Un cittadino ucraino di 64 anni, identificato con le iniziali S.S., è stato estradato dalla Polonia ed è ora in carcere in Italia per scontare una pena residua di tre anni di reclusione per un furto di rame commesso nel 2013 al cimitero di Cordenons, in provincia di Pordenone. L’operazione è stata condotta dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Pordenone, in collaborazione con il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia.

    La notte tra il 25 e il 26 aprile 2013, la banda di cui S.S. faceva parte si introdusse nel cimitero di Cordenons arrampicandosi sui tetti delle cappelle funerarie, riuscendo a sottrarre circa 80 metri quadrati di coperture in rame. Il danno causato alle strutture fu stimato in oltre 10.000 euro.

    L’identificazione grazie al Dna

    A inchiodare il responsabile furono le analisi scientifiche condotte sulla scena del crimine dagli esperti della Sis (sezione investigazioni scientifiche) dei carabinieri di Pordenone, che isolarono il profilo genetico dell’indagato. La sua presenza nell’area fu poi confermata anche da altri dati tecnici che, insieme al reperto biologico del Dna, permisero di accertare la sua responsabilità.

    Dopo il furto, l’uomo aveva lasciato il territorio nazionale per sottrarsi alla giustizia, diventando latitante. Le sue tracce sono state ritrovate a Hermanowice, un piccolo centro polacco nel distretto di Przemyśl, vicino al confine ucraino, dove la squadra catturandi dei carabinieri lo ha rintracciato.

    L’arresto e il ritorno in Italia

    Arrestato dalle autorità locali in forza di un mandato di arresto europeo (Mae), S.S. è stato scortato in Italia con un volo di linea da Cracovia. Venerdì 18 settembre, giunto all’aeroporto di Roma Fiumicino, è stato condotto presso la casa circondariale di Rieti, dove sconterà la pena residua. Oltre ai tre anni di reclusione, la condanna definitiva per furto aggravato in concorso prevede anche il pagamento di 1.000 euro di multa e l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

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