“Sono state avanzate domande riconvenzionali nei confronti dell’Estonian Centre for Defence Investments per un valore nell’ordine delle decine di milioni di euro, supportate da solide basi giuridiche. Confidiamo fermamente nell’esito positivo delle controversie legali”. Sull’affaire della maxi commessa di munizioni al governo estone, che ha portato alle dimissioni del ministro della Difesa Hanno Pevkur, la Datasel rilancia.

    L’azienda fondata alla Spezia nel 2005 da Sandro Pazzini e oggi di proprietà della corporation indiana Neco Defence Munitions, non ci sta e ribatte alle ricostruzioni arrivate in questi giorni da Tallinn. In un memorandum inviato anche a La Nazione, l’azienda rilancia smentendo alcune delle indiscrezioni. “Dopo l’acquisizione, Datasel ha eseguito contratti per un valore di circa 110 milioni di euro, e sono in corso di esecuzione contratti per 190 milioni di euro” puntualizza l’azienda che ha il suo quartier generale in via Privata Oto, nel quadrilatero armiero spezzino, che sulla commessa estone evidenzia come abbia “comportato una catena di approvvigionamento internazionale estremamente complessa. Abbiamo ricevuto pagamenti anticipati per 59 milioni di euro e abbiamo già fornito e fatturato materiali per 58 milioni. Successivamente siamo stati informati che i fondi disponibili tramite il meccanismo di finanziamento europeo erano venuti meno, compromettendo sostanzialmente la capacità dell’Estonian Centre for Defence Investments di saldare il saldo dovuto, nonché di procedere con le consegne residue”.

    Una ricostruzione, quella dell’azienda italo-indiana, che avrebbe comportato alla stessa un danno per “aver impegnato ingenti risorse finanziarie e operative per l’esecuzione dei contratti. Al momento della risoluzione dei contratti, i materiali erano già pronti per la consegna, ulteriori quantitativi si trovavano in varie fasi di produzione e ingenti volumi di materiali erano già stati reperiti. L’Ecdi ha risolto unilateralmente i contratti adducendo ritardi nelle consegne e problemi di qualità, mentre la reale criticità era rappresentata dalla mancanza di fondi. Le ragioni addotte sono ingiustificate e in contrasto con i termini concordati”.

    Nel mirino dell’azienda anche alcune indiscrezioni circa la presunta scarsa qualità delle munizioni. “Nessuna carenza o consegna di materiale non conforme. Diversi lotti di materiale erano stati sottoposti al rigoroso processo di ispezione previsto, condotto dai rappresentanti di Ecdi prima che la merce venisse ritirata. Problematiche relative alla qualità o a difetti sono state sollevate soltanto dopo la risoluzione dei contratti. Il fatto che tali questioni vengano avanzate successivamente conferma che si tratta di una tesi formulata al solo scopo di eludere gli obblighi contrattuali”.

    L’azienda smentisce poi anche la ricostruzione secondo cui le munizioni siano state acquistate per sostenere l’Ucraina: “In base ai nostri contratti, l’utilizzatore finale è l’Estonia, dato che intratteniamo rapporti contrattuali con Ecdi” spiega la società, che respinge anche le accuse per cui l’azienda fosse priva delle competenze necessarie. “Datasel ha instaurato partnership con diversi produttori e fornitori di fama mondiale”. Da qui la decisione di rilanciare l’offensiva legale. “Abbiamo già depositato le nostre memorie dettagliate. Siamo certi che Datasel abbia adempiuto a tutte le clausole contrattuali e che le contestazioni mosse da Ecdi siano prive di fondamento”. Allo stesso modo, la Datasel “conferma la propria disponibilità e capacità a completare le consegne ancora in sospeso, a condizione che Ecdi adempia ai relativi obblighi finanziari, documentali, di ritiro e contrattuali”.

    Matteo Marcello

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