di
Salvatore Riggio
La Federcalcio romena introduce un protocollo in tre fasi per tutelare i giovani calciatori dalle intemperanze degli adulti. Previsti lo stop del match, il rientro negli spogliatoi e, nei casi più gravi, la sconfitta a tavolino con maxi multe per i club
Quando le urla dei genitori sovrastano il fischietto dell’arbitro e la passione dei bambini sfocia in un clima insostenibile, l’unica soluzione è fermare tutto. In Romania la Federcalcio ha deciso di adottare una linea decisamente rigorosa per restituire al calcio giovanile la sua natura originaria di festa ed esperienza educativa. Il provvedimento, ribattezzato «cartellino nero», non prevede davvero un nuovo cartellino appunto, ma introduce un protocollo strutturato in tre fasi progressive per tutelare i piccoli atleti dai 6 ai 16 anni dalle intemperanze degli adulti sugli spalti.
La nuova procedura dà potere pieno al direttore di gara per arginare ingiurie e proteste. Inizialmente, di fronte a comportamenti sconvenienti, l’arbitro sospende la sfida e sollecita i tecnici delle due squadre a intercedere direttamente presso le rispettive tifoserie. Gli allenatori assumono così un ruolo chiave di mediazione, sfruttando la conoscenza diretta delle famiglie per riportare la calma. Qualora l’invito al dialogo fallisca, scatta la seconda fase: il gioco si interrompe per dieci minuti e i bambini vengono mandati negli spogliatoi. Non si tratta di una punizione per i piccoli calciatori, bensì di una pausa di riflessione offerta al pubblico, accompagnata da annunci al microfono laddove l’impianto lo consenta.
Se al rientro in campo le intemperanze proseguono, l’arbitro può decretare la fine anticipata del match, previa valutazione delle condizioni di sicurezza generali. In questo caso, la società responsabile va incontro alla sconfitta a forfait e a sanzioni pecuniarie progressive: una multa iniziale di 400 euro, destinata a raddoppiare in caso di successive recidive.
L’iniziativa della Federcalcio rappresenta un radicale cambio di paradigma per lo sport giovanile. L’obiettivo primario non è infliggere penalità fine a se stesse, ma lanciare un messaggio forte e inequivocabile: se gli adulti trasformano una partita di bambini in un’arena tossica, il calcio si ferma senza esitazioni. La priorità assoluta torna a essere la serenità dei più piccoli.
12 settembre 2026 ( modifica il 12 settembre 2026 | 09:49)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
