BELLUNO – Non cessano le polemiche sulla marchiatura degli ovicaprini attraverso il bolo ruminale. Il senatore di Fratelli d’Italia, Luca De Carlo fa sapere: «Ho già interessato il Ministero della Salute, fenomeno da approfondire». Nel frattempo la Confederazione italiana agricoltori (Cia) del Veneto ha già scritto alla Regione. Lo conferma il direttore Maurizio Antonini: «Abbiamo chiesto la possibilità di avere deroghe. Le domande che ci pongono i nostri iscritti sono specifiche: se un capo muore perché il bolo va da una parte anziché dove deve stare, chi risponde? Bisogna formare e informare, dobbiamo accompagnare i nostri allevatori e pastori a queste novità».
APPROFONDIMENTI
Bolo in ceramica: animali morti soffocati
La Cia di Belluno rincara la dose. «Un terzo delle pecore muore per soffocamento al momento del posizionamento del bolo, un cilindro in ceramica della grandezza di un dito, previsto dalla nuova normativa regionale sui contrassegni degli ovicaprini». L’allarme è lanciato: «La situazione sta diventando drammatica, i numeri dei decessi sono a dir poco preoccupanti. Accade tutto questo nonostante l’operazione sia eseguita da veterinari autorizzati dalle diverse Ulss». Non solo. In alcuni casi, dopo qualche giorno «vi sono degli animali che vomitano il bolo, mentre in altri si altera l’attività del rumine, creando malessere nell’animale. Sono stati inoltre certificati casi di rallentamento della crescita delle agnelle», oltre che la perdita di efficacia dello strumento a causa di non meglio precisate smagnetizzazioni.
Come si marchiava il bestiame prima
«Fino a qualche mese fa – sottolinea il direttore della Cia Belluno, Fabrizio Bez – gli ovicaprini venivano contrassegnati con apposite marche auricolari su entrambe le orecchie; in una di esse veniva inserito il microchip». Sebbene non vi fosse l’urgenza di cambiare tale metodo, la Regione ha recepito una norma che prevede, per l’appunto, un bolo in ceramica da inserire nel rumine, accompagnato da una sola marca auricolare semplice. «Gli allevatori sono profondamente contrariati – osserva il presidente di Cia Belluno, Rio Levis – Chiediamo all’amministrazione regionale di fare un passo indietro, tornando al vecchio sistema di marcatura». Il senatore Luca De Carlo, presidente della Nona Commissione del Senato – Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, entra nella discussione aperta in Veneto sul nuovo sistema di tracciamento di pecore e capre. «A seguito delle sollecitazioni avute da un allevatore, ho provveduto subito a contattare il Ministero della Salute per approfondire la questione. Il fenomeno va certamente studiato con attenzione, visto che in Veneto e nel Bellunese è utilizzato da un paio d’anni senza problematiche note».
Cosa ha scelto la Regione Veneto
Il senatore De Carlo aggiunge: «Parlando col Ministero, ho cercato di capire quali fossero le disposizioni in vigore: mi è stato spiegato che alle regioni è stata lasciata libertà di scelta su quale processo seguire e che il Veneto ha scelto la modalità del bolo, che da quasi due anni viene utilizzato anche sulle pecore alpagote e che al momento non sono pervenute ai servizi veterinari segnalazioni di problematiche», spiega De Carlo.
E’ tempo di verifiche
Allo stesso tempo, la consigliera regionale di Fratelli d’Italia Silvia Calligaro ha provveduto a chiedere alla Regione Veneto se in questi mesi siano pervenute notizie o segnalazioni simili, per capire se si tratti di un fenomeno circoscritto o di un problema più ampio: «In questo momento, la prima cosa che dobbiamo fare è capire la dimensione di questa problematica: è limitata a un allevamento o interessa anche altre zone? Per ora, raccogliamo questa segnalazione e cerchiamo di capire quale sia la diffusione del problema e di verificare se possono esserci ulteriori valutazioni da mettere in campo per ridurre quel rischio che – a detta dei servizi veterinari – oggi sembra non esserci».
