Sigismondo Felice Felinski (1822-1895) nacque a Wojutyn, nell’ attuale regione della Volinia in Ucraina, ma al momento della sua nascita apparteneva all’impero russo. Egli proveniva da una famiglia cattolica e profondamente legata alla cultura e alla tradizione polacca. A sedici anni rimase orfano di padre, mentre la madre fu deportata in Siberia dalle autorità russe a causa del suo impegno a favore dei contadini e per la sua attività patriottica, da parte del governo presieduto dallo zar Nicola I (1825-1855). Sigismondo studiò matematica all’ Università di Mosca e successivamente frequentò la Sorbona e il College de France a Parigi, e qui entrò in contatto con numerosi esuli polacchi.
Nel 1851 decise di dedicarsi al sacerdozio e tornò in patria, entrando nel seminario diocesano di Zytomierz allora nell’impero russo, dopo circa un anno fu inviato a proseguire la formazione presso l’ Accademia Ecclesiastica Cattolica di San Pietroburgo e in quella città l’8 settembre del 1855 il vescovo Ignacy Holowinski (1807-1855) gli conferì l’ordinazione sacerdotale.
Come sacerdote si dedicò all’insegnamento, alla formazione spirituale e alle opere di carità. Nel 1856 fondò un’opera per l’assistenza dei poveri e nel 1857 istituì la Congregazione delle Suore Francescane della Famiglia di Maria, destinata soprattutto all’educazione e all’assistenza dei bambini, degli anziani, e dei più bisognosi. Nel 1862 papa Pio IX (1846-1878) nominò Felinski arcivescovo metropolita di Varsavia. Egli arrivò in una città attraversata da fortissime tensioni politiche e religiose.
Le autorità dell’impero russo esercitavano un rigido controllo sulla popolazione polacca e sulla Chiesa cattolica.
Felinski cercò innanzitutto di riportare la vita religiosa alla normalità. Riconsacrò l’antica cattedrale di Varsavia, che era stata profanata dalle truppe russe e inoltre fece riaprire le altre chiese della città. Ma il suo episcopato durò soltanto sedici mesi. Il 22 gennaio 1863 scoppiò una rivolta polacca contro il dominio russo. La protesta nacque spontaneamente da parte dei giovani polacchi contro la coscrizione all’interno dell’esercito russo. Egli non sostenne la violenza rivoluzionaria, ma difese con coraggio la libertà della Chiesa e protestò apertamente contro la sanguinosa repressione compiuta dalle autorità zariste. Scrisse anche allo zar Alessandro II (1855-1881) chiedendo di porre fine alle violenze. Per questo motivo fu deportato il 14 giugno 1863 a Jaroslav una città della Russia, dove rimase in esilio per vent’anni. Durante questo lungo periodo, continuò a dedicarsi alla vita spirituale, occupandosi inoltre dei sacerdoti e degli altri esiliati, riuscendo a raccogliere fondi per la costruzione di una chiesa cattolica.
La sua testimonianza di fede e la sua pazienza gli valsero tra la popolazione il titolo di “Santo vescovo polacco”.
Nel 1883 fu liberato, grazie all’intervento e all’interessamento della Santa Sede in accordo con lo zar, ma gli fu impedito di tornare a Varsavia. Papa Leone XIII ( 1807-1903) lo trasferì alla sede titolare di Tarso. Sigismondo Felinski trascorse gli ultimi anni a Dzwiniaczka, che apparteneva alla Galizia austriaca, ed era compresa nell’arcidiocesi cattolica di Leopoli, dedicandosi alla popolazione ucraina e polacca. Fondò una scuola e un asilo, costruì una chiesa e un convento e continuò la sua attività pastorale e caritativa.
C’è da ricordare che egli visse nel XIX secolo, in un periodo molto difficile e particolare per la Polonia e il suo popolo. Infatti alla fine del Settecento il territorio polacco era stato diviso tra impero russo, impero austriaco e Regno di Prussia.
Naturalmente la Polonia aveva preso la propria indipendenza e molti polacchi cercavano di mantenere viva la propria identità nazionale, culturale e religiosa. Felinski visse soprattutto nelle terre sottoposte all’impero russo, morì a Cracovia il 17 settembre 1895, e nel 1921 le sue spoglie furono trasferite nella cattedrale di S. Giovanni a Varsavia.
Durante il suo ultimo viaggio apostolico in Polonia il 18 agosto 2002, Giovanni Paolo II (1978-2005) beatificando Sigismondo Felice Felinski così disse: “… Il beato Sigismondo Felice Felinski, in un difficile periodo segnato dalla mancanza di libertà nazionale ha invitato a perseverare nel servire generosamente i poveri, ad aprire istituzioni educative e strutture di cura. Egli stesso – ha proseguito il pontefice – in seguito all’insurrezione del gennaio 1863, fu esiliato per vent’anni in Russia, e là non dimenticò mai i poveri e gli esuli, mostrando loro una grandissima benevolenza…egli rimase un faro di speranza per tutta la nazione…”. L’11 ottobre del 2009 Benedetto XVI (2005-2013) lo proclama santo presentandolo come esempio di pastore fedele, apostolo della pace e della riconciliazione, capace di rimanere fedele ai propri principi anche durante vent’anni di esilio.
