Israele ha annunciato di stare effettuando alcuni raid nel sud del Libano in risposta al lancio di due droni a opera di Hezbollah contro alcuni soldati dell’Idf. Intanto le Guardie Rivoluzionarie iraniane fanno sapere di aver attaccato un drone navale statunitense che stava cercando di entrare nello stretto di Hormuz
Iran: gemelle liceali arrestate e picchiate, una condannata a morte
Due gemelle ventenni sparite da mesi sono state arrestate e picchiate da esponenti delle forze dell’ordine iraniane, e successivamente una è stata condannata a morte per impiccagione, mentre l’altra dovrà scontare 25 anni di carcere, per aver partecipato alle proteste anti-regime dello scorso gennaio. Lo riporta il Guardian, ricostruendo la vicenda di Taraneh e Romina Rahimi sulla base della testimonianza di Masoud Nourmohammadi, un loro cugino residente negli Stati Uniti. A gennaio le due sorelle, all’epoca diciannovenni e ancora studentesse liceali, sono state prelevate di notte dalle loro abitazioni da uomini incappucciati, in seguito identificati come appartenenti ai Guardiani della rivoluzione islamica. Per quattro mesi la madre delle due ragazze, Marzieh Nourmohammadi, ha cercato invano notizie delle figlie rivolgendosi a ospedali e istituzioni statali, prima di riuscire a rintracciarle in un carcere a Dowlatabad, nella città di Isfahan. Quando ha potuto visitarle in carcere, lo scorso maggio, le due ragazze erano irriconoscibili, ha spiegato il cugino alla testata, tanto che la madre “non ha riconosciuto le sue stesse figlie: erano state picchiate, con i volti gravemente gonfi, lividi su tutto il corpo, gomiti, nocche e piedi rotti, e praticamente non avevano più capelli perché venivano tirate per i capelli e trascinate da una cella all’altra. Ha scoperto che erano state tenute in isolamento”. Come racconta il Guardian, Taraneh avrebbe ricevuto dalle guardie carcerarie la minaccia di uno stupro ai danni della sorella Romina di fronte a lei in caso di mancata confessione.
Trump pubblica una mappa dell’Iran con il suo profilo
Donald Trump ha pubblicato su Truth una mappa dell’Iran “prima e dopo”. Il prima raffigura l’attuale Iran. Il dopo l’Iran assume il profilo di Trump, incluso un ciuffo di capelli sporgenti.

Violenze, furti, demolizioni. A volte anche gli omicidi. Come gli altri residenti di Umm al-Khair, la famiglia di Salem al-Hathaleen ha imparato a prepararsi al peggio. Non poteva tuttavia immaginare che il cortile potesse trasformarsi in una “zona militare chiusa”. Da due mesi una bandiera israeliana è piantata a due metri dal muro di casa. Quando la moglie di Salem, Ikhlas, apre la finestra della stanza da letto, le pare quasi di toccarla. A venti metri sorgono le case mobili dei coloni. I loro nuovi dirimpettai non si vedono. Ma da quelle finestre, nel silenzio, la famiglia Hathaleen sente i loro occhi addosso.
Il solo bagno per i 14 membri della famiglia, costruito nel giardino, è da due mesi circondato da filo spinato. Da quando, a fine giugno, l’esercito è intervenuto per sedare l’ennesimo attacco dei coloni, tutto il cortile è stato dichiarato zona militare. Quindi anche la toilette. Da due mesi gli Hathaleen devono attraversare la strada e rivolgersi ai vicini. Anche la notte. Possono nutrire e abbeverare gli animali, anch’essi nel giardino, solo ogni tre giorni. Se va bene.

