In vista dell’imminente incontro a New York con il presidente statunitense Donald Trump, che si terrà la prossima settimana a margine dei lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha impresso una repentina e profonda svolta alla geopolitica regionale. Con un’operazione lampo concertata per rispondere con precisione alle pressioni sanzionatorie giunte da Washington e sollecitate in prima persona dal segretario al Tesoro Scott Bessent, Ankara ha avviato il definitivo smantellamento dei principali canali finanziari e logistici utilizzati dal regime di Teheran sul territorio turco.

    L’autorità di vigilanza bancaria di Ankara (BDDK) ha infatti disposto la revoca della licenza operativa per la filiale di Istanbul della Bank Mellat, lo storico istituto statale iraniano con sede centrale a Teheran, decretando l’immediata cessazione delle attività di tutte le sue sedi nel Paese e ponendo fine a oltre quarant’anni di operatività finanziaria. Contemporaneamente, le autorità della Turchia hanno accelerato le procedure per la liquidazione coatta e la gestione commissariale di Golden Global Bank, finita da tempo nei radar del Tesoro americano perché ritenuta un nodo strategico per il trasferimento di risorse finanziarie collegate alle attività delle Guardie della Rivoluzione Islamica.


    Sul piano delle infrastrutture e dei trasporti, il rigido allineamento della Turchia si è tradotto nella sospensione a tempo indeterminato, con decorrenza dal 21 settembre, di tutti i collegamenti aerei verso il territorio turco gestiti dalla compagnia iraniana Mahan Air. L’adozione coordinata di queste severe misure amministrative ed economiche costituisce per Erdoğan un fondamentale biglietto da visita politico da mostrare sul tavolo del bilaterale con Trump, un segnale inequivocabile con cui Ankara punta a proteggere il proprio sistema bancario dalle sanzioni secondarie americane e ad assicurarsi importanti aperture sul piano commerciale, sacrificando apertamente la partnership d’affari con l’Iran pur di riaffermare la centralità dell’asse strategico con Washington.

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