Il miglior portiere della Serie A è senza nazionale. La frase sembra un paradosso, ma è la fotografia del momento vissuto da Mile Svilar: due volte premiato come numero uno del campionato italiano, protagonista con la Roma, ma ancora lontano dalla maglia del Belgio che sogna di vestire. Nel mezzo c’è una sola partita con la Serbia, un’amichevole del 2021 che oggi pesa come un macigno: da quella convocazione sono nati un blocco regolamentare e un rapporto ormai deteriorato con la federazione serba

Svilar, due volte miglior portiere della Serie A: perché è ancora senza nazionale
Il passaggio dalla Serbia
Nel settembre 2021 il portiere accettò la chiamata della Serbia e scese in campo con la nazionale maggiore in un’amichevole contro il Qatar. Fu la sua unica presenza con la selezione serba. In seguito è emersa la sua intenzione di tornare a rappresentare il Belgio, ma il precedente passaggio tra federazioni è diventato il punto centrale del caso. Non si tratta, dunque, di un talento ignorato perché ritenuto insufficiente: la sua carriera internazionale si è intrecciata con regole che disciplinano chi può giocare per quale federazione.
Dire che l’incontro con il Qatar fosse un’amichevole non equivale a dire che fosse irrilevante per valutare la posizione del giocatore. Ma neppure basta l’etichetta di “presenza ufficiale” per spiegare, da sola, l’intero regolamento. FIFA distingue tra tipi di partite, precedenti rappresentative e condizioni per cambiare associazione. Il nodo riportato dalle ricostruzioni sul caso Svilar è la sequenza: prima il percorso nelle giovanili belghe, poi la presenza nella nazionale maggiore serba e infine la richiesta di tornare al Belgio.
La FIFA, nel settembre 2026, ha pubblicato indicazioni aggiornate proprio sull’idoneità a rappresentare le nazionali e sulle richieste di cambio di federazione. La procedura richiede l’esame delle circostanze del singolo calciatore; il possesso di una nazionalità, da solo, non risolve necessariamente la questione sportiva. È una distinzione utile nel caso di Svilar, che ha legami personali con entrambi i Paesi ma non può trasformare quei legami, per semplice scelta, in una convocazione belga.
Perché non gioca neppure con la Serbia
L’altra metà della vicenda non è soltanto regolamentare. La Serbia è la nazionale maggiore con cui Svilar ha giocato, ma non lo ha riportato stabilmente nel proprio gruppo dopo che il portiere ha manifestato la preferenza per il Belgio. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, quel ripensamento ha incrinato i rapporti con la federazione serba. Non essere convocato, tuttavia, è diverso dall’essere dichiarato non idoneo: la prima è una scelta sportiva e federale, la seconda riguarda le regole di eleggibilità. Confondere i due piani fa apparire il suo caso più semplice di quanto sia.
È per questo che l’assenza al Mondiale 2026 e quella all’inizio della Nations League 2026-27 raccontano piuttosto gli effetti, ancora aperti, di una scelta internazionale fatta quando Svilar non aveva raggiunto l’attuale posizione nel calcio italiano. SportMediaset riferisce che i suoi legali stanno lavorando sul caso; questo, però, non equivale all’annuncio di un’autorizzazione FIFA né consente di indicare una data per un eventuale ritorno tra i convocabili del Belgio.
Resta un contrasto concreto: la Roma può programmare il proprio futuro con un portiere premiato per due stagioni consecutive, mentre Svilar non ha oggi una nazionale con cui misurarsi nelle competizioni internazionali.

