di
Carla Ialeni
Il cronista era arrivato in Serbia nel 2022 con la compagna. Il sindacato dei dei giornalisti del Trentino Alto Adige: «Si priva la comunità internazionale di una voce su quanto accade in quell’area e si divide una famiglia»
Aveva chiesto il permesso di soggiorno in Serbia, dove vive stabilmente dal 2022 con la sua compagna. Ma il 4 settembre le autorità hanno respinto la richiesta presentata dal giornalista friulano Massimo Moratti, e gli hanno ordinato di lasciare il territorio entro 15 giorni, vietandogli anche l’ingresso per un anno. Ieri è stata concessa un’estensione di 15 giorni in attesa della decisione sul ricorso presentato da Moratti nei giorni scorsi.
Sulla vicenda è intervenuto il sindacato dei giornalisti del Trentino Alto Adige Südtirol appellandosi alle autorità diplomatiche italiane: «Si tuteli l’attività giornalistica di Massimo Moratti e l’integrità familiare — si legge in una nota —. Oltre a privare la comunità internazionale di una voce su quanto accade in quell’area dell’Europa, il provvedimento rischia di dividere la famiglia, con la moglie e il figlio ai quali invece è stato accordato il permesso di soggiorno».
L’espulsione
Il giornalista lavora da oltre 20 anni nei Balcani e dal 2022 risiede in Serbia con la sua famiglia, dove svolge l’attività di giornalista scrivendo di diritti umani e libertà di stampa. Dal 2005 collabora da Belgrado con l’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, prima da Sarajevo e poi da Belgrado. A fine gennaio Moratti e la sua compagna avevano presentato la richiesta di permesso di soggiorno, ottenuta solo dalla sua compagna. A giugno l’Agenzia per la sicurezza aveva interrogato il giornalista sulle attività professionali svolte nel Paese. Poi il 4 settembre Moratti ha ricevuto il provvedimento di espulsione per «rischi inaccettabili per la sicurezza del Paese». Anche il consorzio Media freedom rapid response ha espresso fermo sostegno al giornalista Massimo Moratti: «Esortiamo le autorità serbe a revocare immediatamente l’ordine di espulsione, consentendo al nostro collega di rimanere nel Paese con la propria famiglia e di proseguire il suo lavoro».
Le autorità serbe hanno respinto la richiesta di permesso di soggiorno di Moratti, ma «non hanno fornito ulteriori informazioni in merito alle motivazioni». Ma è chiaro, secondo il consorzio, che «l’allontanamento sia legato ai diversi ruoli di difensore dei diritti umani e della libertà dei media, ai suoi reportage sulle tensioni sociali e politiche in crescita in Serbia negli ultimi anni». Moratti ha lavorato in Serbia a diversi progetti europei su sfollati e rifugiati. Si è poi trasferito a Londra dove ha ricoperto la carica di vicedirettore dell’Ufficio regionale europeo di Amnesty International. Dopo essere tornato a Belgrado con la famiglia, è entrato a far parte di Media freedom rapid response.
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19 settembre 2026
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