Con 62 voti a favore e otto
    contrari, l’Assemblea del Kosovo ha approvato ieri di misura la
    fiducia al quarto governo guidato da Albin Kurti. La votazione
    si è svolta in una sessione straordinaria convocata
    dall’Assemblea. Assenti i deputati del Partito Democratico del
    Kosovo (Pdk), dell’Alleanza per il Kosovo (Aak) e della Lega
    democratica (Ldk), presenti invece quelli del Lvv di Kurti della
    Lista Serba e di alcune minoranze non serbe, con queste ultime
    che hanno garantito i voti necessari per formare una maggioranza
    su 120 seggi, aggiungendosi ai 53 di Lvv. Nel suo discorso,
    Kurti ha rivendicato una crescita economica media del 6% del Pil
    negli ultimi 5 anni e mezzo. Tra gli obiettivi del nuovo
    esecutivo, l’aumento dello stipendio medio nel settore pubblico
    a 1.000 euro mensili. Kurti ha inoltre annunciato l’abolizione
    del dazio del 10% sulle automobili importate dall’Unione
    europea. L’Assemblea ha inoltre eletto altri 3 dei 4
    vicepresidenti che restavano da eleggere: dopo quello andato a
    Lvv (come la speaker del Parlamento), uno è dei Aak, uno di Ldk
    e uno della Srpska Lista, il maggiore partito di raccolta della
    minoranza serba. Resta da eleggerne uno, anche se, secondo Lvv,
    non ci sono altre incombenze sulla legislatura. E il Pdk ha
    fatto mancare per protesta i propri deputati dall’aula. Il nuovo
    esecutivo nasce dunque in un clima politico ancora segnato da
    forti contrapposizioni tra i principali partiti, che potrebbe
    far naufragare di nuovo la legislatura se non si trova un
    convergenza sul nome del prossimo presidente della Repubblica. E
    l’impasse che ha portato già a tre elezioni anticipate in poco
    più di un anno e mezzo, continuerebbe, anche se sono in molti a
    scommettere sul fatto che più di un partito aspirerebbe a
    tornare alle urne. Kurti ha poi espresso preoccupazione per
    l’imminente decisione dell’Aia nel processo contro gli ex leader
    dell’Uck, fra cui l’ex presidente Hashim Thaci, che rischiano
    una condanna per crimini di guerra e contro l’umanità. “Nessun
    tribunale locale o internazionale può infangare l’Uck”, ha
    dichiarato Kurti.

       

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