Sesta finale europea. L’Italia supera di slancio la Polonia, 3-1 (25-19, 25-19, 21-25, 25-16), nella semifinale di Istanbul e si accomoda all’ultimo atto dove troverà ancora la Turchia, la stessa rivale per l’oro del Mondiale 2025 in Thailandia. Un risultato che permette alla Nazionale di continuare a inseguire il sogno di uno storico triplete. Per l’Italia sarà comunque la nona medaglia continentale (al momento il bottino è di 3 ori, 2 argenti e 3 bronzi). Dopo i timori vissuti nel quarto contro la Svezia, le azzurre giocano una partita autorevole nei primi due set prima di farsi sorprendere dalla Polonia nel 3° set. Nel quarto parziale la Nazionale ritrova la lucidità e riesce a chiudere il discorso. Ma domani, domenica, contro la Turchia, i passaggi a vuoto come quello vissuto nel terzo set potrebbe essere pagati a caro prezzo. 

    muro—  

    Per l’occasione Velasco si è affidato alla formazione a lui cara in questo Europeo: Orro in regia, Egonu opposta, Sylla e Antropova schiacciatrici con Danesi e Fahr centrali. Libero Fersino. E nei primi due set la Polonia di Lavarini non riesce quasi mai a uscire dalla ragnatela del muro azzurro: 7 nel primo set, altri 4 nel secondo. Un dominio in un fondamentale che mette fuori gioco la prima opzione offensiva polacca, Magdalena Stysiak. Lavarini corre ai ripari e dal 3° set si gioca la carta Szczurowska al posto della capitana Stysiak. E la partita cambia all’improvviso. L’Italia comincia a sbagliare un po’ troppo mentre a muro non sembra più insuperabile come nella prima ora di gioco. I cattivi pensieri vengono subito cancellati perché le azzurre nel 4° set si ritrovano e allungano decise verso il traguardo. Per la 21a vittoria consecutiva in una grande manifestazione (Giochi, Mondiale, Europeo) da quando Velasco siede sulla panchina azzurra Egonu ha toccato quota 20 punti (53% in attacco), Danesi 13 (73%) e di squadra hanno messo in campo la miglior prestazione a muro del loro Europeo con 18 vincenti. Domani, domenica, alle 18 l’appuntamento con la storia. L’Italia può diventare una squadra da leggenda.

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