenti già noti, in quanto utilizzati dalla Russia in altre operazioni ibride come pure nella guerra in Ucraina. Questo è quanto emerge dallo studio della «configurazione», dei «diversi componenti», degli «esplosivi» e della «tecnologia di innesco» del drone.
Oltre a ciò, le indagini hanno inoltre sottolineato che le competenze tecniche e organizzative necessarie per il tentato attacco sarebbero tali da richiedere personale di tipo professionale e di alto livello. Al contrario, per la messa in atto dell’attacco sarebbe stata impiegato personale di basso competenza. Di qui, dunque, si può spiegare la mancata esplosione, in una ricostruzione in linea con le indagini dell’Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione – una sorta di servizio di intelligence interna tedesco – secondo cui i servizi segreti russi fanno ricorso a persone reclutate a basso costo per compiere atti di vandalismo e sabotaggio.
Il ministro Dobrindt invita inoltre a non considerare l’evento come un caso isolato, e prevede ulteriori attacchi. Da parte russa, infatti, c’è la “volontà di provocare danni maggiori”, e afferma: “non siamo in guerra, ma siamo ogni giorno un obiettivo della guerra ibrida». Si conferma quindi la situazione di “alto rischio”. Di qui, la necessità di una risposta proporzionata e determinata, esposta subito dopo dal ministro Wadephul, che chiama anche alla cooperazione con i partner europei e della NATO, mentre, allo stesso tempo, la Germania continuerà il suo impegno a fianco dell’Ucraina.
Oltre al rafforzamento delle capacità di difesa e sicurezza del Paese, il ministro annuncia le seguenti misure: la chiusura del consolato russo a Bonn a partire dal 18 settembre, quello del Russisches Haus di Berlino (un centro culturale accusato di avere legami con l’intelligence russa), il rafforzamento dei controlli all’ingresso in Germania per i cittadini russi, la proposta all’UE di inserire nuove persone negli elenchi delle sanzioni in relazione ad attacchi ibridi, e l’aumento delle pressioni sulla “flotta ombra” russa di petroliere – attraverso la quale Mosca esporta petrolio e aggira le sanzioni.
“Nuova normalità” o inizio di escalation?
Ciò che emerge sia dalle dichiarazioni dei ministri che dalle valutazioni degli esperti, è la “nuova qualità” della minaccia rappresentata dalla Russia in Europa, e la necessità di intraprendere quindi ulteriori misure per la difesa della Germania.
Da questo punto di vista, già prima del 1 settembre, voci vicine al governo avevano lasciato intendere una imminenteZeitenwende 2.0. Tuttavia, oggi, come riporta l’Handelsblatt, alcuni opinionisti evidenziano i limiti delle misure annunciate da Wadephul, ben al di sotto di quanto Merz aveva lasciato intendere nell’intervista del 25 agosto. Le misure sembrano insufficienti a fermare la Russia da eventuali ulteriori attacchi, cosa contro cui la Germania, da sola, potrebbe inoltre fare ben poco. Necessario è quindi il coordinamento – comunque riportato anche dal ministro Wadephul – con i partner NATO e EU. Come evidenzia Politico, inoltre, se i più parlano di “attacco ibrido”, alcune voci insistono nel parlare più nettamente di “guerra” fra i due Paesi, o, in alternativa, di una nuova, moderna, forma di guerra.
Nel frattempo, gli alleati della Germania mostrano solidarietà. Il segretario generale della NATO Mark Rutte afferma: “i tentativi della Russia di intimidirci, falliranno» e assicura il sostegno all’Ucraina e nella difesa collettiva della NATO. Sulla stessa linea anche la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, aggiungendo che l’attacco russo sul suolo tedesco, e dunque europeo, “non sarà tollerato”. Di qui, parla di un aumento delle pressioni sulla Russia, e dell’importanza di maggiori capacità nel far fronte e rispondere alle minacce, in un contesto che descrive essere l’inizio di una “nuova normalità”. Infine, dall’Ucraina Zelenskyj mette a disposizione le competenze ed esperienze dell’Ucraina per appoggiare la Germania.
Dal Cremlino , invece, Putin parla di “grave errore” rispetto alle misure intraprese dalla Germania, la quale non avrebbe le prove per attribuire la responsabilità alla Russia. Secondo Putin, queste sono infatti falsificate, e la reazione del governo tedesco è dettata da ragioni di politica interna, in vista delle prossime elezioni regionali: «Merz ha perso la fiducia dei cittadini, perché non tutela gli interessi nazionali della Germania», argomenta. Tesi condivisa anche da Dmitri Medvedev, che definisce l’attuale leadership politica tedesca “neonazista” ed “estremamente russofoba”, e gli eventi di Lipsia come una “provocazione” per favorire gli interessi dell’Ucraina. Per misure imposte, la Germania merita un “attacco diretto contro tutti gli stabilimenti tedeschi che producono tecnologia militare” oltre che ad “alcuni altri luoghi di Berlino». Simili minacce, tuttavia, non sono nuove e già a maggio Medvedev aveva parlato di “completa distruzione” della Germania.
Le implicazioni
“Reagieren ohne zu eskalieren”: “Reagire senza innescare un‘ escalation”. Sarà davvero possibile? Gli eventi in corso impongono questa domanda, dove rimane infatti aperto il rischio che la Russia, a sua volta, risponda alle misure tedesche.
Questi eventi, inoltre, arrivano in un momento molto particolare per la Germania. Sul piano della politica interna, il governo deve gestire le difficoltà poste dalle imminenti elezioni in Sassonia-Anhalt. Qui AfD – partito di estrema destra che vuole la cessazione dell’invio di aiuti militari all’Ucraina e la ripresa delle forniture di gas con la Russia – sarà molto probabilmente la vincitrice, cosa che certo non aiuterà la leadership al governo e la risposta alla Russia. Rispetto a ciò, è inoltre da valutare una possibile connessione tra le elezioni e i fatti di Lipsia: il numero di incidenti avvenuti prima delle elezioni, infatti, sembra essere “estremamente sospettoso” – evidenzia il capo del comitato degli affari interni del Bundestag, Alexander Throm (CDU).
Sul piano della politica di sicurezza e difesa, sarà infine da vedere se, fra le iniziative per migliorare la difesa della Germania, sarà valutato anche un rafforzamento del modello di servizio militare a base volontaria. In vigore dall’inizio del 2026, esso prevede infatti la possibilità di un rafforzamento delle misure di obbligatorietà – se non la completa reintroduzione dell’obbligo di servizio militare – qualora le circostanze sicuritarie lo rendano necessario. A quel punto, pur dovendo tenere conto delle potenziali opposizioni rispetto a tale decisione, ci sarebbero certo meno dubbi nel parlare di “Zeitenwende 2.0”.
