Da una parte lo sforzo diplomatico per un cessate il fuoco da parte dei leader europei, tra loro la premier Giorgia Meloni, dall’altra bombardamenti continui. Preso di mira anche il presidente Zelensky, il cui aereo diretto in Norvegia per i funerali di re Harald V è stato sfiorato in Moldova da un drone. È stato il premier norvegese Jonas Gahr Store a rivelare la tragica realtà di un conflitto tutt’altro che concluso: mentre stava per decollare dalla Moldavia per Oslo, l’aereo di Volodymyr Zelensky «è stato quasi colpito da un drone», ha riferito il leader nordeuropeo all’emittente pubblica norvegese Nrk, prima di un’amara considerazione: «Questa è la realtà con cui si deve confrontare». Sempre ieri i russi avrebbero colpito un centro commerciale a Sumy (tre sarebbero rimasti feriti), mentre gli ucraini una fabbrica nella regione dello Jamal’. Soprattutto, ieri sono stati due gli attacchi con i droni contro la capitale Kiev. Uno di questi ha provocato un morto e tre feriti. Nel frattempo come riferito dallo stesso Zelensky l’Ucraina ha bombardato il porto sul mar Nero di Novorossijsk. Un’unità lanciamissili avrebbe riportato gravi danni. E ancora: il ministero della Difesa russo ha comunicato di aver abbattuto 108 droni nemici in diverse regioni del Paese.

    Le pressioni

    Giorgia Meloni e il presidente finlandese Alexander Stubb sono fra i leader europei che chiedono un cessate il fuoco immediato «invero per far guadagnare tempo» all’Ucraina e «Zelensky non tenta nemmeno di nasconderlo». Kiev è infatti in difficoltà e sta cercando ovunque missili Patriot per la sua difesa anti-aerea. Questo ha detto Serghej Lavrov nel corso di una intervista televisiva al programma “Il Grande Gioco” in onda sul Primo canale.

    Mosca torna, quindi, a criticare l’Italia e la sua linea sulla crisi ad Est. Certe richieste, per il capo della diplomazia federale, non rappresentano un vero desiderio di pace, ma celano altri propositi. Secondo Lavrov «la maggior parte di coloro, che adesso lanciano appelli ad una tregua – una volta fermati i combattimenti -, non riconosceranno ciò che la Russia controlla attualmente». Il ministro degli Esteri russo boccia poi la proposta, sostenuta dall’Italia, di applicare all’Ucraina – dopo la fine del conflitto – garanzie paragonabili all’articolo 5 della Nato. Per il Cremlino, sostiene Lavrov, «non può assolutamente esserci alcuna ipotesi che, di fatto, riproduca l’adesione alla Nato senza formalizzarla giuridicamente».

    I contatti

    Continuano nel frattempo i contatti, per concretizzare il rilancio dell’azione diplomatica dopo la missione Usa a Mosca e a Kiev nello scorso weekend. «Una roadmap negoziale – ha rivelato il segretario di Stato americano Rubio – sarà presto definita». Il consigliere presidenziale russo Ushakov ha affermato che il prossimo trilaterale (Russia, Ucraina e Stati Uniti) dovrebbe tenersi ad Abu Dhabi, poiché è «la sede più adatta». Chi rappresenterà Washington a tale appuntamento non è ancora chiaro. Pare che i due emissari Witkoff e Kushner, appena recatisi a Mosca e a Kiev, saranno sostituiti dal direttore della Cia, John Ratcliffe. Ma a tenere banco è anche il possibile summit tra Vladimir Putin e Donald Trump, a margine del vertice Apec di novembre, e quello tra Volodymyr Zelensky e sempre il capo della Casa bianca, la cui data sarebbe già stata fissata verso la fine del mese. Le diplomazie stanno lavorando duramente al riguardo.

    Ma il Cremlino è davvero intenzionato a negoziare ora seriamente? In tanti si pongono questa domanda. L’agenzia Bloomberg riferisce che funzionari europei e statunitensi si sarebbero rassegnati alla prospettiva che la tragedia russo-ucraina proseguirà anche nel 2027; la missione Usa ad Est, voluta da Donald Trump, non ha prodotto alcun passo avanti nei colloqui. Il Cremlino progetterebbe di bombardare duramente le infrastrutture energetiche ucraine in inverno per tentare di mettere in ginocchio Kiev e porre alla prova indirettamente anche l’Unione europea e il Regno Unito. Ma Putin si limiterà all’Ucraina o tenterà in un futuro prossimo di giocare su qualche altro teatro? Il ministro della Difesa tedesco Pistorius, ad esempio, non si fida. «Mosca – ha osservato in un discorso al Bundestag – destina gran parte del proprio bilancio a rifornire le proprie scorte in vista di futuri conflitti, non a schierare armi sul fronte ucraino. In media, solo 80 dei 150 missili a corto e medio raggio che la Russia è in grado di produrre ogni mese vengono dispiegati in Ucraina».


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