Roma, 6 settembre 2026 – La “vera guerra” è iniziata. Lo dice senza mezzi termini il ministro degli Esteri russo Sergehi Lavrov, commentando le accuse rivolte dalla Germania a Mosca sui droni all’aeroporto di Lipsia, cui è seguita la rappresaglia diplomatica di Berlino. Azioni che rappresentano, secondo Lavrov, “l’inizio di una vera guerra”.

    Nel giorno in cui la Bild racconta di un piano per costruire un “Cyberdome” in Germania, ovvero uno scudo per la guerra ibrida, Lavrov usa termini pesanti per lanciare l’invettiva su Berlino: “Hanno trovato un drone. Hanno detto che era un drone russo, ma nessuno si è preso la briga di indagare”, attacca il numero due del Cremlino. “Questo è, in linea di massima, l’inizio di una vera guerra”, dichiara in un’intervista all’agenzia della televisione di stato ripresa da Interfax.

    “Anche prima della Seconda guerra Mondiale chiudevano le missioni diplomatiche”

    E ancora: “Hanno cacciato il Consolato generale (russo) da Bonn, stanno chiudendo la Casa Russia a Berlino”, sottolinea Lavrov citando le misure di ritorsione annunciate dalla Germania. “Ricordo – aggiunge il capo della diplomazia russa – che i tedeschi chiudevano le loro missioni diplomatiche anche prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale, o, meglio, la Grande guerra patriottica”.

    Ma non è finita, perché il fronte non è aperto solo sul piano diplomatico: “Tutte queste dichiarazioni che (il cancelliere tedesco Friedrich) Merz ha fatto, secondo cui avrebbe reso di nuovo la Germania la prima potenza militare d’Europa, si stanno realizzando in pratica. Sta di fatto dichiarandoci guerra”.

    Una manifestazione per protestare contro la chiusura di Casa Russia a Berlino (Ansa)

    Una manifestazione per protestare contro la chiusura di Casa Russia a Berlino (Ansa)

    I droni a Lipsia

    La miccia a cui si fa riferimento è l’incidente dello scorso 4 agosto all’aeroporto strategico di Lipsia-Halle, hub logistico chiave utilizzato dalla Nato per far transitare gli aiuti militari destinati all’Ucraina. Le indagini dell’intelligence tedesca su un drone carico di esplosivo, rinvenuto disinnescato a ridosso di un aereo cargo ucraino della Antonov Airlines, hanno spinto il governo di Berlino ad accusare formalmente la Russia di “terrorismo di Stato” e di condurre una spietata guerra ibrida sul suolo europeo. Come immediata ritorsione diplomatica, la Germania ha disposto la chiusura del consolato russo a Bonn e del centro culturale “Casa Russia” a Berlino.

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    Un tecnico della scientifica è al lavoro insieme a un robot per lo smaltimento di ordigni esplosivi a Lipsia (AFP)

    La reazione del Cremlino

    Il Cremlino ha respinto categoricamente ogni addebito. Il presidente russo Vladimir Putin è intervenuto in prima persona definendo le accuse tedesche “assurde, infondate e fabbricate” ad arte per scopi politici interni. Secondo la presidenza russa, le prove del coinvolgimento di Mosca sarebbero state deliberatamente piazzate (“fabbricate”) dai servizi occidentali per distogliere l’opinione pubblica dalla crisi politica ed elettorale dei partiti di governo tedeschi. La diplomazia russa ha poiammonito Berlino, avvertendo che le sanzioni e le espulsioni decise rappresentano “un passo sconsiderato verso la distruzione definitiva delle relazioni bilaterali” tra i due Paesi. Le parole odierne di Lavrov rappresentano un ulteriore passo nell’escalation di tensione fra i due Paesi. 

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