di
    Gennaro Scala

    Dopo l’oro olimpico e il Mondiale, l’Italia va a caccia dell’unico titolo che manca alla squadra di Julio Velasco

    C’è chi porta sulle spalle l’oro olimpico e il mondiale e chi è arrivata in Nazionale quando quella storia era già diventata leggenda. In mezzo ci sono ragazze che hanno imparato a vincere, a perdere, a ricominciare. Quattordici donne, quattordici storie, dentro una squadra che oggi a Istanbul, contro la Turchia padrona di casa, può completare il grande slam: dopo il Mondiale e i Giochi, manca soltanto l’Europeo.

    Paola Egonu

    Paola Egonu è il volto più riconoscibile di questa Italia, quella che quando prende la rincorsa sembra poter spostare gli equilibri di una partita con un colpo solo. Ma oggi Paola non è soltanto la fuoriclasse dei 20 punti con cui ha trascinato le azzurre contro la Polonia in semifinale. È una giocatrice che ha imparato a stare dentro una squadra senza doverla necessariamente portare sulle spalle. A 27 anni è già una parte della storia del volley italiano, ma continua ad avere la fame di chi sente che manca ancora qualcosa. L’Europeo, appunto.

    Alessia Orro

    Alessia Orro è quella che tiene insieme tutto. Palleggiatrice, regista: prende la palla e decide a chi affidare il momento successivo. È il ruolo meno appariscente e forse quello che racconta meglio il senso di questa Nazionale. Orro deve conoscere in anticipo i pensieri delle compagne, capire quando Egonu vuole una palla più veloce, quando Antropova può essere lasciata libera di sfondare, quando le centrali devono entrare nella partita. È una delle colonne dell’Italia campione.

    Carlotta Cambi

    E accanto a lei c’è Carlotta Cambi, l’altra regista. Non una semplice riserva, ma una giocatrice che Velasco ha voluto dentro il progetto proprio perché questa Italia non può permettersi di dipendere da una sola soluzione. Cambi è quella che aspetta, osserva e quando arriva il momento deve essere pronta. Anche nei momenti più complicati dell’Europeo ha mostrato personalità.

    Myriam Sylla

    Poi c’è Myriam Sylla, che in questa Nazionale rappresenta la memoria. Ha vissuto stagioni diverse, allenatori diversi, generazioni diverse. È stata capitana, leader, campionessa. Oggi è una delle veterane di un gruppo che sta cambiando pelle. Non ha bisogno di fare rumore per essere ascoltata: il suo valore sta anche nella capacità di tenere la squadra dentro la partita quando le cose si complicano.

    Anna Danesi

    La fascia, invece, appartiene ad Anna Danesi. È lei la capitana ufficiale. Una centrale che non si limita a murare: organizza, corregge, parla. Contro la Polonia ha segnato 13 punti e, insieme a Sarah Fahr, ha costruito una delle chiavi della semifinale: il muro. L’Italia è arrivata alla finale anche passando da lì, dalle mani delle sue centrali.

    Sarah Fahr

    Sarah Fahr è l’altra metà di quella diga. Ha avuto in carriera anche momenti difficili, ma il suo ritorno ad altissimo livello è uno dei racconti più belli di questa squadra. È una centrale moderna, capace di leggere il gioco e di diventare pericolosa anche in attacco. In una squadra piena di stelle, il suo lavoro spesso finisce sotto il radar. Ma basta guardare il tabellino della semifinale per capire quanto conti.

    linda Nwakalor

    Al centro c’è anche Linda Nwakalor, fisico, velocità e disponibilità. È una di quelle giocatrici che raccontano la profondità dell’Italia: non serve avere una sola coppia di centrali, perché Velasco può pescare dalla panchina senza abbassare il livello. Nwakalor ha già dimostrato di poter reggere palcoscenici importanti e fa parte di quella generazione che sta imparando a convivere con l’idea di essere chiamata a vincere.

    Denise Meli

    E poi c’è Denise Meli, un’altra delle ragazze cresciute dentro il nuovo progetto azzurro. Ha avuto spazio, ha saputo aspettare e ha risposto quando è stata chiamata. In una Nazionale costruita sull’idea che tutte debbano sentirsi utili, il suo ruolo è esattamente questo: essere pronta. Lo aveva già dimostrato in estate, quando Velasco aveva utilizzato lei e Nwakalor anche nelle sfide più impegnative.

    Ekaterina Antropova

    La più difficile da raccontare attraverso una sola parola è forse Ekaterina Antropova. Potenza, altezza, servizio: una giocatrice che sembra costruita per cambiare la geometria del campo. Ma la cosa interessante è che Velasco l’ha trasformata anche tatticamente, utilizzandola da schiacciatrice in questa fase del progetto. Non è più soltanto una questione di centimetri e di palloni tirati forte: Kate sta diventando una giocatrice più completa. Contro la Polonia ha chiuso con 14 punti; contro la Svezia ne aveva messi 19.

    Stella Nervini

    Stella Nervini è invece una delle facce della nuova Italia. Vent’anni, talento e una personalità non reverenziale. È stata una delle giocatrici sulle quali Velasco ha investito di più nel processo di rinnovamento. In estate il tecnico aveva sottolineato quanto fosse importante costruire esperienza con ragazze giovani: Nervini è proprio dentro quel progetto.

    Gaia Giovannini

    Accanto a lei c’è Gaia Giovannini, schiacciatrice, un’altra interprete della generazione che avanza. Meno rumore, tanto lavoro. Ricezione, difesa, equilibrio: quelle cose che raramente finiscono negli highlights ma che permettono alle giocatrici di prima linea di fare il proprio mestiere. È una presenza che dà profondità alla squadra e che spiega perché Velasco possa permettersi di cambiare senza perdere identità.

    Merit Adigwe

    E poi c’è Merit Adigwe, una delle storie più interessanti del gruppo. È giovanissima, ma in estate ha già avuto la possibilità di misurarsi con avversarie di livello mondiale e non ha mostrato soggezione. Contro la Turchia era stata protagonista di una partita da 19 punti, con una partenza devastante al servizio. All’Europeo ha vissuto anche il suo debutto da protagonista, raccontando tutta l’emozione di esserci. È il futuro che ha già cominciato a bussare alla porta del presente.

    Ilaria Spirito ed Eleonora Fersino

    Dietro tutte loro ci sono due ragazze alle quali si chiede un impegno particolare: Ilaria Spirito ed Eleonora Fersino, i due liberi. Nessuna rincorsa da prima linea, nessun attacco da copertina. Il loro campo è quello delle traiettorie impossibili, delle pallonate da salvare quando sembrano già perse, dei centimetri guadagnati in difesa. Fersino è stata spesso il punto di riferimento della seconda linea e, contro la Svezia, ha parlato proprio di una vittoria costruita da tutta la squadra.

    Velasco ha costruito questa Italia proprio sulla possibilità di avere più soluzioni, di cambiare interpreti senza cambiare faccia. L’Europeo è cominciato con cinque vittorie nel girone, è passato attraverso le partite a eliminazione diretta e ieri ha trovato nella Polonia l’ultimo ostacolo prima della finale. Un 3-1 netto, costruito con 18 muri e con una squadra capace di reagire anche quando il terzo set aveva riaperto la partita.
    Oggi dall’altra parte della rete ci sarà la Turchia, in casa, davanti a un pubblico che proverà a trasformare Istanbul. È la squadra che ha eliminato la Serbia e che conosce bene l’Italia. Il premio non è soltanto una medaglia: c’è il titolo europeo che manca a questa generazione e c’è il primo pass per i Giochi di Los Angeles 2028.

    6 settembre 2026 ( modifica il 6 settembre 2026 | 11:42)

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