Proseguire speditamente nella fase di attuazione mondiale del Sinodo sulla sinodalità iniziata lo scorso anno e definire i passi da compiere verso l’Assemblea ecclesiale europea prevista per la primavera del 2028. Sono questi alcuni degli obiettivi del simposio europeo “Plasmare la sinodalità in Europa. Dalla visione alla tabella di marcia” che si sta svolgendo presso il centro di formazione Schloss Puchberg a Wels, in Austria, e che si concluderà domani, 17 settembre.
All’incontro stanno partecipando delegazioni delle Chiese europee, composte non solo da vescovi ma anche da esperti laici e membri delle commissioni sinodali, che stanno intessendo un fitto e proficuo confronto su tre grandi aree tematiche: la dignità dei laici e la riscoperta del Battesimo come motore delle riforme, le risposte della Chiesa alle ferite sociali dell’Europa e la riforma dei processi decisionali delle diocesi.
«La Chiesa è per sua stessa natura sinodale» ha detto, nell’ambito dell’evento, monsignor Gintaras Linas Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente del Consiglio delle conferenze episcopali europee (Ccee) in un’intervista ai media vaticani. «Si tratta della consapevolezza che noi, come Chiesa in comunione, siamo veramente unità nella diversità. Ci sono molte Chiese in Europa, tutte molto diverse. Oriente e occidente, ma anche nord e sud, differiscono notevolmente tra loro; ci sono culture e ritmi diversi. La sinodalità significa andare avanti insieme ma ciascuno al proprio ritmo».
Ciò che l’arcivescovo di Vilnius si aspetta da questa conferenza e che si possa imparare gli uni dagli altri: «Spero che possiamo compiere un altro passo avanti sul cammino sinodale. Ci è voluta molta pazienza per gestire tutti i preparativi per il sinodo biennale. Il documento finale è ora disponibile. Lo abbiamo, e ora si tratta di metterlo in pratica, in tutto il mondo. Questo è un passo. È un passo che avvicina l’Europa all’Assemblea europea, che si terrà nella prima metà del 2028. Questo primo passo, tuttavia, deve essere compiuto attraverso le varie diocesi e conferenze episcopali».
L’incontro di Wels, dunque, non avrà il compito di assumere decisioni finali definitive. La professoressa Klara-Antonia Csisza, del Dipartimento di sinodalità dell’Università cattolica di Linz, tra gli organizzatori dell’evento insieme alla Ccee, ha spiegato che i risultati dei dibattiti e dei gruppi di lavoro saranno analizzati e presentati ai membri della Ccee.
Il cardinale Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e relatore generale del Sinodo sulla sinodalità, ha espresso la necessità di soluzioni decentralizzate arrivando a ipotizzare maggiore autonomia delle Conferenze episcopali nazionali per rispondere, in modo più mirato, alle specifiche circostanze culturali e sociali dei singoli Paesi. «Il luogo in cui la sinodalità deve dare prova di sé non è Roma. Deve dimostrarsi nelle parrocchie locali, nelle diocesi, nelle istituzioni formative, nelle università e negli organismi ecclesiali» ha detto il cardinale.
A Wels, delegati e relatori si stanno confrontando anche sul ruolo profetico della Chiesa davanti alle guerre in corso in Europa, sulla necessità di superare i nazionalismi, sulle strategie pastorali per l’accoglienza dei migranti, sulla secolarizzazione del continente e l’urgenza di sostenere e diffondere l’ecumenismo. Ampio spazio di riflessione lo sta avendo anche un’altra priorità: ripensare al più presto l’evangelizzazione e la presenza pastorale negli ambienti digitali abitati dalle nuove generazioni.
I lavori si chiuderanno domani quando verranno raccolte le sintesi dei tavoli di lavoro composti dai 187 delegati e quando la bozza di road map che ne nascerà verrà consegnata alla presidenza del Consiglio delle conferenze episcopali europee .
Il prossimo Simposio europeo sulla sinodalità si svolgerà nell’autunno del 2027 in Belgio e farà da ponte alla grande assemblea continentale del 2028.
