Le liste d’attesa non sono una specialità italiana. Sono ormai una delle grandi criticità della sanità europea.

    Ma non tutti aspettano allo stesso modo.

    Nel 2024, secondo OECD, l’attesa mediana per una protesi d’anca era di 67 giorni in Svezia e Spagna, 209 in Ungheria, 343 in Polonia e 667 in Slovenia.

    Per la cataratta meno del 20% dei pazienti aspettava oltre tre mesi in Polonia e Ungheria, mentre la quota superava il 70% in Finlandia e Norvegia, pur con alcune differenze metodologiche nei dati.

    Dunque la prima convinzione da abbandonare è questa: non è il modello sanitario, pubblico o assicurativo, a determinare automaticamente la lista d’attesa. È soprattutto come lo si governa.

    E l’Europa offre alcune lezioni interessanti.

    La Danimarca ha collegato il tempo massimo alla libertà di scelta. Se la Regione non riesce a garantire il trattamento entro il termine previsto, il cittadino può accedere, secondo determinate condizioni, ad altri erogatori, compreso il privato convenzionato.

    Il principio è potentissimo: la lista non appartiene all’ospedale. Il paziente appartiene al sistema sanitario.

    OECD considera la Danimarca uno dei Paesi nei quali la combinazione fra garanzia temporale e possibilità di cambiare erogatore ha contribuito a riduzioni delle attese mantenute nel tempo.

    L’Inghilterra ha seguito un’altra strada: target nazionali, misurazione sistematica, benchmarking e responsabilizzazione degli erogatori. Ha ottenuto risultati importanti soprattutto prima della pandemia.

    Ma il NHS ci ricorda anche una verità elementare: il target non produce medici, infermieri, sale operatorie e diagnostica. Se la capacità è insufficiente, il numero scritto nella delibera rimane un desiderio.

    Poi c’è la Polonia. Qui l’aumento mirato dell’offerta ha funzionato: OECD segnala forti riduzioni delle attese negli ultimi anni e le collega anche all’incremento dei finanziamenti per cataratta e protesi dal 2019.

    Quindi aumentare le prestazioni serve.

    Ma solo dopo aver risposto alla domanda decisiva: dove si trova realmente il collo di bottiglia?

    Se ci sono pazienti appropriati che aspettano e capacità produttiva utilizzabile, bisogna comprare o produrre più prestazioni. Ma se continuiamo ad aumentare indiscriminatamente l’offerta senza governare la domanda, rischiamo di alimentare un circuito perverso: più disponibilità, più prescrizioni, più spesa e nuovamente più attesa.

    È qui che l’esperienza internazionale diventa particolarmente interessante per il SSN.

    OECD non identifica una bacchetta magica. Le strategie che hanno funzionato meglio combinano tempi massimi credibili, interventi sull’offerta e sulla domanda, priorità clinica e sistemi informativi capaci di misurare il percorso del paziente.

    Anche l’European Observatory considera promettente collegare le garanzie temporali alle diverse categorie di bisogno clinico.

    Ed è esattamente ciò che l’Italia dovrebbe fare.

    Immaginiamo una prescrizione che non finisca semplicemente nell’agenda dell’ospedale più vicino. Il sistema verifica appropriatezza e priorità, controlla eventuali esami precedenti e cerca la prima capacità disponibile nella rete territoriale.

    L’ospedale A non rispetta il tempo massimo? Si cerca B. Poi C. Poi, se previsto, il privato accreditato.

    Nel frattempo una centrale operativa conosce agende libere, apparecchiature sottoutilizzate, cancellazioni, no-show, sedute operatorie e capacità residua.

    Non una nuova app: una nuova governance.

    Perché aprire ambulatori la sera, lavorare il sabato e acquistare prestazioni aggiuntive può essere necessario. Ma se rappresenta tutta la strategia, stiamo curando il sintomo senza intervenire sulla malattia.

    La vera domanda non è più: quante prestazioni possiamo fare? È: quali servono davvero, con quale priorità, entro quando e dove possono essere erogate prima?

    Quando sapremo rispondere in tempo reale a queste quattro domande, avremo finalmente smesso di amministrare le liste d’attesa.

    E avremo cominciato a governarle.

    Fonti:

    OECD, Health at a Glance 2025; OECD, Waiting Times for Health Services; European Observatory on Health Systems and Policies, What works? Waiting time policies.

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