In Russia è il terzo e ultimo giorno di elezioni per il rinnovo della Duma. Elezioni che, come anticipato dagli esperti, sono destinate a concludersi con una scontata vittoria del partito Russia Unita del presidente Vladimir Putin. Si tratta del primo rinnovo della Duma, cioè la camera bassa del Parlamento russo, dall’inizio del conflitto in Ucraina. Nonostante i pochi dubbi su chi vincerà, le autorità non hanno voluto correre rischi e hanno escluso dalla competizione le voci contrarie alla guerra. Intanto, il conflitto e i raid di Kiev continuano (GLI AGGIORNAMENTI).

    Anche italiani tra gli osservatori

    Tra gli osservatori ammessi in Russia per monitorare il voto ci sono anche alcuni italiani, mentre sono stati tenuti fuori dal Paese l’Osce e gli osservatori indipendenti come l’Ong Golos. Mosca si è quindi affidata a un numero record di osservatori internazionali considerati “amici”: 1.100 provenienti da 133 Paesi tra cui Honduras, Guatemala, Venezuela, Perù, Messico, Mozambico, Kenya e Armenia. E, come detto, dall’Italia: tra i nostri connazionali ha annunciato il suo viaggio a Mosca lo storico Angelo d’Orsi, che ha spiegato di essere stato “invitato dall’organizzazione internazionale di esperti politici ed elettorali” Iapee (progetto sostenuto dalle istituzioni russe), che partecipa alle operazioni di monitoraggio su indicazione della Camera civica russa. Secondo la Tass, comunque, almeno altri quattro italiani stanno lavorando come osservatori nel Territorio del Primorye, nell’estremo oriente russo, di fronte al Giappone. È dal 2018 che Mosca non invita osservatori dell’Organizzazione per la Sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Ci sono invece osservatori della Comunità degli Stati Indipendenti (Csi) e dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), promossa da Cina e Russia come alternativa alla Nato. Già in passato, inoltre, il Cremlino ha presentato singoli visitatori stranieri come “osservatori internazionali” che validano le operazioni di voto. 

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