Il Mar Caspio è il più grande bacino d’acqua chiuso del pianeta: circa 371.000 chilometri quadrati di superficie – equivalenti alla somma delle acque del mar Tirreno e del mare Adriatico – oltre 1.200 chilometri di lunghezza e una profondità massima superiore ai 1.000 metri nella parte meridionale. Pur essendo definito “mare”, non ha alcun collegamento naturale con gli oceani. Si affaccia sulle coste di cinque Stati – Russia, Kazakistan, Turkmenistan, Iran e Azerbaigian – e rappresenta uno dei grandi crocevia geopolitici dell’Eurasia. La sua apparente condizione di isolamento è però ingannevole. Il Volga, il maggiore fiume europeo, collega il Caspio al cuore della Russia; attraverso il sistema Volga-Don e l’omonimo canale, completato nel 1952, le navi possono raggiungere il Mar d’Azov, il Mar Nero e quindi il Mediterraneo. Verso nord, il Volga apre invece l’accesso al Baltico grazie ai canali costruiti in epoca sovietica. Il Caspio è così parte integrante di una rete fluviale che consente ai traffici russi di spostarsi tra Europa settentrionale e Asia meridionale senza uscire in mare aperto. Questa geografia spiega la sua importanza strategica. Mentre il Golfo Persico può essere bloccato nello Stretto di Hormuz e il mar Rosso può essere strozzato all’altezza dello stretto di Bab el-Mandeb dagli Houti, il Caspio è intrinsecamente protetto assumendo un’importanza crescente come retrovia logistica, in particolare per Mosca e Teheran.
Dal petrolio degli zar al corridoio tra Mosca e Teheran
Il Caspio entra nella storia moderna già alla fine dell’Ottocento, quando i giacimenti di Baku trasformano l’Impero russo in uno dei principali produttori mondiali di petrolio. Durante la Guerra Fredda il bacino rimane quasi un “lago sovietico”, condiviso soltanto con l’Iran. Dopo il 1991, con la dissoluzione dell’URSS, nascono tre nuovi Stati rivieraschi – Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan – e il controllo delle immense risorse energetiche diventa uno dei principali fattori della competizione internazionale. Secondo le stime più aggiornate, il bacino caspico ospita decine di miliardi di barili di petrolio recuperabile e centinaia di trilioni di piedi cubi di gas naturale, concentrati soprattutto nei giacimenti offshore di Kazakistan, Azerbaigian e Turkmenistan. Le esportazioni energetiche seguono direttrici differenti: parte degli idrocarburi raggiunge il Mediterraneo attraverso l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, mentre altre produzioni transitano verso il Mar Nero o attraverso la rete russa. Il Caspio non sostituisce il Golfo Persico, ma rappresenta uno dei principali pilastri energetici dell’Eurasia.
Il nuovo santuario strategico
Negli ultimi anni il valore del Caspio cambia profondamente. Le sanzioni occidentali contro Mosca e Teheran spingono i due Paesi a rafforzare i collegamenti logistici lungo il cosiddetto International North-South Transport Corridor, che integra porti, ferrovie e vie fluviali tra Russia, Iran, Caucaso e Oceano Indiano. Per l’Iran, il porto di Bandar Anzali diventa una porta verso Russia e Asia centrale; per Mosca, Astrakhan è il terminale fondamentale dei collegamenti con il Medio Oriente. Proprio questo corridoio sta diventando una delle principali arterie della cooperazione strategica russo-iraniana. E non si parla solo di idrocarburi: attraverso il Caspio transitano cereali, acciaio, componenti industriali e, secondo le accuse occidentali, anche materiali militari. Le prime forniture dei droni Shahed dirette alla Russia seguivano proprio questa rotta, mentre Washington sostiene che la nave russa Port Olya-3 sia stata utilizzata per trasferire missili balistici iraniani Fatah-360. Teheran ha sempre respinto queste accuse.
Quando due guerre si incontrano
I recenti attacchi ucraini contro navi dirette tra Iran e Russia segna una svolta. Per la prima volta la guerra in Ucraina e il conflitto mediorientale si sovrappongono nello stesso spazio strategico. Kiev sostiene di avere colpito unità impegnate nel trasporto di materiale militare; Teheran denuncia invece l’attacco a una nave commerciale e promette ritorsioni. Il significato va oltre il singolo episodio. Se il Golfo Persico rimane vulnerabile alle operazioni navali occidentali, il Caspio offre a Russia e Iran un ambiente molto più protetto, essendo un bacino chiuso controllato quasi esclusivamente dagli Stati rivieraschi. Proprio questa relativa sicurezza ne aumenta oggi il valore strategico. La prospettiva che emerge dalle analisi è chiara: il Caspio difficilmente sostituirà le rotte meridionali dell’Iran, ma continuerà a rafforzare il partenariato tra Mosca e Teheran e a rappresentare una delle principali retrovie logistiche dell’asse eurasiatico. Se la guerra dovesse prolungarsi, anche questo mare interno rischia di trasformarsi da corridoio commerciale a nuovo teatro della competizione militare globale.
Chimico industriale, Chimico teorico, Giornalista, Comunicatore scientifico con una grande passione per la storia e per la ricerca in campo energetico. Autore di 900 analisi, saggi, articoli di divulgazione e di circa 100 articoli scientifici, brevetti, conferenze, contributi a congressi, 2 libri.
© Riproduzione riservata
Luca Longo
