Le autorità serbe hanno respinto lo scorso 4 settembre la richiesta di permesso di soggiorno del giornalista Massimo Moratti, corrispondente per l’osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, sostenendo che rappresenti “rischi inaccettabili per la sicurezza del Paese” e intimandogli di lasciare la Serbia entro 15 giorni. A suo carico è stato poi emesso un provvedimento di espulsione, nonché un divieto di ingresso nel territorio nazionale valido per un anno. Non sarebbero state fornite ulteriori informazioni. Secondo l’osservatorio si tratta di “una forma di ritorsione amministrativa diretta ad intimidire Massimo in risposta al suo lavoro a sostegno dei giornalisti, della libertà dei media e della libertà di espressione in Serbia e nella regione”.
Escalation di violenze contro la libertà di stampa
Dal 2005 Moratti collabora con l’osservatorio in qualità di corrispondente, prima da Sarajevo e successivamente da Belgrado. Cittadino italiano e difensore dei diritti umani di lunga esperienza, lavora nella regione balcanica da oltre vent’anni e risiede stabilmente nella capitale serba dal 2022 con la compagna. A giugno è stato intervistato formalmente dall’Agenzia per la sicurezza e l’informazione dello Stato serbo; poi, il 3 settembre, la chiamata che lo convocava in polizia. Proprio nei confronti delle forze dell’ordine si è concentrata molta della sua attività. Amnesty International, per cui Moratti ha lavorato a Londra, ha rivelato in un rapporto datato 2025 che la polizia e i servizi segreti hanno utilizzato avanzati software di spionaggio per sorvegliare illegalmente giornalisti e attivisti della società civile e reprimere le loro attività. In prima persona lui ha documentato “l’escalation di violenze fisiche contro i giornalisti e i tentativi delle autorità serbe di censurare o mettere a tacere il giornalismo indipendente e le voci critiche”. Uno dei motivi per l’espulsione potrebbe essere un rapporto che ha firmato a luglio 2026.
Nel vuoto il ricorso; continuano le tensioni con la Bosnia
L’osservatorio ha chiesto la revoca dei provvedimenti perché Moratti possa rimanere a vivere con la compagna a Belgrado. Non è servito, per il momento, il ricorso presentato in tribunale lo scorso 10 settembre. I Balcani, nel frattempo, sono caldi anche per i funerali di Stato a Ratko Mladić, il “boia di Srebrenica”: la Bosnia ha espulso due diplomatici serbi e richiamato lo staff dall’ambasciata del paese confinante.
