di Andrea Gianni
Ogni sabato, instancabili, si radunano in piazza Mercanti, per gridare che “l’Albania non è in vendita”. Ieri il numero di manifestazioni organizzate nel centro di Milano ha toccato quota 16, le bandiere rosse con l’aquila nera a due teste che risaltano nel flusso dei passanti. Scene milanesi della “rivoluzione dei fenicotteri”, la grande mobilitazione di massa iniziata in Albania lo scorso 23 maggio per bloccare la costruzione di un resort di lusso promosso dal genero di Trump in un’area naturale protetta che si è tradotta in un cartellino rosso nei confronti del premier Edi Rama, ieri ospite al Forum a Cernobbio. “La difesa dell’ambiente è stata la miccia che ha fatto esplodere una mobilitazione più ampia”, spiega il legnanese Aleks Tom Vulaj, che 25 anni fa si è trasferito dall’Albania all’Italia e, di recente, ha ottenuto la cittadinanza italiana. “Nel mio Paese d’origine le pensioni sono al minimo – prosegue – le persone non ce la fanno più, sono stanche di essere governate da politici che pensano solo ai loro interessi. Noi continuiamo a scendere in piazza, e stiamo pensando di organizzare anche una marcia dal consolato albanese in via San Martino al Duomo”.
Aleks è uno dei circa 100mila albanesi che vivono in Lombardia, regione al centro della massiccia ondata migratoria degli anni ’90. Tra gli attivisti anche Suela Mehdini: “Cerchiamo di sensibilizzare l’Italia e l’Unione Europea – spiega – perché l’Albania si è trasformata in una autocrazia, dove viene calpestato il diritto di espressione chiudendo account sui social, vengono cambiate le leggi e terreni agricoli sono ceduti a società estere. Vogliamo la caduta di questo Governo che lavora contro gli interessi degli albanesi e libere elezioni che spazzino via questa classe politica che ci governa da 36 anni”. Una bocciatura anche dell’accordo fra Edi Rama e la premier Giorgia Meloni che ha portato all’apertura dei centri per migranti in Albania. “Siamo partiti da Milano – aggiunge Eneida Muzhaqui, che ha studiato sociologia negli Usa prima di trasferirsi in Italia – ma porteremo la protesta anche nelle città più piccole. Per noi è fondamentale avere il supporto degli italiani in questa battaglia”.
