Monsignor Pavlo Honcharuk, pastore della diocesi ucraina tra le più colpite da violenze e bombardamenti, ricevuto oggi nel Palazzo Apostolico da Leone XIV. “Ho ringraziato il Santo Padre per la sua preghiera e la sua sollecitudine e per l’aiuto nel liberare i prigionieri e far tornare i bambini. L’ho invitato in Ucraina”
Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
“Facciamo tutto ciò che possiamo per far finire questa guerra”. Si dice consolato dalle parole confidategli questa mattina da Papa Leone XIV, monsignor Pavlo Honcharuk, vescovo di Kharkiv-Zaporizhia. Due città dell’Ucraina i cui nomi sono tristemente noti alle cronache mondiali, essendo tra le più vicine al confine russo e dunque tra i centri maggiormente bersagliati dalle violenze e brutalità causate da un conflitto che sembra non avere più fine. Descrive infatti Kharkiv come un “fuoco”, “l’epicentro” della guerra, monsignor Honcharuk, ricevuto questa mattina, 11 settembre, nel Palazzo Apostolico vaticano.
Accoglienza calorosa
“Il Papa ci ha accolto con cuore aperto e tutta l’udienza è stata molto molto calorosa”, spiega in un’intervista con i media vaticani che lo ospitano nella sede di Palazzo Pio. Parla al plurale, il presule, perché non era presente solo lui all’udienza di circa un’ora con Leone. Nella delegazione c’erano infatti don Volodymyr Kyrylyuk, rettore del seminario della Diocesi di Kamyanets-Podilskyi dei Latini e cappellano volontario in un’unità di soldati a cui offre sostegno pastorale, oltre che membro della Commissione per la Pastorale militare all’interno della Conferenza dei Vescovi Latini in Ucraina. Presenti pure suor Nelia Kutsak, membro della stessa Commissione, e la signora Tatiana Goncharuk, psicologa, entrambe dal 2014 al servizio dei soldati e delle famiglie dei caduti e pure insegnanti della Scuola di preparazione dei cappellani.
Nuovo appello del Pontefice, dopo la preghiera mariana di questa prima domenica di settembre, a mettere fine alla violenza, ad “aprire i cuori al dialogo e alla pace”. …
Il grazie al Papa
“Si sono tutti presentati al Papa e hanno chiesto una benedizione per il loro servizio”, spiega monsignor Honcharuk. “Abbiamo accolto questa benedizione del Santo Padre non solo per noi, ma per tutti coloro che lavorano per salvaguardare le vite umane”. Da parte sua, il vescovo dice di aver ringraziato più volte il Papa: “L’ho ringraziato per la sua preghiera, per la sua sollecitudine, per tutto quello che fa per sostenere il nostro Paese. E anche per l’aiuto nel liberare i nostri prigionieri e far tornare i bambini. Ho detto che contiamo su questa preghiera e sostegno perché sono di grande supporto per noi”.
Invito in Ucraina
Non ha mancato Honcharuk anche di ribadire l’invito al Papa a recarsi in Ucraina: “Sarebbe un grande segno per noi. In quel caso, gli ho detto, dovrà venire a Kharkiv”.
Intanto nella sua diocesi e tra la sua gente, stremata da bombardamenti e violenze, il vescovo porta le parole riferitegli dal Pontefice: “Ha detto che facciamo tutto ciò che possiamo per far finire questa guerra. Che c’è un grande lavoro in questa direzione” dal punto di vista diplomatico e spirituale. “Per noi questo è importante perché ci fa capire che non siamo soli, che il mondo vede chiaramente chi è la vittima e chi l’aggressore”.
Importanti, in questo senso, anche le visite di questa estate in Ucraina del segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, monsignor Paul Richard Gallagher, e del cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI. “Dimostrano che la Sede Apostolica fa tutti gli sforzi che gli sono possibili. Cioè, usano tutto ‘l’arsenale’, tutti gli strumenti in loro possesso, per promuovere questa causa”.
In un incontro al Meeting di Rimini intitolato “La speranza per l’Ucraina”, le testimonianze della scrittrice Yaryna Grusha e del vescovo latino di Kharkiv-Zaporizhzhia, Pavlo …
Morte e paura
Lo sguardo del vescovo cambia alla domanda su come si vive oggi a Kharkiv, dove i morti sono migliaia, non si contano i feriti e i raid non lasciano tregua (uno degli ultimi, l’8 settembre scorso). “È una domanda molto semplice e molto complicata”, ribatte. Semplice perché vediamo cosa succede. Complicato perché vediamo continui bombardamenti contro i civili, contro i magazzini, una vera macchina della morte. Molta gente muore, muoiono i bambini, gli abitanti perdono le case. Sembra davvero uno sterminio della gente in Ucraina”.
Per Honcharuk, da parte dell’aggressore sembra esserci un “desiderio di eliminare”. Duro il suo giudizio anche su tutte le ultime trattative che interessano l’Ucraina, tra la missione degli inviati Usa a Mosca e Kyiv, i colloqui tra Trump e Putin, le apparenti aperture del presidente russo e le dichiarazioni del presidente ucraino Zelensky sulla possibilità di compromessi solo se Mosca cederà qualcosa. “È un gioco”, afferma il pastore di Kharkiv. “Se fosse possibile fare tutto questo, si sarebbe già fatto”. Non è “come un gioco di calcio” la guerra in Ucraina, sottolinea il presule: “Non dobbiamo vedere chi ha vinto e chi ha perso”. C’è gente che muore, che sarà segnata a vita e che ha il terrore che “c’è chi vuole entrare nella nazione per eliminarla”. “È proprio una semina della paura e della morte”.
L’augurio che finisca presto la guerra
Augurio di monsignor Honcharuk è allora che “la guerra finisca al più presto”. “Chiediamo a Dio che il Suo amore entri nel cuore di tutti. Perché se l’amore di Dio entra nel mio cuore, eleva la mia dignità. E solo quando come uomo sento la mia dignità, posso vedere la dignità dell’altro. Tutte le guerre iniziano quando l’uomo è senza cuore…”.
