Guardare un telegiornale, seguire una serie televisiva o scegliere un film su una piattaforma digitale sono azioni diventate così comuni da sembrare accessibili a chiunque. In realtà, per molte persone con disabilità, una parte importante dell’informazione e dell’intrattenimento continua a essere difficile o impossibile da comprendere. Un programma privo di sottotitoli può escludere una persona sorda; un film senza audiodescrizione può risultare incompleto per chi non vede; un’applicazione di streaming con menu non riconoscibili da un lettore di schermo può impedire persino di selezionare il contenuto desiderato.
Il 7 luglio 2026 la Bulgaria ha avviato un confronto nazionale per migliorare l’accessibilità della televisione, dei servizi audiovisivi a richiesta e delle altre piattaforme mediali. L’iniziativa è stata promossa dal Consiglio bulgaro dei media elettronici nell’ambito dell’attuazione della legge nazionale sui requisiti di accessibilità di prodotti e servizi. Al tavolo hanno partecipato rappresentanti delle persone sorde, con difficoltà uditive e sordocieche, insieme ad aziende tecnologiche, operatori delle telecomunicazioni e associazioni dell’industria digitale. L’obiettivo non era limitarsi a ricordare gli obblighi normativi, ma individuare gli ostacoli ancora presenti e costruire soluzioni concretamente utilizzabili.
Le priorità emerse sono sottotitoli più diffusi e affidabili, interpretazione nella lingua dei segni, audiodescrizione e interfacce accessibili. Sono strumenti differenti, destinati a rispondere a esigenze che non possono essere considerate intercambiabili. Il sottotitolo, per esempio, non consiste nella semplice trascrizione approssimativa delle parole pronunciate. Deve riportare correttamente dialoghi, nomi, rumori significativi, cambi di interlocutore e altri elementi necessari per seguire la scena. Nei programmi in diretta la difficoltà aumenta, perché la trascrizione deve essere prodotta quasi in tempo reale, ma ritardi eccessivi o errori continui possono rendere impossibile comprendere un dibattito o una notizia.
Anche la lingua dei segni mantiene una funzione essenziale, soprattutto per le persone sorde che la utilizzano come prima lingua. Inserire un interprete soltanto durante alcune emergenze o in fasce orarie marginali non garantisce un accesso completo all’informazione. Serve una presenza più sistematica, con dimensioni e qualità dell’immagine che permettano di osservare chiaramente mani, volto ed espressioni. L’audiodescrizione risponde invece alle necessità delle persone cieche e ipovedenti, raccontando nei momenti liberi dai dialoghi ciò che accade sullo schermo: movimenti, ambienti, espressioni, scritte e cambiamenti della scena. Senza questo supporto, lo spettatore può ascoltare perfettamente le voci e perdere comunque una parte decisiva della storia.
L’accessibilità non riguarda però soltanto il contenuto. Le persone devono riuscire anche a trovarlo e ad attivare le funzioni necessarie. Una piattaforma può offrire film audiodescritti, ma renderli praticamente invisibili se non permette di cercarli attraverso un filtro. Un televisore può includere sottotitoli e guida vocale, ma nascondere le impostazioni dentro menu complessi. Un’applicazione può essere incompatibile con le tecnologie assistive proprio nella schermata di accesso o di pagamento. Per questo il confronto bulgaro ha incluso espressamente le interfacce accessibili, riconoscendo che l’esperienza dell’utente comincia molto prima della riproduzione del programma. Anche la qualità e la continuità sono fondamentali. Un servizio accessibile soltanto in alcune occasioni o su pochi dispositivi non consente una reale autonomia. La persona dovrebbe poter sapere prima della visione quali contenuti dispongono di sottotitoli, audiodescrizione o lingua dei segni e dovrebbe ritrovare le stesse funzioni su televisore, computer e smartphone. È necessario inoltre evitare che un aggiornamento dell’applicazione elimini caratteristiche che funzionavano correttamente. L’accessibilità non è un intervento da completare una volta per tutte, ma un processo da verificare ogni volta che cambiano contenuti, tecnologie e modalità di distribuzione. Durante l’incontro, le organizzazioni delle persone sorde e sordocieche hanno segnalato che l’accesso ai servizi televisivi e on demand rimane ancora discontinuo e insufficiente. Da qui la richiesta di una collaborazione più forte tra autorità di controllo, emittenti, imprese tecnologiche e associazioni.
La presidente del Consiglio dei media elettronici, Simona Veleva, ha annunciato la preparazione di un piano d’azione per trasformare gli obblighi di legge in risultati concreti, con particolare attenzione alla disponibilità dei sottotitoli nei contenuti a richiesta. Il tavolo sarà inoltre ampliato ad altre organizzazioni e ai principali operatori pubblici e privati del settore. Il caso bulgaro riguarda da vicino tutta l’Europa, Italia compresa. La crescita dello streaming ha moltiplicato i contenuti disponibili, ma non sempre l’accessibilità è cresciuta con la stessa velocità. Titoli appartenenti alla stessa piattaforma possono offrire servizi diversi a seconda della lingua, del Paese o del dispositivo utilizzato. Anche nelle trasmissioni televisive tradizionali la quantità di programmi accessibili può variare molto tra informazione, intrattenimento, cultura e sport. L’intelligenza artificiale potrebbe aiutare a produrre sottotitoli, traduzioni vocali e descrizioni in tempi più rapidi, ma non può essere utilizzata senza controlli. Un nome sbagliato in una notizia, una frase trascritta in modo opposto o una descrizione imprecisa possono alterare profondamente il significato del contenuto. La supervisione umana resta quindi indispensabile, soprattutto nei programmi informativi, politici, educativi e di emergenza.
Rendere accessibili televisione e streaming non significa offrire un servizio aggiuntivo a una piccola minoranza. Significa garantire il diritto all’informazione, alla cultura e alla partecipazione sociale. I programmi televisivi e audiovisivi contribuiscono a formare opinioni, raccontare la realtà e creare occasioni di confronto. Escludere una persona da questi contenuti significa limitarne anche la possibilità di partecipare pienamente alla comunità. La Bulgaria ha avviato un percorso concreto, coinvolgendo chi vive direttamente le barriere e chi possiede gli strumenti per eliminarle. La vera sfida sarà passare dalle riunioni ai risultati quotidiani. L’accessibilità sarà reale quando una persona potrà accendere il televisore o aprire una piattaforma, scegliere liberamente cosa guardare e comprendere il contenuto senza dover chiedere aiuto. Non dovrebbe essere una funzione nascosta né una gentile concessione, ma una caratteristica normale di ogni servizio destinato al pubblico.
