«Non abbiamo piani aggressivi contro l’Europa»; ci sono «azioni concrete» che possono attuare gli Stati Uniti per porre fine al conflitto in Ucraina; la recente missione degli emissari Usa, Witkoff e Kushner, ad Est è stata «positiva».
In sintesi questo ha detto il presidente russo Vladimir Putin a Donald Trump nel corso di una telefonata, su iniziativa del Cremlino, durata circa un’ora. A riferirlo è stato il consigliere presidenziale, Jurij Ushakov, che ha aggiunto: «Il colloquio tra i leader è stato franco e costruttivo». Il capo della Casa bianca ha osservato che Mosca potrebbe trarre grandi vantaggi dalla conclusione delle ostilità. «La sua fine – sempre stando alle parole di Ushakov – aprirebbe immediatamente prospettive notevoli e di vasta portata per il pieno ripristino delle relazioni tra Stati Uniti e Russia». Putin avrebbe appoggiato l’approccio del collega americano, che pretende una «svolta» nella crisi.
Il futuro
Dopo mesi la diplomazia dei leader si è quindi rimessa in moto. «Posso confermare – ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri ucraino – che è stato raggiunto un accordo preliminare per un incontro entro la fine di questo mese» tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky. I due potrebbero vedersi, ad esempio, a margine dell’81esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che ieri si è aperta a New York. Zelensky spera, «attorno al 20 settembre», di poter discutere, tra le altre cose, della fornitura di missili Usa antiaerei. «Hanno ascoltato (Witkoff e Kushner, ndc) nel dettaglio di cosa abbiamo bisogno – ha aggiunto il presidente ucraino – e quando ne abbiamo bisogno».
L’Europa
A questo proposito anche gli europei si stanno muovendo. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato l’intesa tra i 27 sulla deroga per l’acquisto dei Patriot per Kiev. «La prossima erogazione di 3,2 miliardi di euro – ha scritto in un post – consentirà all’Ucraina di proteggere meglio i propri cieli dagli attacchi indiscriminati della Russia». La Germania sta prendendo l’iniziativa. «Ho deciso – ha reso noto il suo ministro della Difesa, Boris Pistorius, – di fornire all’Ucraina i missili intercettori Pac-2, di cui c’è urgente bisogno, attingendo dalle scorte della Bundeswehr». Insieme a Berlino, anche Londra fa la sua parte. «Nell’ambito dell’impegno ad assistere l’Ucraina nella difesa della sua libertà e sovranità – si legge in una nota del governo britannico – il Regno Unito invierà sistemi missilistici antiaerei, proiettili di artiglieria di grosso calibro e droni entro l’inverno». Inoltre Londra continuerà a fornire a Kiev droni: 25 mila dei 120 mila droni previsti sono già stati consegnati. Secondo il ministro della Difesa ucraino Khmara, Kiev necessita attualmente di 300 missili Patriot dagli arsenali alleati, 500 missili aria-aria, nonché di sistemi di difesa aerea portatili (ManPads) e di 2 miliardi di dollari per i droni.
Tornando al fronte diplomatico, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha evidenziato in un’intervista che «il nocciolo della questione si basa sulla posizione che Trump ha esposto sulla crisi ucraina non appena è tornato nello Studio Ovale». Ossia «in primo luogo Trump ha detto di smetterla di cercare di coinvolgere l’Ucraina nella Nato. La questione è chiusa e non bisogna cercare di riaprirla. Gli Stati Uniti riconoscono la realtà sul campo di battaglia».
Lo scenario
Stando a voci insistenti riprese dalla stampa a Kiev, il prossimo trilaterale tra Russia, Ucraina e Stati Uniti dovrebbe svolgersi negli Emirati Arabi, in Turchia o in Svizzera dopo le legislative della Duma previste dal 18 al 20 settembre. Non è stata ancora fissata una data. Come atto di buona volontà, viene ipotizzato, i belligeranti potrebbero definire una sorta di tregua sui siti energetici, ossia il divieto di bombardare le infrastrutture collegate a elettricità e a riscaldamento. La diplomazia federale sta, intanto, lavorando ad un possibile incontro a tre – Putin, Trump e il cinese Xi Jinping – a margine del summit Apec in programma a metà novembre. Il Cremlino tenta così di riprendere l’iniziativa e mostrare alla propria opinione pubblica la propria buona volontà a chiudere il conflitto. La conversazione telefonica tra Putin e Trump è avvenuta mentre terminava la tregua di tre giorni per la visita della missione Usa ad Est. A Kiev i nuovi bombardamenti hanno provocato la morte di tre persone e il ferimento di altre 25; in Russia 6 civili hanno perso la vita. Il ministero della Difesa russo ha assicurato che il suo attacco contro Kiev è stato «massiccio» e che gli obiettivi colpiti facevano parte del sistema industriale militare.
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