dal nostro inviato a Praga

    Mettete un (diversamente) giovane di 45 anni, statura media, stazza piuttosto generosa, quasi abbondante. Fanatico di tennis, ma vittima di un destino infausto: una piatta esistenza da grigio ingegnere come tanti. Portatelo nella capitale della Repubblica Ceca e per due giorni cingetegli al collo il pass stampa per la sfida di Coppa Davis tra Cechia e USA. Mensik contro Shelton, Lehecka contro Tien, capitan Bob Bryan contro capitan Berdych. All’O2 Arena di Praga, teatro della prima edizione della Laver Cup, l’ultimo incantevole ballo di Roger Federer: non per forza il GOAT, ma per diritto umano e divino, il Tennis. Lasciatelo libero di muoversi senza l’opprimente e severa presenza del tiranno di Settignano, il Direttore Ubaldo Scanagatta, sostenuto dalla puntuale solerzia della redazione di suoi pari. Dategli tre giorni, il venerdì e il sabato di Davis e la domenica di turismo nell’affascinante Praga. Tre giorni per risorgere. Si parte alle 15 del venerdì con la sfida tra il n.1 di casa, il campione di Miami 2025 Jakub Mensik, e il n.2 ospite, l’americano Learner Tien. A seguire, il n.1 USA Ben Shelton direttamente da New York, finale US Open, opposto al n.2 ceco Jiri Lehecka. È necessario dunque arrivare alla fermata della metro Ceskomoravska, in prossimità dell’O2 Arena, non oltre le 14. “Ma perché mai arrivare all’ultimo momento?” si chiede brillantemente il (diversamente) giovane, ed estraendo in sol colpo tutte le competenze organizzative di cinque anni di studi – sviluppati nella realtà in qualcuno di più, al solo nobile scopo di approfondire la materia…- l’aereo scelto è quello delle 7:30 dal minuscolo aeroporto di Treviso. Il che si traduce nella partenza notturna con sveglia alle 3:15 precise. Una passeggiata di salute, soprattutto se seguita da una condotta professionale e irreprensibile sul posto. L’inviato medio di Ubitennis è unicamente al servizio dei lettori, scevro da qualsivoglia forma di secondo fine personale. È quindi con un misto di sdegno e sufficienza che si lascia scorrere i commenti triviali e primitivi dei colleghi d’ufficio (“Da solo a Praga 3 notti? Per il tennis, certo, come no?! Che cosa non si fa pur andare a …”. Villani, ignoranti, bestie!). La partenza è regolare, l’arrivo in città anche: perché spendere quasi 600 corone ceche di taxi (più o meno 24 euro) quando si può prendere il filobus 59? E poi ha quel che di vintage che è irresistibile. Alle 10:15, via filobus, metropolitana e tram il nostro è già nella hall dell’austero Hotel Olsanka, riconosciuto punto di riferimento per congressi della capitale ceca (ma di cosa ci sarà mai di che disquisire, di diverso dalla Davis?).L’indisponibilità nell’immediato della camera non lo scoraggia: 4 fermate del tram n.9, due brevi vie coperte a piedi e Staromestske namesti (Piazza della Città Vecchia) si para innanzi. Come due giorni più tardi, la domenica dopo la Davis. In mezzo, un tie bellissimo. Tirato come le corde di una racchetta nuova, incerto come una finale tra Sinner e Alcaraz. I n.2 che superano i n.1 (Tien con Mensik, Lehecka con Shelton), il doppio ceco che perde dopo 4 match-point a favore, Mensik che sotto di un set brekka il finalista di New York e fa “No, questa non la perdo” col dito – tutto poi confermato –, Lehecka che completa l’opera e assurge a eroe nazionale, Shelton due volte sconfitto e impietrito in conferenza stampa, i cechi che è quasi mezzanotte e la non finiscono più di parlare nella loro lingua con la stampa locale, Dio li benedica… Arriva domenica e l’inviato di Ubitennis, stanco delle fatiche tennistiche di due giorni full-immersion di Coppa Davis, non vede l’ora d’immergersi nelle bellezze di Praga: Piazza della Città Vecchia – non basta certo la furtiva apparizione pre Davis -, l’Orologio Astronomico, la Chiesa della Vergine Maria, il Castello di Praga, il Ponte Carlo… Niente di tutto questo. L’unica cosa nella quale non vede veramente l’ora di immergersi, è la birra ceca. Pilsner Urquell, Budweiser Budvar, Staropramen, solo per citare le più note. Birra, birra e ancora birra. Lager o scura (tmavy), di livello elevato e costante, una certezza. Tra l’altro a meno di cento corone (quattro euro) la media, che goduria. “Ma il prezzo non è un alibi!” – lo rimprovera una volta a casa un amico, innocente vittima dei suoi racconti. Ha ragione: fosse costata più che da noi, non ne avrebbe risparmiata una goccia. Caro amico, sollazzarsi con un boccale di birra non è mai qualcosa per cui giustificarsi, è qualcosa per cui vantarsi… Ma Praga, beninteso, non è solo birra. Qui si scherza e non vorremmo che qualche lettore, per così dire, precisino, ci prendesse troppo sul serio additandoci come esecrabili ubriaconi. Non è così, siamo giornalisti seri e certo che no, Praga non è solo birra… è anche assenzio! Gustato in uno dei migliori locali della città. L’Hemingway Bar offre due intere pagine fra declinazioni nazionali e francesi della Fata Verde, offerta ogni parte con due equivalenti parti di acqua: “Non le faccio certo assaggiare un assenzio da 71 gradi da solo, signore: sarebbe follia”, si raccomanda il barman, ma è un eccesso di zelo: l’inviato di Ubitennis non si sognerebbe mai di calarsi d’emblée uno shot di assenzio puro al 71% di alcol, non siamo mica degli esecrabili ubriaconi sprovveduti e ignoranti… Così, tra i fumi dell’alcol annacquato, si chiude l’esperienza giornalistica della Coppa Davis. Il (diversamente) giovane torna alla vita piatta e grigia, incurante degli sguardi ignoranti dei colleghi… Bestie!

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