TARANTO – Taranto ha appena spento le luci sui Giochi del Mediterraneo e il nome di Massimo Ferrarese è già proiettato verso Pristina 2030. A disegnare questo scenario è oggi il quotidiano Il Messaggero che, in un articolo firmato da Massimo Boccucci, dedica un passaggio significativo al presidente del Comitato organizzatore e Commissario straordinario dell’edizione tarantina, indicandolo come una figura che potrebbe mettere la propria esperienza a disposizione del Kosovo.

    Il titolo scelto dal quotidiano è eloquente: “Giochi del Mediterraneo, Ferrarese pronto a dare una mano al Kosovo. Fidal in campo per gestire due impianti”. E proprio nel passaggio dedicato al Commissario si legge:

    “Il futuro dei Giochi del Mediterraneo dopo Taranto 2026 sta in due primi passaggi. Massimo Ferrarese, presidente del Comitato organizzatore e commissario straordinario, considerato il grande vincitore per essere riuscito a prendere in mano la situazione e a far partire la manifestazione dopo tantissimi timori, tornerà utile al Comitato Internazionale dei Giochi e al Kosovo per la prossima edizione che si svolgerà a Pristina nel 2030. Il sindaco Përparim Rama ha già preso contatti e il coinvolgimento dell’imprenditore è un punto di partenza”.

    Uno scenario che nasce da un rapporto realmente consolidato, ma che Ferrarese tiene a ricondurre nei suoi confini. Il Commissario conferma infatti l’ottima intesa con il sindaco di Pristina, Përparim Rama, conosciuto e incontrato anche a Taranto durante la giornata conclusiva della manifestazione.

    Di Rama, Ferrarese ha maturato un giudizio particolarmente positivo. Non soltanto un politico di livello, ma un tecnico esperto (è architetto, ndr), determinato e capace, con il quale il confronto sui Giochi e sulle difficoltà legate alla realizzazione delle infrastrutture è stato immediato e concreto.

    Proprio durante l’incontro avvenuto a Taranto, Ferrarese ha messo a disposizione una parte dell’esperienza maturata nella corsa contro il tempo che ha caratterizzato la preparazione dell’edizione italiana. Qualche consiglio lo ha già dato, soprattutto sulla necessità di muoversi il prima possibile per anticipare i tempi legati alla costruzione degli impianti e non ritrovarsi a dover concentrare una mole enorme di lavoro nella fase finale.

    È il patrimonio di conoscenze accumulato in anni difficili, nei quali il progetto Taranto 2026 è passato attraverso ritardi, timori e ostacoli prima di arrivare a una manifestazione capace di cambiare volto alla città e a numerosi impianti sportivi.

    Ma da qui a immaginare Massimo Ferrarese pronto a trasferire in Kosovo il modello costruito a Taranto, il passo è troppo lungo.

    Il Commissario non chiude certamente la porta alla collaborazione e al confronto, altra cosa, però, sarebbe immergersi nuovamente in un’avventura totale, assumendo sulle proprie spalle un impegno paragonabile a quello appena concluso.

    “Sono stati anni di impegno totale, di grande sacrificio e di determinazione assoluta per consentire a Taranto di ospitare questo evento straordinario. Ma nella mia vita ho fatto sempre quello che è riuscito a far scattare una molla che mi dava motivazioni straordinarie. Chiarisco che tranne una battuta sull’argomento e un consiglio dato non mi è stato chiesto null’altro, ma non riuscirei mai a trovare le stesse motivazioni in un altro Paese che non sia l’Italia”, spiega Ferrarese.

    È forse questo il punto che meglio racconta il lato meno visibile di una vicenda letta per anni attraverso cronoprogrammi, cantieri, finanziamenti, gare d’appalto e scadenze. Taranto per Ferrarese non è stata soltanto una missione amministrativa. È diventata una sfida personale, affrontata con una pressione crescente man mano che il tempo diminuiva e aumentavano i dubbi sulla possibilità di arrivare realmente pronti all’appuntamento.

    Alla fine i Giochi sono partiti e si sono conclusi lasciando dietro di sé un patrimonio di infrastrutture e una città che per giorni ha respirato un’atmosfera internazionale.

    Ma c’è soprattutto un’immagine che difficilmente può essere racchiusa in un rendiconto o in un bilancio: il tributo d’affetto ricevuto da Ferrarese durante la cerimonia di chiusura.

    Quell’abbraccio arrivato dagli spalti e dalla città è rimasto negli occhi e nel cuore del Commissario. Dopo anni trascorsi sotto pressione, spesso al centro di polemiche e confronti durissimi, quel momento ha rappresentato il riconoscimento umano di un percorso che sembrava quasi impossibile quando Ferrarese prese in mano l’organizzazione e la realizzazione delle opere.

    Ed è proprio qui che la prospettiva del Kosovo assume un significato diverso. Aiutare Pristina sì, mettere a disposizione esperienza e suggerimenti certamente. Ma cercare altrove la stessa sfida vissuta a Taranto è un’altra cosa.

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