Devlet Bahçeli, leader di Mhp, partito ultranaxionalista turco
Il pluridecennale conflitto armato tra Turchia e Pkk vive una fase di sospensione da oltre un anno grazie al processo di pace in corso. Nell’ottobre del 2024 Devlet Bahçeli, leader del partito Mhp, alleato del presidente Erdogan, ha dichiarato che era venuto il tempo di permettere a Abdullah Öcalan di parlare davanti alla Grande Assemblea Nazionale, il parlamento turco, aprendo la strada a un confronto che portasse alla pace.
Abdullah Öcalan in una foto di qualche anno fa
Quel messaggio è stato significativo perché Öcalan si trova da oltre ventisette anni rinchiuso nella prigione di massima sicurezza sull’isola di Imrali scontando, per un lungo periodo in totale isolamento, la pena dell’ergastolo aggravato. Il leader curdo che parla nella Grande Assemblea Nazionale ha fatto pensare a un uomo finalmente libero.
La prigione di massima sicurezza dove da ventisette anni è detenuto Öcalan. L’edificio sorge su una piccola isola della Turchia nel sud del Mar di Marmara
L’invito di Bahçeli è stato raccolto da Öcalan che ha compiuto passi significativi per dare credibilità all’impegno suo personale e del suo popolo nella risoluzione del conflitto. Con l’appello “Per la pace e una società democratica”, del febbraio 2025, ha invitato il Pkk a sciogliersi e a deporre le armi per passare dal piano della lotta armata a quello della lotta prettamente politica, ritenendo che ormai il popolo curdo fosse riuscito ad ottenere sia il riconoscimento come popolo, sempre negato dalla Turchia con le sue politiche di assimilazione, condotte anche attraverso una feroce repressione, sia come attore politico.
L’aula della Grande Assemblea nazionale turca
Il primo importante risultato di questo processo di pace è stata la rottura dell’isolamento di Öcalan che dal dicembre del 2024 riceve con frequenza la delegazione del Dem, il partito a cui il leader curdo si appoggia per la negoziazione, ma ha anche potuto riabbracciare la sua famiglia a ottobre scorso. Tuttavia della sua liberazione ancora non si parla, nonostante lo stesso Bahçeli ripeta che debba essergli riconosciuto il diritto alla speranza, principio stabilito dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Ma la Legge quadro, frutto delle negoziazioni, approvata dal Parlamento il 10 agosto ed entrata in vigore il 18 agosto, esclude per lui questa possibilità. Tuttavia si continua a dargli un ruolo di rilievo, con la sua inclusione in alcuni organismi costituiti per dare gambe al processo di pace. Provando a leggere insieme i tanti elementi sul tavolo, però, la prudenza sugli esiti finali del processo di pace è d’ obbligo.
Ma andiamo con ordine. La Legge quadro ha due obiettivi. Il primo è di stabilire le modalità di accertamento dello scioglimento del Pkk, del Kck, ossia l’ Unione delle Comunità del Kurdistan, che promuove il paradigma politico del confederalismo democratico ideato da Öcalan, e delle formazioni a loro collegate, nonché di consegna delle armi in loro possesso. Appartengono al Kck lo stesso Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan, attivo in Turchia), il Pyd (Partito dell’ Unione Democratica, presente nel Rojava, Siria), il Pjak (Partito per la Vita Libera in Kurdistan, presente in Iran) e il Pçdk (Partito per la Soluzione Democratica del Kurdistan, attivo in Iraq). Quindi gli effetti della legge quadro, con lo scioglimento del Kck, sono destinati ad avere ricadute oltre i confini turchi, coinvolgendo tutto il movimento di liberazione curdo.
Abdullah Ocalan nel 2025
Gli accertamenti sull’effettiva dissoluzione di queste organizzazioni sono condotti dal National Security Council che deve pubblicare in Gazzetta Ufficiale la sua decisione in merito. Solo raggiunto il primo obiettivo si può procedere con il secondo, rappresentato dalla cancellazione in forma individuale, quindi caso per caso, delle indagini, dei processi in corso e delle pene inflitte ai condannati e alle condannate per i reati inseriti in questa legge, purché siano membri delle organizzazioni citate oppure siano persone che consapevolmente le hanno supportate. La cancellazione è però soggetta a un periodo di sospensione delle indagini, dei processi e delle pene di cinque o dieci anni a seconda del reato contestato. Tuttavia la legge esclude coloro che abbiano commesso prima del 1° giugno 2005, omicidi intenzionali in adesione alle attività dell’organizzazione oppure un reato punibile con l’ergastolo o con l’ergastolo aggravato. Questo è il caso di Öcalan.
Già dai primi articoli della legge emergono delle criticità. La prima è che tali organizzazioni sono dichiarate esplicitamente terroristiche consegnando alla storia questa definizione che rimarrà appiccicata, macchiando in qualche modo il movimento di liberazione curdo. Nei libri di storia e di diritto, ma anche nel confronto politico salterà sempre fuori questo aggettivo collegato a tali organizzazioni con il rischio reale di inciderlo nella memoria collettiva, associando così al terrorismo la lotta per la liberazione e l’emancipazione che il popolo curdo ha portato avanti contro i governi oppressori di Turchia, Siria, Iran e, fino all’istituzione della Regione del Kurdistan iracheno, Iraq. Sono prevedibili le strumentalizzazioni da parte del governo turco che potrà usare questa definizione stabilita per legge per la propria propaganda.
(Imagoeconomica)
La seconda criticità è l’esclusione di Öcalan dai benefici della legge. È persino paradossale poiché si tratta dell’uomo grazie al quale il processo di pace ha potuto prendere forma ed è la guida indiscussa, da quasi cinquant’anni, del movimento di liberazione curdo. La sua mancata liberazione potrebbe, nei fatti, non dare pieno riconoscimento al suo popolo e lasciare, come si diceva, quell’etichetta di terroristi cucita addosso ai curdi, con possibili strascichi nella politica e nelle relazioni con i turchi.
La terza criticità risiede invece nell’aver concepito un’architettura non pienamente democratica per l’implementazione delle procedure che dovranno portare ai risultati che la legge si prefigge. Infatti, gli organismi coinvolti nella sua realizzazione sono sostanzialmente di natura governativa, a partire dal Consiglio Nazionale di Sicurezza che deve verificare l’effettivo scioglimento delle organizzazioni e la consegna da parte loro delle armi. Compete anche al Consiglio concedere il permesso sulle indagini aperte dopo la data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sua decisione sullo scioglimento delle organizzazioni e sulla consegna delle armi.
Recep Tayyip Erdogan (Imagoeconomica)
La legge ha poi previsto la costituzione di un organismo, già istituito, il Consiglio di monitoraggio e valutazione, che vigila l’intera attuazione della legge. La composizione di tale organismo è tutta governativa, ma si è aperto uno spiraglio per includervi anche Abdullah Öcalan, che sarebbe però l’unica voce non governativa. È da notare che nessuna donna fa parte di questo organismo, aspetto di non poco conto che si infrange con i principi democratici dell’uguaglianza non solo formale ma anche sostanziale tra i sessi. Al Consiglio spetta, tra le altre cose, presentare alle autorità giudiziarie competenti la cancellazione delle misure e delle pene inflitte alle persone che ne facciano richiesta. Un enorme potere che non è almeno controbilanciato da uno più democratico che sia rappresentativo della Grande Assemblea Nazionale, la quale viene solo aggiornata dal Consiglio e, attraverso una Commissione di monitoraggio, può unicamente verificare l’operato di questo e presentare delle raccomandazioni.
(Imagoeconomica)
Il Consiglio ha deliberato, il 26 agosto, la costituzione di quattro commissioni e Öcalan farebbe parte di quella per il disarmo e il coordinamento strategico. Secondo quanto si sa fino ad ora, i membri delle commissioni saranno funzionari governativi, burocrati e esperti nelle aree oggetto di ciascuna commissione. La legge affida al Ministero degli interni il compito di stabilire le procedure e i principi per la consegna e registrazione delle armi. Ancora una volta tutto è nelle mani del governo che, per sua natura, rappresenta una sola parte del ventaglio politico parlamentare. Procedure decisionali ed esecutive più democratiche avrebbero il vantaggio di garantire maggiore trasparenza, fondamentale in un percorso così delicato.
La Corte Costituzionale turca
L’ultima criticità è la scelta di non procedere con l’amnistia, la quale avrebbe cancellato oltre alle pene anche i reati. Si è preferito l’indulto per chi è stato già condannato, che elimina solo la pena e lo fa al termine del periodo di sospensione della stessa, sempre che nel frattempo non si siano compiuti altri reati previsti nella medesima legge. Analoga procedura vale per chi è sotto indagine o processo. La permanenza del reato quali implicazioni avrà nella vita delle persone che hanno beneficiato della legge? Saranno, ad esempio, interdette dai pubblici uffici? Toccherà ai provvedimenti successivi dare le risposte.

Gli aspetti positivi della legge sono sicuramente aver aperto alla possibilità per alcune persone di intravedere la luce in fondo al tunnel delle galere turche e aver dato una spinta, istituzionalizzandolo, al processo di pace che procedeva molto lentamente a causa delle forze di governo. Nei quasi due anni trascorsi dalle parole di Bahçeli, mentre il Pkk su impulso di Öcalan ha fatto grandi concessioni, il governo invece ha dato ben poco in cambio. Oggi la procedura sembra aver preso un po’ di slancio. La testata giornalistica ANHA ha scritto che potrebbe nascere una commissione guidata da Öcalan formata da un gruppo che dovrà lavorare attivamente in tutte le parti del Kurdistan e in Europa, dove c’è una grande diaspora di curdi e curde. Si fa leva sul rapporto profondo che unisce il leader curdo al suo popolo, il quale ha fiducia in lui e lo segue. Questo legame non deve finire nelle grinfie di Erdogan per non cadere nella trappola della strumentalizzazione.
Manifestazione per la liberazione di Ocalan a Milano nel 2022 (Imagoeconomica, Clemente Marmorino)
La Turchia conosce bene la capacità di Öcalan di guidare il suo popolo e per questo lo tiene rinchiuso in prigione. Sa quale effetto straordinario avrebbe la sua liberazione su milioni di curdi e curde, ma anche su centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo che lottano per l’autodeterminazione dei popoli e riconoscono in Öcalan un leader politico moderno. Per il governo turco è probabilmente preferibile tenerlo in carcere per evitare che possa sfuggirgli di mano il controllo saldo che, per il momento, esercita sul processo di pace.
Erdogan vuole riportare la Turchia alle glorie dell’Impero ottomano e si gioca la partita sia sul piano interno, dove i problemi economici mordono la società e il conflitto con il Pkk ha sempre rappresentato una minaccia alla sua visione di Stato, sia su quello internazionale, dove si contende aree di influenza, non solo regionali, con l’Iran, l’Arabia Saudita e Israele. Il processo di pace per il presidente turco deve portare stabilità interna e sicurezza, quest’ultima anche sui confini. Per cui la recente notizia dell’avvenuta integrazione militare in Siria, dopo lo scioglimento delle Sdf (Forze Democratiche Siriane), deve averlo reso di buon umore.
Donne curde
Ma per le curde e i curdi il processo di pace deve portare alla democrazia reale e non solo formale. Nonostante l’avanzare del processo di pace, oggi con azioni concrete, non è il tempo per i curdi di abbassare la guardia perché la strada è piena di insidie. Sebbene il governo turco abbia bisogno di neutralizzare il conflitto interno, è difficile pensare che sia disponibile a grandi slanci verso la democratizzazione dello Stato, obiettivo nemmeno sfiorato dalla legge quadro. I curdi e le curde hanno un compito davvero difficile da svolgere perché non sarà semplice conquistare quella democrazia per la quale hanno accettato l’invito di Bahçeli al dialogo. Devono avere contemporaneamente visione, capacità e creatività politica. Il popolo curdo è pieno di risorse e adesso deve usarle tutte e gli altri popoli devono stare al suo fianco e sostenerlo.
Il precario scenario mediorientale e il mutamento degli equilibri internazionali hanno chiarito la fragile condizione dei popoli che lottano per la loro autodeterminazione, stretti tra il continuo disintegrarsi del diritto internazionale, i rapporti di forza, la prepotenza criminale dei potenti, le alleanze tattiche che cambiano rapidamente e lo sdoganamento del genocidio che, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, non rappresenta più un tabù.
Pubblicato lunedì 21 Settembre 2026
Stampato il 21/09/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/processo-di-pace-in-turchia-non-sara-una-passeggiata/
