Nuova Italia, ripartenza da incubo

    (Paolo Tomaselli) ROMA — Nuova Italia, nuovi incubi. E fischi appena sfornati: forti nell’intervallo dell’Olimpico, assordanti alla fine. La prima del Mancini-bis non è un fallimento, è peggio: è la dimostrazione ulteriore del motivo per cui abbiamo saltato tre Mondiali di fila, come non era mai successo nella nostra storia, lunga e gloriosa. Il Belgio non vinceva qui dal 1999 (c’era Zoff ct), soffre l’orgoglio azzurro per metà del secondo tempo, quando Lukébakio concede la replica del gol appena fatto al Milan in Europa League col Benfica. Una ripartenza conclusa con classe e potenza, che mette al sicuro il risultato dopo il vantaggio segnato a inizio partita dalla stellina 21enne Godts e nato da una delle tante palle perse dagli azzurri.

    Il nuovo incubo non è un modo di dire, ma è un fatto concreto perché in Nations le due peggiori quarte vanno in Lega B, mentre le due peggiori terze e le due migliori quarte fanno i playout. E questa Italia che nel primo tempo evita l’imbarcata solo grazie alle parate di Donnarumma e poi si illude di poter pareggiare a inizio ripresa (Lammens salva di piede su Kean) per adesso è da lotta retrocessione e lunedì a Bursa dovrà già mettere via punti con la Turchia, battuta dalla Francia con un gol di Mbappé.

    «I fischi? Quando si perde ci stanno, sono meritati. Ma non è che noi siamo contenti di perdere — sottolinea il ct —. Il primo tempo è stato al di sotto delle aspettative e siamo andati un po’ in difficoltà, ma nella ripresa è stato il contrario, abbiamo fatto benissimo e potevamo pareggiare. Poi da un nostro errore è nato il raddoppio in contropiede. Però abbiamo avuto 4-5 occasioni per fare 1-1, li abbiamo messi sotto, ma loro sono un’ottima squadra».

    L’impressione è che a tre anni dalla sua fuga d’Arabia, Mancini sopravvaluti il valore della sua squadra o sottovaluti quello dell’avversario, fermato dalla Spagna ai quarti di finale del Mondiale: il Belgio ha giovani fenomeni che assicurano il ricambio ad alto livello ed è ripartito con un ct come l’ex milanista Van Bommel, che rilancia De Bruyne, ringiovanito di colpo rispetto a quello che si esibisce a Napoli, in un assetto consolidato.

    L’Italia invece è messa in campo male all’inizio: le distanze sono incolmabili, il peso del tridente è insostenibile, anche perché Pio Esposito così isolato serve a poco. In difesa il punto debole è ancora una volta a destra, la zona di Di Lorenzo. Ma anche a sinistra, nel ruolo a lui più congeniale, non è che Calafiori sia brillante. Tonali a tratti è irriconoscibile, mentre Barella gioca a sprazzi e nessuno riesce ad aiutare il debuttante Romano, che a 20 anni ha scelto l’Italia al posto della Svizzera dove è nato e cresciuto calcisticamente. È lui che perde il pallone sul primo gol, ma non è il caso di bocciare un ragazzo che ha giocato una manciata di partite in A: l’immagine più impietosa è quella di Mancini e Coppola messi a sedere da Godts.

    Ma se adesso il pallone va veloce, quest’Italia alla partita numero 900 della sua storia, sembra a tratti una squadra vintage, che fatica tremendamente a risalire il campo sotto la pressione belga. Quando questa si allenta, con De Bruyne e soci quasi sorpresi dalla reazione italiana dopo l’intervallo, allora si vedono le cose migliori, quelle da cui ripartire: l’Italia alza il ritmo, le punte ricevono rifornimenti, il gioco sulle fasce riprende quota. Ma i gol non arrivano, per bravura del portiere e per imprecisione di Kean, Pio e Calafiori, che poi perde palla innescando la ripartenza del raddoppio, in cui è notevole il passaggio di De Ketelaere per Lukébakio. Le ultime scintille sono per un plateale diverbio Donnarumma-Lukaku. Ma anche quello si perde tra i fischi che rimbombano.

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