
simun situm/starlight
Un getto caldo e insolitamente intenso. Il soffio d’aria, in quei circa sessanta minuti di viaggio in motoscafo dall’aeroporto di Spalato ad Hvar, ha un peso diverso. Oggi c’è un’umidità particolarmente forte, ma il paesaggio, man mano che ci avviciniamo alla riva, si fa sempre più chiaro. Già si respira aria di benessere. D’altronde, prima ancora di diventare una destinazione estiva, Hvar è stata un luogo dove si veniva per stare meglio. Nel 1868, quando il turismo organizzato in Europa era ancora agli inizi, sull’isola venne fondata la Hvar Hygienic Society, attirata dalle qualità del clima, dell’aria e della posizione mediterranea.
Oggi quella vocazione alla rigenerazione è ancora parte dell’identità del posto, che è anche un luogo in cui il tempo ha lasciato tracce molto visibili. A Stari Grad infatti, oggi la città vecchia, l’antica Pharos fondata dai Greci nel 384 a.C., la terra conserva ancora la geometria dei campi tracciati più di duemila anni fa. La Stari Grad Plain, patrimonio UNESCO, continua a essere coltivata secondo un sistema di muretti a secco e appezzamenti che risale all’antichità, tra vigneti e uliveti. E poi ci sono i negozietti di artigiani locali, i residenti (pochissimi, ma longevi), le barche di chi la sceglie come buen retiro estivo. Le nuove forme di un luogo di “rinascita”, diventano le erbe aromatiche, i trattamenti, la cucina, le giornate in mare e un rapporto con la natura che sull’isola sembra ancora molto concreto. È qui che oggi si rifugiano i croati in cerca di seconde case al mare. Ed è qui che il turismo è ancora particolarmente “slow”.
