Un centinaio di sacerdoti, provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, ha manifestato per le vie della Capitale per invocare la pace. Un modo per sensibilizzare sulla necessità di risolvere i conflitti con il dialogo e la diplomazia
Alessandro Guarasci – Città del Vaticano
Spazio alla diplomazia, messa al bando delle armi, no alle aziende che lucrano sulla guerra. Un centinaio di sacerdoti, provenienti da otto Paesi e da diverse regioni d’Italia, della rete “Preti contro il Genocidio” è a Roma per manifestare per la pace. Un modo per sensibilizzare sulla necessità di risolvere i conflitti con la diplomazia.
Il percorso della marcia
Alle 15 un momento di preghiera presso la Chiesa di Santo Spirito in Sassia. Poi una marcia lungo Via della Conciliazione, portando un sudario con i nomi di 300 bambini palestinesi e libanesi uccisi dopo la dichiarazione dei due “cessate il fuoco”. Lungo il corteo un canto su Taybeh, in Cisgiordania, composto appositamente per l’occasione da padre Xavier Morlans. La conclusione del corteo davanti alla sede di Leonardo, azienda partecipata al 30% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che, secondo il rapporto Sipri del 2025, è la seconda azienda dell’Unione Europea nel settore degli armamenti e ha aumentato il proprio fatturato bellico del 10%, raggiungendo i 13,8 miliardi di dollari.
La manifestazione di oggi (ANSA)
La difficile situazione a Gaza e in Cisgiordania
L’iniziativa ha avuto anche il supporto di Michel Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme, il quale in una lettera ha scritto: “Qui, ora, la morte regna ovunque e viene moltiplicato l’odio e versato ancora sangue. Pietà, Signore per le vittime che sono state uccise, in un sudario senza fine, ben oltre settantamila persone solo a Gaza. Qui non c’è più umanità. Pregate perché il rispetto per la vita sia nei cuori di tutti i governanti, a Gerusalemme e in tutto il mondo”. Anche oggi l’agenzia di stampa Wafa riferisce che il comune della cittadina Al-Mazra’a Al-Sharqiya, a est di Ramallah, ha dichiarato che “oltre 200 coloni, sotto la protezione dei soldati dell’Idf, hanno attaccato la periferia della città, danneggiando veicoli e abitazioni”.
Solo l’incontro favorisce la pace
Per don Nandino Capovilla, che partecipa alla marcia, “serve dare un segnale di attenzione a tutti i cristiani della Terra Santa. Si apre l’assemblea delle Nazioni Unite e si chieda assolutamente che si torni proprio a un’azione diplomatica, che si dia voce a quel necessario negoziato, alle voci della Comunità Internazionale che si dia forza soprattutto al diritto internazionale. Ma non solo, come chiede anche Papa Leone, che si proceda proprio all’incontro che porti al rispetto di tutti i diritti e soprattutto delle leggi che proteggono le popolazioni più colpite”.
