Era stato facile, per i politici romeni al servizio di Bruxelles, annullare le elezioni vinte da Georgescu nel 2024. Un’accusa di essere filo putiniano, l’immancabile porcata di una magistratura che non sa cosa significhi indipendenza, ed il gioco di prestigio era fatto: un governo pronto ad ubbidire a Ursula von der Leyen. C’era però un piccolo ostacolo: il popolo della Romania che non aveva alcuna voglia di rispettare le imposizioni dell’Ue perché i soldi dell’Unione devono servire per le armi di Zelensky.

    Così sono iniziate le proteste popolari. Con scontri, lacrimogeni, arresti. Ma i problemi non si sono risolti da soli. Ed anche i politici filo europeisti non sanno come affrontare la situazione. Perché hanno ben chiaro che l’austerità imposta da Bruxelles farebbe scatenare la ribellione popolare. Già il Paese non è ricco, ma pretendere che tutti si impoveriscano ulteriormente per accontentare Ursula è difficile anche per gli europeisti romeni. Gli ultimi a scendere in piazza, in ordine di tempo, sono stati gli agricoltori. A loro erano stati promessi 100 euro di indennizzi per la siccità. Ma secondo le linee guida in stile Monti, riceveranno solo 19 euro. E si sono un po’ arrabbiati. Anche perché devono affrontare il blocco delle esportazioni di ovini.

    Dunque scontri, dunque feriti, dunque arresti.

    Il governo di Bucarest non sa che fare, non sa come affrontare la situazione. Ursula, ovviamente, se ne frega. E l’Unione insiste con l’austerità. Mentre cresce la convinzione che fosse meglio riconoscere la vittoria di Georgescu. Anche a costo di irritare Zelensky.

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