Nube eruttiva alta 4 km. Un’intensa emissione di cenere lavica si disperde verso Sud, dal cratere Nord-Est dell’Etna, dichiarano gli esperti. Sospese tutte le attività di volo all’aeroporto di Catania, in arrivo e partenza, fino alle 12 di domani. I passeggeri sono invitati “prima di recarsi in aeroporto, di verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree”
Voli sospesi all’aeroporto di Catania fino alle ore 12 di domani per l’attività in corso sull’Etna e l’emissione di cenere lavica dal cratere Nord-Est dell’Etna. L’altezza della nube vulcanica è stimata in 4 chilometri. La nube vulcanica si sposta verso sud, rileva il bollettino Vona per l’aviazione emesso dall’Ingv, che certifica un livello di allerta rosso. La nube si sposta in direzione Sud, quindi verso l’aeroporto. Il fenomeno è osservato tramite telecamere di sorveglianza nel visibile e nell’infrarosso termico.

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Voli sospesi a Catania fino alle 12 di domani
L’emissione di cenere dell’Etna ha causato la chiusura di due spazi sul vulcano, corrispondenti ai settori C1 e B3, e la sospensione di tutte le attività di volo all’aeroporto di Catania, in arrivo e partenza, fino alle 12 di domani. Lo rende noto la Sac, la società che gestisce lo scalo, invitando i passeggeri a verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree prima di recarsi in aeroporto.
Allerta “red”
Da alcune settimane il cratere di Nord‑Est dell’Etna emette discontinuamente un pennacchio gassoso caratterizzato da un’elevata concentrazione di particolato fine con tonalità bruno‑rossicce, che ha assunto dimensioni molto evidenti. Il fenomeno si colloca nella fase post‑eruttiva successiva all’intensa attività di luglio‑agosto 2026, durante la quale il cratere Voragine ha prodotto esplosioni frequenti e colate laviche alimentate anche da un sistema di fessure laterali che si è propagato verso la Valle del Bove fino a circa 1.900 metri di quota. E’ l’analisi di Marco Neri riportata dal sito IngvVulcani.

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Il pennacchio rosso
La colorazione bruno‑rossiccia del pennacchio è attribuibile alla presenza di particelle solide fortemente alterate chimicamente, ricche in ossidi di ferro e frammenti vetrosi deteriorati. si tratta presumibilmente di residui delle colate e delle scorie accumulate nel condotto durante le recenti fasi eruttive, e non della frammentazione di nuovo magma. Non si può, tuttavia, escludere che questa fase “di pulizia” del condotto possa costituire una transizione: da un lato, osserva il vulcanologo, segna la conclusione dell’attività eruttiva precedente, dall’altro potrebbe rappresentare il preludio a una successiva fase di attività, qualora il sistema magmatico dovesse nuovamente pressurizzarsi.
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