Solo pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare una scena del genere. Volodymyr Zelensky che restituisce alla Polonia l’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza della Repubblica polacca, ricevuta nel 2023 dall’allora presidente Andrzej Duda.

    Eppure è quanto avvenuto nel giugno 2026, dopo che il nuovo presidente polacco Karol Nawrocki aveva deciso di revocare il riconoscimento al capo dello Stato ucraino.

    Un episodio dal valore simbolico, che però racconta meglio di molti comunicati diplomatici quanto siano cambiati i rapporti tra Varsavia e Kiev.

    La Polonia che nel febbraio 2022 aveva aperto le frontiere a milioni di profughi ucraini e che era diventata uno dei principali sostenitori politici, militari e logistici di Kiev appare oggi molto più distante.

    Il nodo più difficile da sciogliere non riguarda però soltanto la guerra in corso. Affonda le proprie radici nella storia del Novecento e, soprattutto, nelle stragi della Volinia e della Galizia orientale, nelle quali durante la Seconda guerra mondiale furono uccise decine di migliaia di civili polacchi.

    Per Varsavia le responsabilità dell’Esercito insurrezionale ucraino (UPA) costituiscono una questione storica non negoziabile. Nella memoria nazionale ucraina, invece, UPA e parte del movimento nazionalista vengono ricordati per la lotta per l’indipendenza e contro il dominio sovietico.

    Due memorie che oggi tornano violentemente a scontrarsi.

    A far precipitare la situazione è stata la decisione di Zelensky, nel maggio scorso, di attribuire a un’unità delle Forze per le operazioni speciali ucraine il nome onorifico di «Eroi dell’UPA».

    In Polonia la scelta ha provocato una reazione durissima.

    Il ministero degli Esteri polacco ha parlato apertamente di «dolore e indignazione», ricordando che le relazioni tra i due Paesi devono fondarsi anche sulla verità storica e sul rispetto delle vittime.

    Poche settimane dopo è arrivata la decisione di Nawrocki.

    Il 19 giugno 2026 il presidente polacco ha revocato a Zelensky l’Ordine dell’Aquila Bianca, collegando esplicitamente il provvedimento alla celebrazione dell’UPA.

    Nawrocki ha comunque precisato che la scelta non era rivolta contro il popolo ucraino e che non modificava gli interessi strategici della Polonia in materia di sicurezza. Ha inoltre riconosciuto che un conflitto permanente tra polacchi e ucraini finirebbe per favorire Mosca.

    La risposta del presidente ucraino non si è fatta attendere. Zelensky ha restituito materialmente l’onorificenza alla Presidenza polacca. La Cancelleria di Varsavia ne ha successivamente confermato la ricezione.

    Un gesto che ha trasformato una controversia sulla memoria storica in una vera crisi diplomatica.

    La tensione è aumentata ulteriormente quando Zelensky, parlando del futuro Pantheon nazionale ucraino, ha rivendicato il diritto degli ucraini a decidere autonomamente quali personaggi della propria storia considerare eroi.

    Da Varsavia è arrivata una risposta altrettanto netta.

    Il vicepremier e ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz ha dichiarato che «con Bandera l’Ucraina non entrerà nell’Unione Europea».

    Anche esponenti di primo piano del PiS hanno assunto posizioni analoghe, sostenendo che la questione del «banderismo» non possa essere ignorata nel percorso europeo dell’Ucraina.

    La memoria storica, tuttavia, non spiega da sola ciò che sta accadendo.

    Negli ultimi anni si sono accumulate tensioni sull’importazione dei prodotti agricoli ucraini, sull’accoglienza dei rifugiati, sugli aiuti economici e militari e sulla percezione, presente in una parte della società polacca, che Kiev non abbia mostrato sufficiente riconoscenza nei confronti di Varsavia.

    Anche sul terreno militare sono emersi contrasti. Il ministro della Difesa polacco ha accusato l’Ucraina di non aver rispettato gli accordi sulla condivisione di alcune tecnologie relative ai droni, nonostante il consistente sostegno militare ricevuto dalla Polonia.

    È il segnale di un cambiamento più profondo: Varsavia continua a considerare l’indipendenza dell’Ucraina un elemento importante della propria sicurezza nazionale, ma il sostegno politico a Kiev è diventato molto più problematico rispetto ai primi anni della guerra.

    Il deterioramento emerge anche dalle rilevazioni dell’opinione pubblica.

    Un sondaggio CBOS dell’agosto 2026 ha rilevato che il 46% dei polacchi giudica negativamente i rapporti con l’Ucraina, mentre soltanto il 12% li considera positivamente.

    In un’altra rilevazione di SW Research, il 46,6% degli intervistati attribuiva all’Ucraina la responsabilità dell’escalation delle tensioni bilaterali, mentre il 12,7% indicava la Polonia e il 25,4% entrambi i Paesi.

    Già prima della decisione definitiva di Nawrocki, inoltre, un sondaggio United Surveys aveva registrato una maggioranza favorevole alla revoca dell’Aquila Bianca a Zelensky.

    Anche sull’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea la società polacca appare oggi decisamente più fredda rispetto agli anni immediatamente successivi all’invasione russa.

    All’interno di questo clima sta trovando spazio anche un fenomeno più controverso.

    Negli ambienti nazionalisti e in una parte della discussione online polacca vengono utilizzate sempre più frequentemente espressioni che collegano l’Ucraina contemporanea al fascismo o al nazionalismo radicale, soprattutto attraverso il riferimento a Stepan Bandera e all’UPA.

    Dopo la decisione di Zelensky sugli «Eroi dell’UPA», un’analisi della rete polacca riportata dalla stampa nazionale ha registrato un aumento del 345% dei contenuti e delle reazioni anti-ucraine rispetto al periodo precedente preso in esame.

    Le stragi della Volinia, il ruolo dell’UPA e il culto di Bandera rappresentano questioni reali e profondamente radicate nella memoria collettiva della Polonia, ben precedenti all’attuale conflitto tra Russia e Ucraina.

    Il punto controverso è il passaggio dalla condanna di quelle organizzazioni e dei loro crimini alla definizione dell’intero Stato ucraino contemporaneo come «fascista».

    Il risultato è un paradosso geopolitico. Polonia e Ucraina continuano ad avere un interesse strategico comune nel contenimento della Russia, ma contemporaneamente stanno riemergendo divisioni storiche, economiche e politiche che la guerra del 2022 aveva temporaneamente messo in secondo piano.

    La stessa leadership polacca continua ad avvertire che trasformare queste divergenze in un’ostilità permanente tra i due popoli sarebbe funzionale agli interessi del Cremlino.

    Ma qualcosa, rispetto al 2022, è indubbiamente cambiato.

    L’Aquila Bianca prima concessa a Zelensky, poi revocata da Nawrocki e infine rispedita a Varsavia dal presidente ucraino è diventata così il simbolo di una relazione passata, nel giro di quattro anni, dall’alleanza quasi incondizionata a una crescente e sempre più evidente diffidenza reciproca.

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