Per anni la risposta sarebbe stata quasi automatica: la Serie A1 italiana è il campionato femminile più competitivo al mondo, quello con la maggiore profondità e con un numero impressionante di fuoriclasse distribuite non soltanto nelle prime due o tre squadre. Oggi quella certezza comincia però a vacillare. La Sultanlar Ligi turca ha aumentato sensibilmente la propria forza economica, il mercato dell’estate 2026 ha spostato ancora più talento verso Istanbul e, soprattutto, gli ultimi risultati europei hanno mandato un segnale difficilmente ignorabile. Dire che la Turchia abbia definitivamente sorpassato l’Italia sarebbe prematuro, ma per la prima volta da qualche stagione la domanda è assolutamente legittima.

    Il punto di svolta è arrivato nell’ultima Champions League. Nel 2024 la finale era stata tutta italiana, con l’Imoco Conegliano vincitrice 3-2 su Milano; dodici mesi più tardi ancora Italia padrona, con Conegliano capace di battere 3-0 Scandicci e conquistare la seconda Champions consecutiva. Nel 2026 la situazione si è completamente ribaltata: VakifBank ed Eczacibasi hanno eliminato rispettivamente Conegliano e Scandicci in semifinale, entrambe al tie-break, costruendo una finale interamente turca vinta 3-1 dal VakifBank. Conegliano ha poi chiuso terza davanti a Scandicci.

    Non è stato un episodio isolato. Nella CEV Cup il Galatasaray si Sylla ha sconfitto Chieri sia all’andata sia al ritorno della finale, conquistando il primo trofeo europeo della propria storia, mentre l’Italia si è consolata con Vallefoglia, vincitrice della Challenge Cup contro il Panathinaikos. Il bilancio 2025-2026 racconta quindi due successi turchi nelle due coppe principali e uno italiano nella terza competizione continentale. Un cambio di scenario notevole rispetto al biennio precedente, dominato dalle società di A1. La Turchia, poi, allenata da Santarelli ha vinto in sequenza VNL ed Europeo staccando già il biglietto per Los Angeles 2028.

    La questione diventa ancora più interessante osservando il mercato. Conegliano resta una superpotenza e rappresenta probabilmente ancora il singolo club più completo del panorama internazionale: Joanna Wolosz, Isabelle Haak, Gabi, Zhu Ting, Sarah Fahr e Monica De Gennaro costituiscono un’ossatura impressionante, alla quale sono state aggiunte Raphaela Folie, Anastasia Cekulaev, Linda Manfredini, Anna Piovesan e la palleggiatrice cinese Yao Di. Le Pantere non hanno quindi ridimensionato le proprie ambizioni e continueranno a partire per vincere tutto.

    Il problema italiano si nota maggiormente subito alle loro spalle. Scandicci ha perso Ekaterina Antropova, Brenda Castillo e Camilla Weitzel, tutte dirette in Turchia, oltre a Sarah Franklin. La società toscana ha reagito con un mercato intelligente, ingaggiando Kiera Van Ryk, Julia Bergmann, Maja Aleksic e Sara Alberti, mantenendo Caterina Bosetti, Avery Skinner e Maja Ognjenovic. La squadra resta competitiva ad altissimo livello, ma la partenza di Antropova rappresenta inevitabilmente una perdita tecnica enorme e, simbolicamente, è forse il trasferimento che meglio descrive il momento: una delle stelle più preziose della Serie A1 è stata portata via dall’Eczacibasi.

    Milano ha scelto invece la continuità, mantenendo Paola Egonu, Anna Danesi, Khalia Lanier, Hena Kurtagic, Rebecca Piva e Francesca Bosio e aggiungendo profondità con Binto Diop, Yoshino Sato, Giulia Gennari e Aida Dautova. Novara riparte da Tatiana Tolok, Britt Herbots e Lina Alsmeier e ha inserito Kaja Grobelna e Julia Kudiess (che dovrà però recuperare dal grave infortunio subito a giugno), ma ha visto partire Mayu Ishikawa verso l’Eczacibasi. Il campionato italiano conserva dunque quattro formazioni di valore internazionale, ma rispetto a qualche stagione fa appare più difficile trattenere contemporaneamente tutte le stelle disponibili sul mercato.

    Dall’altra parte del Bosforo la concentrazione di talento è impressionante. Il VakifBank campione di Turchia e d’Europa riparte da Tijana Boskovic, Marina Markova, Zehra Gunes e Cansu Ozbay, una struttura che già nella passata stagione gli ha permesso di vincere campionato, Coppa di Turchia e Champions League. Il Fenerbahce può schierare Alessia Orro in regia, Melissa Vargas opposta, Arina Fedorovtseva e una ritrovata Ana Cristina in banda, e ha ulteriormente aumentato il proprio potenziale con giocatrici come Chiaka Ogbogu e Brenda Castillo. Il solo confronto tra i sestetti delle prime due turche e quelli delle migliori italiane basta per capire quanto si sia ristretto il margine.

    E poi c’è l’Eczacibasi, finalista dell’ultima Champions, che ha scelto proprio Antropova come nuovo grande riferimento offensivo e ha portato in Turchia anche Mayu Ishikawa e Camilla Weitzel, aggiungendole a giocatrici di livello internazionale come Dana Rettke e Aleksandra Uzelac. La sensazione è che le società turche possano ormai permettersi non soltanto una fuoriclasse per ruolo, ma anche alternative che in molti altri campionati sarebbero titolari indiscusse.

    Il dato forse ancora più significativo riguarda però la profondità del movimento turco. Non esistono più soltanto VakifBank, Fenerbahce ed Eczacibasi. Il Galatasaray ha appena vinto la CEV Cup e nella passata stagione aveva a disposizione giocatrici come Myriam Sylla, Ilkin Aydin e Alexia Carutasu; Zeren Spor ha chiuso la regular season 2025-2026 al terzo posto davanti all’Eczacibasi e continua a investire; il THY resta un’altra società capace di attirare straniere di ottimo livello, tra cui Alice Degradi. Nella regular season turca dello scorso campionato VakifBank, Fenerbahce, Zeren ed Eczacibasi occuparono le prime quattro posizioni.

    Ed è qui che entra in gioco il peso economico. I bilanci delle società non consentono un confronto semplice e uniforme e sarebbe azzardato costruire graduatorie sulla base di cifre spesso non ufficiali. Il mercato, però, è un indicatore molto più concreto. Quando un sistema riesce contemporaneamente a sostenere la presenza “ingombrante” dal punto di vista economico di Boskovic, Vargas, Fedorovtseva, Markova e Orro e ad attirare dall’Italia giocatrici come Antropova, Castillo, Ishikawa e Weitzel, significa che la capacità di investimento è diventata un fattore determinante. Il flusso non è a senso unico: Bergmann e Aleksic, ad esempio, hanno compiuto il percorso inverso verso Scandicci ma il saldo qualitativo dell’ultima estate premia chiaramente la Turchia.

    Questo significa che la Serie A1 non sia più il miglior campionato del mondo? Non ancora, almeno se si considera l’intero movimento. Il ranking europeo utilizzato dalla CEV per la stagione 2026-2027 vede ancora l’Italia al primo posto davanti alla Turchia, e non è un dettaglio: misura risultati accumulati nel tempo e certifica la straordinaria continuità dei club italiani. Inoltre la A1 mantiene una profondità probabilmente superiore dalla quinta alla decima posizione, con realtà come Chieri, Vallefoglia, Bergamo e Busto Arsizio in grado di costruire organici molto competitivi, per il momento più solidi rispetto a chi occupa le stesse posizioni nel campionato turco.

    In alto, però, il sorpasso turco potrebbe essere già avvenuto. Se si prendono le prime quattro o cinque squadre, oggi la Sultanlar Ligi presenta una concentrazione di fuoriclasse che probabilmente nessun altro campionato può eguagliare. Il VakifBank ha vinto l’ultima Champions, l’Eczacibasi è arrivato in finale, il Fenerbahce possiede forse il sestetto più esplosivo del mondo e Galatasaray ha conquistato la CEV Cup. Nel frattempo le società turche continuano ad acquistare protagoniste del campionato italiano.

    La stagione 2026-2027 sarà quindi un banco di prova quasi definitivo. Conegliano resta il principale argine italiano, Milano conserva Egonu e una rosa di altissimo livello, Scandicci ha ricostruito con intelligenza e Novara possiede qualità sufficiente per essere pericolosa in Europa. Ma la tendenza è chiara: fino a qualche anno fa erano spesso le società italiane a scegliere per prime sul mercato internazionale; oggi devono confrontarsi con club turchi capaci di offrire progetti sportivi ed economici sempre più difficili da respingere. Se i risultati della prossima Champions dovessero confermare quelli del 2026, allora non si parlerebbe più di un possibile sorpasso: la Sultanlar Ligi avrebbe davvero conquistato lo scettro che per anni è appartenuto alla Serie A1 italiana.

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