È arrivata oggi in Serbia la salma del criminale di guerra Ratko Mladić: il generale già capo dell’esercito della Republika Srspka conosciuto come “il macellaio della Bosnia” per aver ordinato quel genocidio di Srebrenica, dove l’11 luglio 1995 vennero massacrati oltre 8mila bosniaci musulmani, oggi considerato il più grave crimine commesso in Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Il Meccanismo residuale internazionale per i tribunali penali dell’Onu, organo che svolge le funzioni di quel Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia che lo condannò per genocidio e crimini di guerra, ha consegnato i resti alla famiglia, dopo la morte nella prigione de L’Aia dove scontava l’ergastolo. Aveva 84 anni, era in carcere dal 2011 e con Slobodan Milošević e Radovan Karadžić era stato riconosciuto artefice della pulizia etnica che segnò la guerra.
La bara, consegnato al figlio Darko, è arrivato a Belgrado nel pomeriggio su un volo governativo, accolto da membri dell’esercito serbo e coperto con le bandiere di Serbia e Republika Srpska ed è stata trasportato all’Accademia medica militare per l’autopsia. I funerali si svolgeranno lunedì, ma non ci sono ancora conferme ufficiali: semmai un’allerta di ordine pubblico. Secondo quanto detto oggi dal presidente serbo Aleksandar Vučić a rendere onore a colui che da molti considerato alla stregua di un eroe nazionale – tanto da avergli permesso di passare 15 anni di latitanza nel Paese – ci saranno «migliaia di persone». E, nel Paese che potrebbe tornare a dividersi sul defunto ex comandante, si stanno già facendo piani: «Forniremo supporto logistico e di trasporto e ci occuperemo di preservare la pace. Dobbiamo mettere in sicurezza tutto. Un compito estremamente impegnativo per i nostri servizi e utilizzeremo tutte le forze a nostra disposizione».
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La salma sarà esposta nella Chiesa di San Luca, nel quartiere di Vidikovac fra le 9 e le 12.30 di lunedì e presumibilmente dopo ci sarà la messa. Vučić non ha specificato dove Ratko Mladić verrà sepolto, anche se circola come indicazione il cimitero belgradese di Topčider, accanto a quella della figlia Ana, morta suicida nel 1994 all’età di 23 anni. E fin dalla settimana scorsa si è parlato di funerali di stato. Il presidente non conferma, per ora si è limitato ad affermare che sarà «dignitoso e in conformità con i desideri della famiglia. Noi aiuteremo». Una cerimonia commemorativa si terrà già sabato alle 12 presso la Sala dell’Esercito. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, già condanna «qualsiasi azione che lo glorifichi», esprimendo solidarietà ai familiari delle sue vittime.
