Roma, 4 settembre 2026 – I funerali con onori militari dell’ex comandante dell’esercito serbo-bosniaco e criminale di guerra Ratko Mladić, morto la scorsa settimana, stanno scavando un solco tra la Serbia e l’Unione europea, rischiando di compromettere il percorso di adesione. Venerdì la commissaria per l’Allargamento, Marta Kos, ha annullato un viaggio in Serbia, previsto per sabato 5 settembre, durante il quale avrebbe dovuto incontrare rappresentanti del governo serbo, dell’opposizione, della società civile e altri interlocutori a Belgrado. Come annunciato dalla stessa commissaria slovena sui social, l’annullamento della visita è avvenuto dopo che un aereo del governo serbo ha portato a Belgrado la salma di Mladić, per quello che si prevede sarà un funerale di grandi dimensioni. “Ratko Mladić è stato condannato per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra”, ha sottolineato la commissaria UE in un post sui social media. Per Kos “il ritorno dei suoi resti a Belgrado ricorda all’Europa le pagine più oscure della nostra recente storia” e la “glorificazione” che circonda la morte del defunto generale serbo-bosniaco è “incompatibile con i valori su cui si fonda il percorso verso l’UE”. Come sottolineato da Kos, “quel percorso richiede di affrontare il passato, una riconciliazione autentica e il rispetto per le vittime dei crimini di guerra”, valori che, nelle parole della commissaria UE, “sottendono il nostro futuro comune” e “non sono negoziabili”. In questo contesto, ha poi concluso Kos, “ho deciso di non procedere con la mia visita programmata in Serbia in questo momento”. Le modalità solenni delle esequie del defunto generale sono state condannate anche dalla presidenza irlandese del Consiglio dell’UE. Il ministro di Stato irlandese per gli Affari europei Thomas Byrne, parlando ai giornalisti a Dublino al suo arrivo alla riunione informale del Consiglio Affari generali, ha definito “inaccettabile” un funerale di Stato per Mladić, osservando che sarebbe altrettanto inaccettabile la partecipazione di alti rappresentanti del governo serbo a celebrazioni in onore di Mladić. Byrne ha spiegato che a livello europeo si sta lavorando molto “dietro le quinte” sulla questione e ha richiamato la necessità di riconciliazione nei Balcani. Anche il vicepremier e ministro degli Esteri Maxime Prévot, in un messaggio su X, ha definito gli onori riservati a Mladić “vergognosi e irrispettosi nei confronti delle vittime e delle loro famiglie”, ricordando che era stato condannato per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Prévot ha aggiunto di aver trasmesso direttamente questa posizione, nella mattinata del 4 settembre, al suo interlocutore serbo responsabile degli Affari europei. Una dura critica è giunta anche dal commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty, il quale ha esortato le autorità serbe e della Repubblica Srpska a “contrastare la glorificazione dei criminali di guerra condannati”, una glorificazione che è illegale in Bosnia e che “non costituisce espressione tutelata dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo”. Mladić, che stava scontando l’ergastolo per il genocidio di Srebrenica e altri crimini di guerra commessi in Bosnia-Erzegovina, è deceduto la scorsa settimana nel centro di detenzione delle Nazioni Unite all’Aia all’età di 84 anni. Vujić aveva precedentemente affermato che Mladić avrebbe ricevuto tutti gli onori di Stato al funerale, scatenando indignazione nei Balcani, una regione già di per sé instabile. La regione resta etnicamente divisa a decenni dalla guerra in Bosnia del 1992-95, che causò oltre 100.000 morti e lasciò milioni di persone senza casa. Lo scorso 31 agosto, parlando al Forum strategico di Bled (Slovenia), il primo ministro croato Andrej Plenković aveva affermato che, se la Serbia avesse seppellito “il criminale di guerra condannato Ratko Mladić con i più alti onori di Stato e militari”, si sarebbe preclusa la strada verso l’adesione all’Unione europea. Il 5 settembre la salma di Mladić è stata trasportata con un aereo governativo dall’Aia, nei Paesi Bassi. All’atterraggio a Belgrado, la bara di Mladić è stata avvolta nella bandiera nazionale e i soldati dell’esercito serbo hanno trasportato il suo corpo dall’aereo a un furgone per il trasferimento all’ospedale militare. Il ministro della Giustizia serbo Nenad Vujić era a bordo dell’aereo con i familiari di Mladić, mentre gruppi di ammiratori nazionalisti hanno acceso fumogeni al passaggio del convoglio funebre scortato. Secondo quanto riportato dai media serbi, il figlio di Mladić, Darko Mladić, ha dichiarato venerdì che il padre sarà sepolto lunedì, mentre una cerimonia di commemorazione militare è prevista per sabato. La bara di Mladić sarà esposta in una chiesa di Belgrado lunedì mattina, in modo che le persone possano rendergli omaggio, ha affermato il figlio in una conferenza stampa. L’anno scorso, la Serbia ha seppellito un altro criminale di guerra condannato, l’ex capo di stato maggiore dell’esercito Nebojša Pavković, con tutti gli onori militari in un cimitero riservato a personalità di spicco. La Serbia, che ha sostenuto i serbi di Bosnia durante la guerra, sta formalmente cercando di entrare nell’UE; tuttavia, resta irremovibile sul suo ruolo nel conflitto, accusando l’Occidente di pregiudizi anti-serbi. Dopo la morte di Mladić la scorsa settimana, migliaia di serbi nella loro entità politica in Bosnia e molti in Serbia hanno organizzato veglie in suo onore. Esattamente come accaduto con il generale Dragoljub Draža Mihailović (1893-1946), uno dei fondatori del nazionalismo serbo, Mladić rischia di essere trasformato da criminale di guerra condannato a simbolo nazionale, fino a diventare, agli occhi dei suoi sostenitori, un eroe da celebrare. Mihailović fu un generale dell’esercito jugoslavo attivo nella Seconda guerra mondiale, durante la quale combatté i partigiani di Josip Tito; fondatore del movimento dei cetnici, si macchiò di innumerevoli stragi, prendendosela in particolare con la popolazione civile musulmana in Bosnia. Nel 2017 Mladić è stato condannato all’ergastolo per aver orchestrato il massacro di oltre 8.000 musulmani a Srebrenica nel 1995, l’assedio pluriennale della capitale bosniaca Sarajevo durante il conflitto del 1992-95 e altri crimini di guerra, tra cui l’allestimento di campi di concentramento per civili non serbi e soldati nemici detenuti.
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