Foto: BoBo/MMC RTV SLO

    Foto: BoBo/MMC RTV SLO



    Spremljajte RTVSLO.si kot prednostni vir na Google

    Le oltre 13 ore di dibattito lasciano invariate le funzioni parlamentari di Stevanović e Avšič Bogovič, ma la lunga giornata segna un definitivo punto di non ritorno nelle dinamiche fra maggioranza e opposizione. Se nel caso del presidente della Camera sono state confermate le attese, con 49 voti contrari alla sfiducia e 37 a favore, per quanto riguarda la deputata del principale partito d’opposizione i numeri non sono stati così solidi. Nel segreto dell’urna, infatti, i voti a favore della sua destituzione si sono fermati a 45, uno in meno di quelli necessari. Salvata quindi dallo scrutinio segreto e da due schede nulle. Gli occhi sono puntati sul pacchetto di 6 voti dei Democratici di Anže Logar, il cui gruppo parlamentare non aveva presentato una posizione ufficiale né si era unito alla proposta presentata da SDS, Nuova Slovenia e Resni.ca. Avšič Bogovič ha respinto le accuse contenute nella mozione di sfiducia, e l’opposizione ha fatto quadrato intorno a lei, annunciando che anche in caso di destituzione l’avrebbero proposta di nuovo per una posizione che, da sempre, è una forma di garanzia per la minoranza. Stevanović, accusato di aver abusato delle procedure parlamentari e di non aver tutelato i diritti costituzionali dell’opposizione, ha superato il voto segreto senza difficoltà, e nel suo intervento ha rivendicato il suo ruolo da leader di Resni.ca come unica scelta logica quella di un presidente che non appartenga a nessuno dei due poli.
    Ma a pesare come un macigno è soprattutto il dibattito aspro e teso che ha caratterizzato la lunga giornata, nella quale maggioranza e opposizione non hanno lesinato accuse e critiche feroci, con un linguaggio spesso sopra le righe come nel caso dell’ex ministra e deputata di Movimento Libertà Alenka Bratušek, che si è detta pronta a difendere la sua posizione “fino all’ultima goccia di sangue” per evitare che il parlamento si trasformi in un circo. Matjaž Han, dei Socialdemocratici, ha definito il dibattito perverso e ha affermato che Avšič Bogovič non deve diventare “il parafulmine della stupidità di questo Paese”. Parole che alzano la temperatura del termometro politico, qualora ce ne fosse ancora bisogno, in vista del voto referendario del prossimo 11 ottobre.

    Valerio Fabbri

    Pubblicità

    Share.
    Leave A Reply