La 68enne signora lucana, la cui guarigione dalla Sclerosi Laterale Primaria nel 2009 è stata riconosciuta come scientificamente inspiegabile, racconta ai media vaticani le sue emozioni relative all’arrivo di Leone XIV nel santuario francese che così tanto significa per lei. “Ascolto gli ammalati e dico loro quello che mi ha detto la Madonna: ‘Non abbiate paura’”

    Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

    Un miracolo non appartiene a chi lo riceve. Antonietta Raco oggi cammina e la scienza, per quanto affinata, non sa spiegare come né perché. Lei, però, sa un’altra cosa che al raziocinio sfugge: che i passi da compiere non sono necessariamente in avanti, verso la propria guarigione già conquistata, ma all’indietro, verso chi è rimasto fermo. Potrebbe raccontare. Dire a chi non riesce più ad alzarsi della Sclerosi Laterale Primaria che l’aveva paralizzata, e di come ne sia guarita durante un pellegrinaggio a Lourdes, accompagnata dalla sezione lucana dell’Unitalsi. Invece ascolta. “Perché di questo c’è bisogno”. Perché a chi non riesce ad alzarsi, un “ce l’ho fatta” pronunciato da chi cammina non porta consolazione, ma lo fa sprofondare ancora di più. È il silenzio, invece, quello che “dà la possibilità di entrare nel cuore”. E lì dentro, sostenere una speranza tanto inspiegabile quanto un miracolo. Sono le sensazioni che Antonietta Raco, 68enne lucana residente a Francavilla in Sinni, nella diocesi di Tursi-Lagonegro, condivide con i media vaticani in occasione dell’arrivo di Papa Leone XIV nella cittadina francese ai piedi dei Pirenei, divenuta importante luogo di pellegrinaggio per milioni di fedeli.

    Ascolta l’intervista ad Antonietta Raco

    In ascolto tra corpo e spirito

    Al pensiero di rivedere il Pontefice in quei luoghi che hanno riscritto la sua esistenza, Antonietta freme. “Penso che già tutto quello che dice nelle sue omelie, nei suoi incontri e nelle udienze del mercoledì faccia percepire il suo carisma e la sua vicinanza alle persone più fragili e più deboli”, racconta. “Credo quindi che tutto ciò che dirà a Lourdes potrà riempire il cuore di tante persone che in questo momento soffrono, sia nel corpo sia nello spirito. Sarà sicuramente di grande aiuto per loro”. I giorni del Papa nella cittadina francese intrecceranno infatti preghiera e incontro, silenzio e parola: spirito e corpo, due facce della stessa medaglia, che spesso condividono anche lo stesso dolore.

    Antonietta a Lourdes

    Antonietta a Lourdes

    Un dono da condividere

    Il patimento di un corpo che, dopo la diagnosi, sembrava spegnersi lentamente, trascinando con sé anche lo spirito. E dove questo sembra arrendersi, la paura trova spazio per insediarsi. Sopraggiunge, viene naturale. Ma quando Antonietta si immerge nella piscina di Lourdes, una voce leggera rompe il consueto, il razionale: Non temere. Eppure lei teme, al punto da custodire in silenzio, la scoperta di poter camminare di nuovo. Solo più tardi trova la forza di dirlo, perché comprende che il suo vescovo, monsignor Francescantonio Noè, aveva ragione: “Mi disse che questo dono non era per me, ma per tutti quanti”.

    “Non avere paura”

    Da allora Antonietta è volontaria dell’Unitalsi. Ascolta, prega, o semplicemente ripete ciò che la Madonna l’ha incoraggiata a fare a Lourdes: “Non avere paura”. Perché la vicinanza non si misura con gli occhi. E perché dei miracoli si legge spesso, ma si smette di crederci, finché “qualcosa di simile succede anche a te”.

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