Fare un pronostico quest’anno in MotoGP sta diventando davvero complicato. A Misano ci aspettavamo una grande Aprilia e invece Marc Marquez ha sfoderato una doppietta, andando ad agganciare Jorge Martin in vetta alla classifica iridata.
Neanche una settimana dopo, in Austria, su una pista sulla quale la Ducati è uscita sconfitta solamente una volta dal 2016 (due se si conta il successo di Miguel Oliveira con la KTM in quello che però era titolato come Gran Premio di Stiria), ecco che nella Sprint è arrivata la zampata dell’Aprilia con Jorge Martin, che in questo modo si è ripreso anche la vetta del Mondiale con 3 lunghezze di margine sul ducatista.
Fino all’anno scorso, l’Aprilia non era neppure mai salita sul podio al Red Bull Ring e oggi invece ha piazzato tre RS-GP nelle prime quattro posizioni, favorite anche dal clamoroso errore di Pedro Acosta, che si è steso a tre giri dal termine quando la KTM assaporava già il gusto della vittoria casalinga.
Jorge Martin, Aprilia Racing Team
Foto di: Gold and Goose Photography / Getty Images
E’ anche vero però che, come ad inizio stagione in Thailandia ed in Brasile, la Ducati ha dato la sensazione di essere tornata a soffrire la carcassa rigida della gomma posteriore, quella che la Michelin porta per contrastare le alte temperature, con la quale fatica a generare grip. Non a caso, quella con il #93 è l’unica Desmosedici GP ad essere stata realmente in partita, con un Marc che anche stavolta è riuscito a fare la differenza pur essendo più in sofferenza rispetto alle ultime uscite.
In un quadro come questo, i 9 punti del secondo posto sono preziosissimi per il nove volte iridato, che comunque è riuscito a tenersi dietro l’altra RS-GP ufficiale di Bezzecchi e, conscio del grande potenziale che aveva oggi “Martinator”, gli ha mostrato le unghie al primo giro, mandandolo largo alla chicane 2A-2B e costringendolo quindi a fare una grande rimonta dall’ottava piazza per andare a firmare la sua quarta affermazione stagionale in una Sprint.
Quello visto oggi però è stato senza ombra di dubbio il Martin dei giorni migliori, perché gli sono bastati appena otto giri per riportarsi in seconda posizione, con tanto di sorpasso reso con grinta a Marquez alla staccata della curva 1, mandandolo a sua volta largo. E la sensazione è che forse se la sarebbe potuta giocare alla pari anche con un Acosta in grande spolvero se non avesse perso tutte quelle posizioni al primo giro, prima che lo “Squalo di Mazarron” lo omaggiasse di un trionfo ormai insperato, perché nessuno riusciva a fermare la moto come lui nelle violente staccate austriache.
Domani sicuramente ci riproverà. Chiaramente battere l’alfiere della KTM, ora distante 77 punti dalla vetta, non deve essere l’obiettivo primario, ma una vittoria può sicuramente fare gola al madrileno, che in questa stagione alla domenica si è imposto solamente a Le Mans. Ma la cosa più importante per lui deve essere capitalizzare un weekend in cui Marquez non sembra essere esattamente quello del Sachsenring o di Aragon.
Marc Marquez, Ducati Team
Foto di: Gold and Goose Photography / Getty Images
Anzi, lui stesso non ha nascosto di dover correre per limitare i danni questa volta: “Domani sarà una gara lunghissima. La gomma dietro cala, ed è lì dove cambia tanto il comportamento della moto. Sarà una gara tipo quella della Thailandia. Abbiamo lo stesso casing e io dovrò cercare di stare con Bezzecchi e Ogura. Sono forti e hanno il passo più simile al mio, mentre Pedro e Martin per il momento sono più competitivi di me”.
Dal canto suo, Jorge teme di non poter essere altrettanto brillante con la gomma media, che domani sarà una scelta obbligata, visto il degrado che genera l’asfalto del Red Bull Ring: “Con la media penso che riuscirò ad essere più costante, perché oggi mi stava già iniziando a spingere negli ultimi giri e ho sofferto un po’ davanti. La media è una gomma più costante, anche se probabilmente con quella sarà più difficile fermare la moto da dritto (la sua arma principale oggi, ndr), però poi a centro curva gira molto bene e sicuramente ci sarà meno degrado, che alla fine è uno dei problemi più grandi qui”. Ma anche qui potrebbe esserci un po’ di pretattica.
Una volta di più, in questo Mondiale 2026 che non sembra volerne sapere di trovare un padrone, la chiave continua ad essere probabilmente quella di cercare trarre il massimo da quelle che possono essere le giornate più difficili dei propri rivali.
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