Roma, 14 settembre 2026 – Il giorno dopo il raid russo contro un treno passeggeri vicino al confine con la Polonia, l’Europa alza la voce. Poco prima dell’attacco, sullo stesso tratto era transitato un convoglio con a bordo l’ex premier britannico Boris Johnson, l’ex primo ministro svedese Carl Bildt e altri dignitari occidentali. Per Ue e Nato non si tratta solo dell’ennesimo episodio della guerra, ma di un nuovo segnale indirizzato direttamente all’Occidente. L’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, al suo arrivo all’European Arctic Summit di Rovaniemi, in Finlandia, ha definito il raid “un messaggio al mondo occidentale”. “Credo che l’intento fosse chiaramente quello di dissuadere i Paesi occidentali dal sostenere l’Ucraina o dal recarvisi per manifestare solidarietà – ha spiegato –. Dobbiamo dimostrare di essere al fianco dell’Ucraina e di non lasciarci intimidire, perché altrimenti la Russia otterrà esattamente ciò che vuole: la sottomissione dell’Ucraina”.

    Rutte: “Putin pensa di minare la nostra unità”

    Duro anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che ieri ha incontrato il premier sloveno Janez Janša. “L’attacco dimostra quanto Putin sia diventato disperato. Crede di poter impedirci di sostenere l’Ucraina e minare la nostra unità. Si sbaglia”. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha parlato di un tentativo di “intimidire, scoraggiare e dividere” gli europei, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha invitato a prendere sul serio il rischio di escalation.

    Il timore di sabotaggi e attacchi ibridi

    L’allarme è particolarmente forte in Polonia. Ieri, nei pressi della spiaggia di Rusinowo, sul Baltico, i militari hanno recuperato dal mare un drone che, secondo le prime verifiche, sarebbe di origine russa. Il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz ha invitato alla prudenza in attesa degli accertamenti. Varsavia teme che la pressione di Mosca possa assumere sempre più spesso la forma di sabotaggi e azioni ibride. Nel pomeriggio anche il sito del Parlamento norvegese è risultato irraggiungibile per alcune ore: il gruppo filorusso Server Killers ha rivendicato un attacco DDoS, mentre lo Storting ha confermato problemi tecnici senza attribuire responsabilità.

    In questo clima gli ambasciatori dell’Ue hanno prorogato di appena sette giorni, fino al 22 settembre, le sanzioni individuali contro circa 2.600 persone ed entità russe, per guadagnare tempo dopo il mancato accordo sul rinnovo semestrale. Mosca, intanto, non arretra. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ribadito che le forze russe “stanno svolgendo i loro compiti in tutto il territorio dell’Ucraina” e continueranno a farlo.

    L’annuncio di Trump

    Da Washington, Donald Trump ha invece annunciato che Ucraina e Russia avrebbero accettato di non colpire le rispettive infrastrutture energetiche. Kiev si è detta pronta, ma Volodymyr Zelensky ha chiesto garanzie: “Non siamo sicuri che la Russia abbia la volontà di rispettare qualsiasi accordo”. Dal Cremlino non è arrivata una conferma altrettanto esplicita, anche se Peskov ha accolto con favore la richiesta americana di fermare gli attacchi ucraini contro le infrastrutture russe. Per Trump la tregua energetica potrebbe contribuire a frenare il prezzo dei carburanti, tema delicatissimo in vista delle elezioni di metà mandato. Il presidente americano attribuisce i rincari negli Usa soprattutto alla guerra fra Russia e Ucraina, più che al conflitto con l’Iran.

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