Il primato italiano racconta soltanto metà della storia. Nei dodici mesi terminati a luglio 2026 l’Italia ha notificato più casi di morbillo di ogni altro Paese dell’Ue/See, ma è la Bulgaria a mostrare l’incidenza più alta. Dietro questa apparente contraddizione ci sono popolazioni diverse, coperture vaccinali disomogenee e sistemi di sorveglianza che non osservano il virus nello stesso modo.

    Nel periodo compreso tra il 1° agosto 2025 e il 31 luglio 2026, l’ECDC ha registrato 2.339 casi di morbillo in 30 Paesi dell’Ue/See. L’Italia ne ha notificati 640, il 27,4% del totale, precedendo Bulgaria (502), Romania (310), Spagna (243) e Francia (174). Insieme, questi cinque Paesi concentrano circa quattro casi su cinque.

    La graduatoria cambia però se si considera la popolazione. La Bulgaria, con 78 casi per milione di abitanti, presenta un tasso molto superiore alla media europea di 5,1. Seguono Lettonia (26,3), Romania (16,3) e Italia (10,9). La Francia, pur quinta per numero assoluto, si ferma a 2,5 casi per milione. Croazia, Grecia, Ungheria, Malta, Slovenia, Finlandia e Liechtenstein non hanno invece segnalato casi nel periodo.

    Il confronto mostra perché il solo dato nazionale sulle vaccinazioni non basta. Per interrompere stabilmente la trasmissione, OMS e UNICEF indicano come obiettivo una copertura almeno del 95% con due dosi, da raggiungere non soltanto nella media di un Paese, ma in ogni comunità. Due dosi possono offrire fino al 97% di protezione.

    Le serie internazionali disponibili evidenziano differenze profonde. Nel riepilogo OMS riferito al 2023, la copertura stimata con la seconda dose era dell’85% in Italia, dell’87% in Bulgaria e appena del 62% in Romania: valori lontani dalla soglia di sicurezza. Le medie, inoltre, possono nascondere distretti, gruppi sociali o coorti di età con livelli molto più bassi.

    Il problema non riguarda soltanto i bambini. Nei dati ECDC, il 51,2% dei casi aveva almeno 15 anni. Sono persone che possono non essere state vaccinate, avere ricevuto una sola dose o non disporre di documentazione. Tra i casi per i quali erano noti età e stato vaccinale, il 73,1% risultava non vaccinato e il 15,8% aveva ricevuto una sola dose.

    I numeri non descrivono esclusivamente la circolazione del virus: riflettono anche la capacità di riconoscere, confermare e notificare ogni infezione. Nell’intera area europea, 2.012 casi su 2.339, pari all’86%, sono stati confermati in laboratorio. In Italia le conferme sono state 548 su 640.

    L’ECDC avverte che il mese attribuito a un caso può corrispondere, a seconda delle procedure nazionali, all’insorgenza dei sintomi, alla diagnosi, alla notifica o alla conferma di laboratorio. Ritardi e aggiornamenti retrospettivi possono quindi modificare soprattutto i dati più recenti. Una sorveglianza più capillare può far emergere più casi rispetto a un sistema che identifica soltanto i focolai maggiori: per questo i confronti devono tenere insieme conteggi assoluti, incidenza e qualità delle informazioni raccolte.

    In Italia, dopo il picco di 171 notifiche ad aprile 2026, i casi comunicati all’ECDC sono scesi a 29 in luglio. È un arretramento significativo, ma non ancora una garanzia di interruzione delle catene di contagio. Nello stesso mese la Bulgaria ha notificato 61 dei 118 casi complessivi dell’Ue/See.

    Dei casi europei registrati nei dodici mesi, 222 erano importati, 163 collegati a un’importazione e 929 acquisiti localmente; per altri 1.025 l’origine non era conosciuta. È questo intreccio tra mobilità internazionale, lacune vaccinali e trasmissione locale a consentire al morbillo di riapparire. La buona notizia è che non sono stati segnalati decessi nel periodo; quella meno rassicurante è che il virus continua a trovare gruppi sufficientemente numerosi di persone suscettibili per alimentare nuovi focolai.

    Share.
    Leave A Reply