Prato, 18 settembre 2026 – “Sono trascorsi più di due mesi da quel terribile sabato 11 luglio e soltanto adesso riesco a trovare la forza e la lucidità per scrivervi”. Inizia così la lettera inviata al personale di Careggi, ai vertici dell’ospedale e dell’Asl Toscana Centro da Helga Ferro, la mamma di Stefano Belsito, il pratese di 19 anni rimasto vittima di un gravissimo incidente in moto nei pressi del Passo della Futa, quel tragico 11 luglio.
Le gravissime ferite dopo l’incidente in moto
Una lettera piena di gratitudine, perché a Stefano è stata salvata la vita. Portato con l’elisoccorso a Careggi intorno a mezzogiorno era stato ricoverato in codice rosso: trauma cranico commotivo e gravissime lesioni agli arti inferiori, con fratture multiple e scomposte del femore, della tibia e del perone. A rendere il quadro ancora più drammatico era il coinvolgimento dei vasi femorali, che metteva in pericolo una gamba e la sua stessa vita.
Approfondisci:
Tragedia sulla Futa, fuori strada con la moto: muore davanti a suo padre
La mamma: “Ci chiesero se volevamo vederlo, dovevamo essere forti”
“Ricordo l’arrivo al Careggi e quell’attesa interminabile senza notizie, sospesi nell’angoscia – scrive la mamma –. Poi qualcuno venne da noi e ci chiese se volevamo vederlo, avvertendoci che avremmo dovuto essere forti. Parole che una madre non dimentica”. Poi i medici spiegarono con grande chiarezza la gravità delle condizioni di Stefano e i rischi dell’intervento che si rendeva necessario con estrema urgenza, con la possibilità di dovergli amputare una gamba.
Erano riusciti a salvargli la gamba, non dimenticherò mai quell’istante
“Erano le 23.30 quando finalmente i chirurghi uscirono dalla sala operatoria e ci dissero che l’intervento era andato bene. Riuscii solo a chiedere: Ha ancora la gamba? Mi risposero di sì: erano riusciti a salvarla. Non dimenticherò mai quell’istante”.
Approfondisci:
Incidente mortale alla Futa, motociclista 24enne perde la vita: strada chiusa per ore
La seconda operazione e la lettera di ringraziamento
Dieci giorni dopo fu necessario un secondo delicatissimo intervento ortopedico di ricostruzione delle fratture dei piatti tibiali. “In sala operatoria si è compiuto un capolavoro di competenza e tempestività”, ricorda Helga Ferro. E così nella sua lettera ringrazia medici, infermieri, operatori sanitari “e tutte quelle persone di cui non abbiamo mai conosciuto neppure il nome, ma delle quali non dimenticheremo la presenza. Ci avete permesso di restare accanto a nostro figlio per quasi un mese, supportandoci con una vicinanza che non dimenticheremo mai”.

L’ingresso dell’ospedale Careggi di Firenze
I progressi di Stefano, giorno dopo giorno
Oggi Stefano muove leggermente le dita, compie i primi piccoli movimenti in acqua. “Riconquista, giorno dopo giorno, gesti che fino a poco tempo fa sembravano impossibili – aggiunge la mamma –. Sono progressi piccoli solo all’apparenza: per noi hanno un valore immenso”. La lettera si conclude con parole di “infinita riconoscenza” da parte di Helga, di tutta la famiglia. “In ogni piccolo traguardo che Stefano riuscirà a raggiungere ci sarà anche una parte di ciò che avete fatto per lui, per sempre”.
