di
Pietro Bruni
Compaiono puntualmente con il cambio delle condizioni di luce che segna il passaggio dall’estate all’autunno. Non sono pericolose, ma a nessuno piace averle come coinquiline. Ecco come evitare che lo diventino
«Settembre, andiamo. È tempo di migrare», scriveva D’Annunzio pensando ai pastori d’Abruzzo. Le cimici asiatiche, che probabilmente hanno poca dimestichezza con la poesia, sembrano però prendere l’invito molto sul serio. Con settembre le giornate si accorciano, le sere perdono lentamente il calore dell’estate e questi insetti cominciano a lasciare le piante per cercare un luogo riparato in cui trascorrere l’inverno.
È soprattutto il cambiamento della luce a dare il via a questo spostamento. Gli adulti rallentano l’attività riproduttiva e si preparano allo svernamento; le nostre case, piene di piccoli interstizi asciutti e protetti, finiscono per assomigliare molto ai rifugi che cercherebbero in natura.
Per noi settembre arriva con la città che torna a riempirsi, le ombre che si allungano sulla strada e una luce che cade obliqua, attraversa più cielo e perde l’abbagliante ferocia dell’estate, restituendo all’aria una densità luminosa che il sole alto di agosto cancellava.
Per le cimici asiatiche, invece, gli stessi giorni significano soprattutto una cosa: è tempo di trovare riparo. E cominciano a presentarsi alle finestre.
Questo insetto, il cui nome esatto è Halyomorpha halys, arriva dall’Asia orientale e il suo viaggio verso Occidente, a modo suo, è stato piuttosto epico. Certo, non ha attraversato i continenti ad ali spiegate: più discretamente, ha viaggiato nascosto tra merci, imballaggi e mezzi di trasporto, arrivando fino a noi. In Italia era già presente almeno nel 2007, anche se fu il rinvenimento del 2012, in provincia di Modena, a segnalarne con chiarezza la presenza. Bastarono poi pochi anni perché diventasse un problema serio per la frutticoltura del Nord Italia e, successivamente, di aree sempre più vaste del Paese.

Naturalmente il 2012 non segna l’arrivo in Italia delle cimici in generale. Chi ha qualche decennio sulle spalle conosce benissimo le comuni cimici verdi, che ancora oggi entrano nelle case e che, se malauguratamente schiacciate, lasciano nell’aria un odore piuttosto offensivo. La nuova arrivata è invece la cimice asiatica, una specie diversa, di colore grigio-brunastro e con una straordinaria capacità di diffondersi.
L’odore, dunque, non è una sua esclusiva. Come molte altre cimici, se viene disturbata o schiacciata libera dalle ghiandole difensive una miscela di sostanze volatili dall’odore molto intenso. A renderla particolarmente molesta nelle nostre case è però il numero: prima dello svernamento tende a radunarsi in luoghi riparati e può quindi comparire in gruppi molto numerosi.
Fuori casa il problema diventa economico. La cimice possiede un apparato boccale con cui perfora i tessuti vegetali e si alimenta dei succhi di frutti e altri tessuti vegetali. È straordinariamente poco schizzinosa: attacca moltissime specie e può provocare deformazioni, cascola e frutti che perdono valore commerciale. Nei frutteti oggi la si combatte combinando monitoraggio, reti antinsetto e trattamenti mirati; negli ultimi anni si è aggiunta anche la lotta biologica con la cosiddetta vespa samurai, Trissolcus japonicus, un minuscolo imenottero innocuo per l’uomo che depone le proprie uova dentro quelle della cimice, impedendone lo sviluppo.

Ma tornando in casa, per chi se la ritrova sul comodino restano domande meno bucoliche e molto più pratiche: può pungere? È velenosa? Per fortuna, la risposta è no. La cimice asiatica non è considerata pericolosa per l’uomo, non trasmette malattie e non punge persone o animali.
Qualche fastidio può però provocarlo proprio attraverso le sostanze che producono il caratteristico cattivo odore: nelle persone più sensibili possono irritare la pelle e gli occhi e, più raramente, provocare reazioni allergiche. Un motivo in più per non schiacciarla: oltre a risparmiarci la puzza, evitiamo di liberare in casa proprio le sostanze che possono irritare.
I tre consigli
Il problema, insomma, non è difendersi da un insetto pericoloso, ma evitare che scelga proprio casa nostra come rifugio per l’inverno. Per riuscirci, non basta occuparsi delle cimici che troviamo già dentro: bisogna anche impedire alle altre di entrare. Altrimenti rischiamo di passare l’autunno a raccoglierle una per una.
Ecco dunque i tre consigli per provare a tenerle a bada.
1. Preparate un infuso di alloro e chiodi di garofano
Tra i rimedi domestici che si possono provare c’è un infuso molto aromatico di alloro e chiodi di garofano. I chiodi di garofano sono particolarmente ricchi di eugenolo, mentre le foglie di alloro contengono sia eugenolo sia altre sostanze aromatiche che possono risultare sgradite alla cimice asiatica.
Per prepararlo mettete in un pentolino mezzo litro d’acqua, dieci foglie di alloro fresche o secche e dieci chiodi di garofano interi. Portate a ebollizione, lasciate sobbollire per cinque minuti, poi spegnete e coprite. Quando il liquido è completamente freddo, filtratelo con un colino fine e trasferitelo in uno spruzzino pulito.
Spruzzatelo sui punti d’ingresso, come davanzali, infissi e zanzariere, facendo prima una prova su una piccola porzione nascosta della superficie. Evitate tessuti e materiali delicati e non applicatelo su alimenti, persone o animali.

2. Attiratele con una lampada e una bacinella
Per quelle già entrate in casa esiste una trappola sorprendentemente semplice, testata dai ricercatori di Virginia Tech direttamente nelle abitazioni: una bacinella con acqua saponata illuminata da una lampada. Tra i diversi modelli confrontati fu proprio questo sistema casalingo a catturare più cimici.
Procuratevi una teglia o una bacinella bassa e larga, appoggiatela su un piano stabile nella stanza dove le vedete più spesso e versateci circa un litro d’acqua con pochissimo detersivo per piatti. Nello studio ne bastava un millilitro per litro. Sistemate accanto una lampada da tavolo puntando la luce direttamente sull’acqua e, la sera, lasciate il resto della stanza al buio.
Le cimici vengono attirate dalla luce, raggiungono la bacinella e, una volta finite nell’acqua saponata, non riescono più a rimanere a galla e annegano. Il detersivo serve infatti a ridurre la tensione superficiale dell’acqua e ne basta pochissimo.

3. Chiudete i passaggi, non soltanto le finestre
Con le cimici asiatiche conviene agire prima che entrino. In questo periodo stanno cercando luoghi riparati in cui trascorrere l’inverno e, una volta infilate nelle intercapedini di una casa, individuarle e rimuoverle diventa molto più complicato.
Uno degli ingressi più semplici è proprio quello che lasciamo aperto noi. Le cimici asiatiche sono attratte dalle sorgenti luminose e, nelle ore serali, possono avvicinarsi a lampade, finestre illuminate e luci esterne. Una stanza accesa, una finestra spalancata senza zanzariera e il buio fuori sono quindi una combinazione poco felice: quasi un piccolo faro sopra la porta d’ingresso.
La sera, meglio usare le zanzariere oppure chiudere le finestre delle stanze illuminate. Ma le finestre non sono l’unico passaggio. Se le cimici continuano a comparire sempre nello stesso punto, invece di limitarci a raccoglierle cerchiamo da dove arrivano: fessure attorno agli infissi, cassonetti delle tapparelle, giunti e altre piccole aperture possono diventare vie d’accesso.
In fondo, quella della cimice asiatica è proprio una storia di passaggi: prima ha attraversato continenti e oceani, adesso cerca una fessura per entrare nelle nostre case. Questo insetto, del resto, è soltanto una delle tante specie che negli ultimi decenni hanno scoperto quanto il mondo sia diventato piccolo. Container, aerei e commerci non trasportano soltanto ciò che decidiamo di spedire: insieme viaggiano semi, funghi e insetti, spesso destinati a trovarsi benissimo dall’altra parte del pianeta. È uno degli effetti collaterali meno visibili della globalizzazione: abbiamo accorciato enormemente le distanze per noi e, senza volerlo, anche per tutto il resto della vita.
D’Annunzio scriveva «Settembre, andiamo. È tempo di migrare». Oggi, a volte, per migrare non serve nemmeno mettersi in cammino. Basta trovare posto in una scatola.

Per ricevere tutti gli aggiornamenti sul mondo degli animali
Iscrivetevi alla newsletter Animali
14 settembre 2026 ( modifica il 14 settembre 2026 | 10:08)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
