L’emisfero Sud lascia spazio

    A rendere lo scenario più favorevole contribuisce anche la progressiva uscita dal mercato delle produzioni dell’emisfero Sud. In particolare, il Cile sta chiudendo la propria stagione export prima dell’ingresso pieno delle produzioni europee, creando una finestra interessante per il prodotto dell’emisfero Nord. “I principali mercati internazionali stanno tornando a guardare verso Europa e Mediterraneo per ricostruire i programmi di approvvigionamento”, spiega De Nadai. “Questo può attenuare, almeno nella prima fase della stagione, l’effetto di una produzione europea abbondante”.

    Il rischio non è avere troppa frutta, ma partire troppo presto

    Paradossalmente, il maggiore pericolo per il kiwi europeo potrebbe quindi non essere l’eccesso di produzione. Potrebbe essere la fretta. “Di fronte a una Grecia con volumi record e alla tensione che accompagna ogni inizio di campagna, la tentazione di anticipare raccolta e commercializzazione per prendere posizione sul mercato sarà forte. Ma sarebbe probabilmente l’errore più costoso”.

    Il kiwi, sottolinea De Nadai, continua a dimostrare che il suo valore commerciale si costruisce prima di tutto in campo e al momento dello stacco. “Sostanza secca, grado Brix, durezza, uniformità e corretta maturità fisiologica determinano non soltanto la qualità percepita dal consumatore, ma anche la capacità di arrivare lontano e di prolungare la stagione commerciale”.
    Con più prodotto disponibile, il mercato diventerà inevitabilmente più selettivo. “E quando aumenta la selettività, la frutta mediocre diventa improvvisamente abbondante, mentre quella realmente buona può diventare relativamente scarsa”.

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