Il miglior realizzatore dell’Italia in questo Europeo guarda avanti: “Possiamo lavorare soprattutto sulla continuità”
22 settembre – 19:59 – TORINO
Vede l’azzurro e si scatena. Quando indossa la maglia dell’Italia, in Yuri Romanò scatta qualcosa. Il suo ex compagno Simone Anzani lo chiama «Nazionale Power»: fatto sta che, quando deve rappresentare il suo Paese, l’opposto, nuovo rinforzo del Varsavia, dà il meglio di sé. È stato così la prima volta quando, nel 2021, De Giorgi lo portò in azzurro direttamente dall’A2, lanciandolo in un Europeo di cui, un po’ a sorpresa, si ritrovò tra i protagonisti. Lo è ancora cinque anni dopo: 92 punti, il 61% in attacco e 12 ace fanno di lui il miglior realizzatore dell’Italia in questo Europeo. Nel frattempo, è cambiato quasi tutto, anche la geografia della sua carriera. Romanò non solo in Superlega ci è arrivato, passando da Milano e Piacenza, ma l’anno scorso ne è anche ripartito, trascorrendo la prima stagione lontano dall’Italia, in Russia, e scoprendosi straniero dentro e fuori dal campo. Ha dovuto adattare il proprio gioco, aggiungendo armi e soluzioni nuove, imparare a vivere quotidianamente in un’altra lingua e, in una squadra giovane, passare quasi senza accorgersene da ragazzo che ascolta a campione del mondo che viene ascoltato. Quest’estate l’azzurro lo ha riportato a casa. Ora, tra lui e la Final Four di Milano, resta la Finlandia, domani sera.
Com’è stato il suo percorso quest’anno?
“È stato positivo. Mi sono trovato bene, ho provato tante cose nuove e fatto nuove esperienze, soprattutto di vita. Ho conosciuto tante persone, culturalmente diverse, e penso che questo mi abbia fatto crescere molto dal punto di vista personale e anche da quello pallavolistico, perché ho giocato una pallavolo leggermente diversa. Ho dovuto adattarmi e secondo me questo mi ha aiutato a crescere anche dal punto di vista tecnico”.
Come è stato accolto al Fakel?
“La squadra in cui sono stato lavora tanto sui giovani ed era un gruppo molto giovane, quindi credo di essere stato visto un po’ come una guida per loro. Sono arrivato da campione del mondo e percepivo che le cose che dicevo venivano prese in un certo modo, loro cercavano di imparare da me. Mi è piaciuto molto poter essere d’aiuto per questi ragazzi e magari nei prossimi anni vederli crescere, perché in generale in Russia di talento ne hanno parecchio”.
Sarebbe più stimolante riavere la Russia tra le rivali?
“Sì, sicuramente. Se ci fossero anche loro sarebbe tutto un po’ più complicato. Ovviamente ce la giocheremo anche con loro, quando torneranno. Io la vedo dal punto di vista dei ragazzi che ho conosciuto e penso anche di potermi immedesimare: se succedesse a noi, capiremmo la situazione che vivono questi ragazzi. Poi ovviamente ci sono discorsi enormi, molto più grandi di noi, e quindi anche la nostra opinione lascia il tempo che trova. Però penso che lo sport sia sport: è una delle cose più belle che abbiamo e non dovrebbe essere influenzato da cose brutte”.
Che Italia ha ritrovato?
“È stato ancora più bello ed emozionante tornare, rivedere i ragazzi dopo anno intero. Di solito almeno ci gioco contro durante la stagione, quindi è stato bello ritrovarsi e raccontarsi un po’ quello che abbiamo passato in questi mesi. E poi in campo è sempre bello tornare insieme. Dopo tutti questi anni viene quasi tutto automatico”.
Un punto di forza di questo gruppo è il riuscire a inserire sempre bene nuovi giocatori…
“Sì, è una cosa che negli anni si è verificata più volte. Riusciamo a integrare bene nel gruppo i ragazzi giovani che arrivano e secondo me questo li aiuta anche a rendere più o meno da subito in campo”.
Fefè De Giorgi dice che c’è ancora qualcosa da migliorare. Sentite di avere ancora margine?
“Per fortuna c’è ancora margine, perché significa che possiamo migliorare ancora. Possiamo lavorare soprattutto sulla continuità e sull’essere più costanti nel tenere sempre alto il livello. Quello farà la differenza”.
Avete già guardato alle possibili avversarie dell’immediato futuro o è vietato andare oltre la Finlandia?
“Siamo tutti concentrati su questa partita, perché è quella che ci separa dalla Final Four, che sono il nostro obiettivo primario. Quando c’è un Europeo in casa, l’obiettivo è giocare più partite possibili e, se vinciamo questa, le giocheremo tutte in ogni caso. Poi, se sarà Final Four, ci penseremo”.
Il servizio è diventato sempre più importante nel tuo gioco. È un fondamentale che senti particolarmente tuo?
“È un fondamentale che mi piace molto e negli ultimi anni è diventato molto importante nella pallavolo moderna, quindi lo alleniamo tantissimo. Mi piace, mi viene bene evidentemente, quindi gli dedico tanto tempo e tanta concentrazione negli allenamenti. Vedere che il lavoro rende e porta a questi risultati mi fa piacere”.
È stato bello avere vicino sua moglie Marta e la sua bimba Sara durante questo Europeo?
“Per il tipo di giocatore che sono, mi aiuta molto lasciare le cose e i problemi della palestra in palestra e liberare la mente quando sono fuori. Quando sono a casa loro mi aiutano molto, quindi averle vicine fa bene. Gli orari sono proibitivi per una bambina di due anni e mezzo; quindi, è venuta soltanto a Napoli e poi sono venute a trovarmi a Modena. Lei si diverte molto a vedere le partite, fa il tifo e mi riconosce. Se andremo a Milano saranno sicuramente lì e sarà bellissimo giocare davanti a loro”.
Sa già a chi dedicare un’eventuale medaglia…
“Beh, ci pensiamo quando succede…”.
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