Una fornitura milionaria di munizioni da inviare all’Ucraina, il ministro della Difesa dell’Estonia che si dimette dopo che l’organo contabile del Paese avrebbe messo a nudo le storture di un appalto in cui a fronte del versamento di circa 70 milioni di euro ci sarebbero state solo promesse, ritardi e alla fine solo una parte della commessa definita “di scarsa qualità”. E al centro di tutto, un’azienda spezzina, la Datasel, società di via Privata Oto che da un paio di anni è controllata dall’indiana Neco Defense Munition, e che a sua volta si ritiene parte lesa nella vicenda. Un intrigo sull’asse La Spezia-Tallin, quello che nella giornata di ieri ha portato alle dimissioni del ministro estone Hanno Pevkur (nella foto sotto), che pur sottolineando come “il ministro non si occupa di contare calzini e munizioni” ha ritenuto opportuno “assumermi la responsabilità politica dell’intero settore della Difesa”. Il caso è stato sollevato dalla stampa baltica dopo le verifiche dell’organo di controllo contabile del Paese, ed è un complicato caso di appalti internazionali. Il denaro utilizzato nell’affare, per di più, arriverebbe almeno in parte dal Fondo europeo Epf per il sostegno all’Ucraina, e ora a Bruxelles ci si interroga se l’Estonia dovrà restituire i fondi.
Tallinn, a sua volta, è finita in tribunale con i fornitori inadempienti, e lo scandalo si potrebbe allargare. Secondo la ricostruzione dei media estoni, le due società (la controllata spezzina e la controllante indiana) non avrebbero avuto alcuna esperienza nel settore. Un fatto peraltro smentito dalla storia della stessa Datasel, fondata nel 2004 dallo spezzino Sandro Pazzini, imprenditore con un’esperienza di oltre 40 anni presso importanti aziende italiane del settore della difesa come Oto Melara, Mbda e Wass, e specializzata nella progettazione, nello sviluppo e nella produzione di munizionamento di medio e grande calibro. Pazzini, contattato da La Nazione, evidenzia come “la gestione della Datasel è passata ai nuovi proprietari della Neco dal 2024, e da cinque mesi ho venduto le partecipazioni residue nella società, ma rimarrò come consulente fino all’inizio del 2027 perchè sono ancora il titolare delle licenze per l’esportazione, anche se non ricopro alcun ruolo nel cda”.
Pazzini conferma come la firma del contratto e la gestione dell’appalto siano avvenuti quando già la Datasel era passata nelle mani della società indiana. Secondo la ricostruzione fornita dall’organo di controllo estone, il primo contratto sarebbe stato firmato nell’agosto 2024, con un primo pagamento di 15 milioni di euro; nell’ottobre successivo il Rkik – l’agenzia estone per gli investimenti nella Difesa – avrebbe firmato un secondo contratto versando altri 10 milioni. Le prime munizioni sarebbero dovute essere recapitate a Kiev a novembre dello stesso anno. Alla fine del 2024, sarebbero stati firmati altri contratti, portando il totale della commessa a 70 milioni. Qualche munizione alla fine sarebbe comunque stata consegnata all’Estonia ma si sarebbe trattato – secondo la denuncia di Tallin – di materiale di scarsa qualità. Cosa che ha portato il Rkik ad annullare i contratti e chiedere la restituzione delle somme: la vicenda è finita in mano alla Corte europea di arbitrato di Strasburgo.
La Nazione ha contattato anche i vertici indiani della Datasel. L’ufficio legale che cura i contratti con l’Estonia, nella nota inviata al quotidiano, pur evitando di commentare gli aspetti specifici della vicenda sottolinea che “Datasel è la parte lesa nella vicenda. Le azioni dell’Estonian Centre for Defence Investments, e le motivazioni addotte per la risoluzione dei contratti, appaiono contraddittorie e illogiche. Datasel ha fornito e fatturato una quantità significativa di materiale, per un valore di 58 milioni di euro, a fronte di anticipi pari a 59 milioni di euro ricevuti dall’Ecdi. I beni consegnati sono stati regolarmente ispezionati dall’ente e non sono mai state riscontrate problematiche. Datasel è impegnata e pronta a portare a termine i contratti rimanenti, a condizione che l’Ecdi adempia ai propri obblighi finanziari”. Per Datasel “i contratti implicavano una complessa catena di approvvigionamento internazionale” ma “alcune approvazioni hanno subito ritardi, in parte causati dall’Ecdi: di conseguenza, hanno inciso sulla tempistica di consegna originariamente prevista”. Solo successivamente Datasel “è stata informata dell’impossibilità da parte dell’Ecdi di accettare la consegna del materiale rimanente. Il contratto è stato risolto senza tenere conto dell’impegno di Datasel”. Da qui la decisione dell’azienda di bussare al tribunale. “Datasel conferma la propria disponibilità a completare le consegne ancora in sospeso, in conformità con gli accordi contrattuali vigenti. Tale soluzione risolverebbe le eventuali problematiche sollevate dall’Estonia in merito alla possibile necessità di restituire i fondi alla Commissione Europea”.
Matteo Marcello
