Roma, 10 settembre 2026 – Alla Russia conviene testare la Nato con sabotaggi, provocazioni e operazioni ibride, che imbarcarsi una vera e propria guerra con l’Alleanza, ma se optasse per il conflitto diretto è la Lettonia il punto debole del Vecchio Continente. In breve è l’analisi di Stefan Hedlund, professore emerito di Russian Studies all’Università di Uppsala, che vede nei Paesi baltici il luogo in cui Mosca potrebbe decidere di agire.

Confine tra Lettonia e Bielorussia
Lettonia tallone d’Achille della Nato
Hedlund, in un’analisi pubblicata da GIS Reports, vede nella Lettonia il tallone d’achille della Nato e dell’Europa, sia dal punto di vista geografico, essendo il più vulnerabile dei tre Stati baltici, che politico, come obiettivo strategico di Mosca che offrirebbe anche una giustificazione a un’invasione convenzionale: la presenza di una numerosa minoranza etnicamente russa e di molti russofoni.

A Putin conviene la guerra ibrida
Ma per l’esperto al Cremlino conviene continuare a operare nella ”zona grigia”, aumentando progressivamente la pressione sui Paesi che sostengono l’Ucraina, e ogni tanto verificare fin dove possa spingersi senza provocare una risposta militare dell’Alleanza. La strategia di Putin è ormai chiara, sabotaggi a infrastrutture, danneggiamento di cavi sottomarini, interferenze Gps, droni su aeroporti e installazioni sensibili e altre provocazioni forniscono un duplice vantaggio: aumentare il costo del sostegno a Kiev e contemporaneamente raccogliere informazioni sulle vulnerabilità e sui meccanismi di risposta dei Paesi Nato. In questo senso, secondo Hedlund, i segnali non mancano, visti gli incidenti con i cavi sottomarini che collegavano Estonia e Lettonia sono verso Finlandia e Svezia, le pattuglie russe che hanno rimosso boe di confine con l’Estonia sul fiume Narva e i palloni apparsi nei cieli lituani che hanno bloccato più volte il traffico aereo di Vilnius.

Confine tra Lettonia e Bielorussia
In caso di guerra la Lettonia è la più esposta
Ma in caso di guerra è proprio la Lettonia ad offrire un territorio militarmente più esposto con circa 280 chilometri di confine con la Russia e 173 con la Bielorussia, con pochi ostacoli naturali. Riga lo sa e ha iniziato a realizzare di una fascia difensiva profonda fino a 30 chilometri con fossati anticarro, mine, ”denti di drago”, bunker e sistemi di sorveglianza, per difendersi da una possibile aggressione russa.

Denti di drago anti carro armato
In Lettonia numerosa minoranza russa e simpatie per Mosca
Inoltre la Lettonia garantirebbe a Mosca anche una giustificazione politica all’azione militare grazie alla presenza di una numerosa minoranza russa, accanto a una popolazione russofona più ampia. Ad esempio nel Latgale, la regione orientale al confine con Russia e Bielorussia, la minoranza russa costituisce più di un terzo della popolazione. A Daugavpils sono i più numerosi. Quindi, come visto nel Donbass nel 2014, Mosca potrebbe tentare una destabilizzazione, un’insurrezione alimentata da cellule e agitatori filorussi, accompagnata dalla propaganda sulla presunta persecuzione della popolazione russofona e dalla proclamazione di una ”Repubblica popolare del Latgale”.
La reazione di Riga offrirebbe il pretesto a Mosca
E una reazione delle autorità lettoni a quel punto offrirebbe al Cremlino il pretesto per bombardamenti oltre frontiera e una limitata incursione militare, nella speranza che le forze Nato evitino di colpire direttamente il territorio russo.

Eurofighter italiani in missione Nato
Una reazione Nato però mette a rischio Kaliningrad
Ma è qui il primo inconveniente di uno scontro diretto: la Lettonia ospita un battlegroup Nato a guida canadese, e una incursione russa potrebbe provocare una risposta militare dell’Alleanza, mettendo a rischio anche l’exclave russa di Kaliningrad.
Alla strette Putin potrebbe attaccare la Lettonia
Quindi secondo Hedlund la guerra ibrida e i sabotaggio sono ancora l’opzione più saggia per Putin, ma se si trovasse in difficoltà potrebbe scegliere una via più rischiosa e mettere alla prova la credibilità della deterrenza Nato direttamente sfondando in Lettonia.
