Divieto di indossare copricapi islamici in tutte le scuole del paese, pubbliche e private, per le ragazze che hanno meno di 14 anni: è quanto prevede la legge approvata in dicembre scorso dal parlamento austriaco che entra in vigore proprio in questi giorni con l’apertura dell’anno scolastico. Il divieto è assoluto – vale cioè tanto per l’hijab (che copre solo la testa ma non il viso) come per coperture più ampie come il burqa – e sarà compito degli insegnanti farlo rispettare, anche attraverso una serie di colloqui con la studentessa e i suoi tutori legali. In caso di violazioni ripetute, la legge dispone che vengano informati i servizi sociali e prevede anche sanzioni fino a 800 euro. Alcuni insegnanti hanno comunque espresso preoccupazione all’idea di dover imporre il rispetto del divieto.

    La storia della legge

    Nel 2020, la Corte costituzionale austriaca aveva annullato una precedente legge che vietava copricapi religiosi ai bambini e alle bambine delle scuole elementari in quanto contraria al principio di neutralità religiosa del paese, invitando il Parlamento e il Governo a elaborare una serie di politiche per prevenire il bullismo basato sul genere o sulla religione. La legge approvata è stata promossa dalla coalizione al governo, composta dal partito di centrodestra dei Popolari (ÖVP), dai Socialdemocratici (SPÖ) e dal partito centrista NEOS, ma è stata sostenuta anche dal Partito della Libertà (FPÖ), di estrema destra. Gli unici a opporsi alla legge, in parlamento, erano stati i Verdi dicendo che avrebbe alimentato episodi di odio nei confronti della comunità musulmana austriaca.

    “Chiaro impegno per la parità di genere”

    Per i promotori invece la legge rappresenta un “chiaro impegno per la parità di genere” ed ha lo scopo di tutelare i diritti delle ragazze, visto che, come affermato dalla ministra dell’Integrazione Claudia Bauer, di ÖVP, il velo è “un segno di oppressione e un mezzo per controllare le ragazze fin dalla più tenera età”.

    Per Carla Amina Baghajati, dell’associazione islamica austriaca IGGÖ, il divieto invece viola i diritti fondamentali delle persone musulmane e alimenterà divisioni nella società. Secondo Baghajati “anziché proteggere le bambine, il divieto prende di mira una specifica pratica religiosa e rischia di escludere proprio quelle persone che afferma di voler tutelare”.

    Come funziona nel resto d’Europa?

    La decisione del parlamento austriaco si va ad inserire in un quadro europeo molto frastagliato, dove si passa dalla massima tutela della libertà individuale e collettiva di culto, fino a restrizioni e divieti particolarmente serrati. Non esiste infatti una disciplina comune dell’Unione europea: alcuni Stati hanno introdotto un divieto generale di coprire il volto, altri hanno scelto restrizioni limitate a determinati luoghi, mentre altri ancora lasciano ampio spazio alle autorità locali.

    Recentemente in Portogallo il presidente António José Seguro ha promulgato la cosiddetta “legge del burqa”, approvata dal Parlamento il 17 luglio su iniziativa del partito di destra radicale Chega che vieta gli indumenti destinati a nascondere il volto negli spazi pubblici e prevede multe fino a 3.000 euro nei casi più gravi.

    Ma è stata la Francia il primo Paese europeo a introdurre un divieto generale della dissimulazione del volto negli spazi pubblici, con la legge dell’11 ottobre 2010, entrata in vigore nel 2011. La norma non cita espressamente il burqa o il niqab: vieta qualsiasi abbigliamento destinato a rendere il volto non riconoscibile. Il divieto riguarda strade, negozi, ristoranti, stazioni, aeroporti, trasporti pubblici e altri luoghi aperti al pubblico. Sono previste eccezioni, tra cui alcune esigenze sanitarie, professionali o di sicurezza. La sanzione ordinaria è una multa di 150 euro, che può arrivare fino a 1.500 euro nei casi previsti dalla legge, con la possibilità di un corso di cittadinanza.

    Anche il Belgio ha introdotto nel 2011 un divieto di coprire completamente o principalmente il volto nei luoghi accessibili al pubblico. In questo caso il provvedimento, che prevede una multa, non è formulato esclusivamente in riferimento agli indumenti religiosi, ma riguarda qualsiasi abbigliamento che renda una persona non identificabile.

    La Danimarca e il Lussemburgo hanno introdotto nel 2018 un divieto delle coperture del volto negli spazi pubblici. La norma non prende di mira esclusivamente il velo islamico, ma qualsiasi indumento che renda il volto non riconoscibile. Nei Paesi Bassi invece la scelta è stata più circoscritta. Dal 2019 è vietato coprire il volto in determinati contesti, tra cui trasporti pubblici, scuole, ospedali e istituzioni pubbliche. In Bulgaria il divieto dei veli che coprono integralmente il volto risale al 2016. Burqa e altri indumenti analoghi non possono essere utilizzati negli spazi pubblici, mentre restano consentiti nelle abitazioni private e nei luoghi di culto.

    Tra i paesi permissivisti spicca la Svezia dove non esiste un divieto nazionale del velo islamico o della copertura del volto paragonabile a quelli adottati da Francia, Belgio o Austria. Nel corso degli anni alcune amministrazioni locali hanno tentato di introdurre restrizioni, soprattutto nel settore scolastico, alimentando un dibattito sul rapporto tra libertà religiosa, integrazione e parità di genere. Allo stesso modo la Grecia non ha introdotto un divieto nazionale generalizzato del velo islamico, in quanto la legislazione tutela la libertà religiosa e vieta le discriminazioni, ma le regole interne di determinate istituzioni possono creare situazioni controverse.

    In Germania non c’è un divieto nazionale generalizzato del burqa negli spazi pubblici paragonabile a quello francese. Esistono però restrizioni specifiche. Alcune riguardano dipendenti pubblici, professioni particolari, scuole o determinate situazioni nelle quali il volto deve essere visibile per ragioni di sicurezza o identificazione. C’è poi il caso spagnolo, dove per anni non c’è stato un divieto nazionale specifico del burqa o del niqab, lasciando ampio spazio alle amministrazioni locali e alle singole istituzioni.

    E in Italia?

    E l’Italia? In Italia non esiste una legge che vieti specificamente burqa o niqab per motivi religiosi.La questione viene affrontata soprattutto attraverso la normativa sulla pubblica sicurezza. La legge n. 533 del 1977, intervenuta nel contesto della lotta al terrorismo, ha introdotto restrizioni sulla possibilità di rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luoghi pubblici.

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