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    Negli ultimi 100 giorni l’Ucraina avrebbe condotto circa tre volte più attacchi con droni a lungo raggio contro obiettivi in Russia rispetto a quelli effettuati da Mosca contro l’Ucraina. È quanto emerge da un’analisi del Kyiv Post basata su dati open source, dichiarazioni ufficiali e monitoraggio degli attacchi.


    APPROFONDIMENTI

    Il dato va però letto con cautela.

    Le informazioni disponibili sono incomplete e le autorità russe, in particolare, tendono a fornire numeri difficili da verificare. In alcuni casi i comunicati sugli abbattimenti coprono 24 ore, in altri solo una parte della giornata. Inoltre, il numero di droni dichiarati come intercettati da Mosca appare spesso molto superiore alle stime indipendenti sui velivoli effettivamente lanciati dall’Ucraina.

    Tra il 17 giugno e il 24 settembre, secondo i dati ucraini, la Russia avrebbe lanciato circa 16.000 droni contro l’Ucraina. Il Kyiv Post stima che il numero reale possa essere stato leggermente superiore, intorno a 16.200. Nello stesso periodo, invece, il ministero della Difesa russo ha sostenuto di aver abbattuto o neutralizzato tra 48.000 e 55.000 droni ucraini a lungo raggio. Anche considerando l’incertezza di queste cifre, emerge una differenza significativa nel numero di velivoli impiegati nei raid.

    Attacchi sempre più massicci

    La distanza tra le due campagne emerge soprattutto osservando i raid più grandi. La Russia ha superato quota 400 droni lanciati in una singola operazione in almeno due occasioni, mentre in altri cinque attacchi avrebbe impiegato più di 250 droni. Le autorità russe, dal canto loro, hanno riferito di aver intercettato oltre 1.000 droni ucraini in almeno tre diverse occasioni. Il raid più imponente, tra il 19 e il 20 agosto, avrebbe coinvolto secondo Mosca 1.164 droni.

    Numeri che, seppur difficili da verificare, mostrano come gli attacchi con grandi sciami di droni siano ormai diventati una componente centrale della guerra aerea. La differenza principale riguarda però anche gli obiettivi. I droni ucraini a lungo raggio sono stati impiegati soprattutto contro raffinerie, infrastrutture energetiche, impianti militari, depositi di munizioni e strutture logistiche russe. Gli attacchi russi hanno invece continuato a combinare droni e missili contro obiettivi in tutto il territorio ucraino, compresi centri abitati.

    Il peso delle testate

    Il semplice conteggio dei droni, tuttavia, non basta per misurare la potenza distruttiva degli attacchi. La Russia dispone infatti di un arsenale missilistico molto più ampio e utilizza regolarmente missili da crociera, balistici e ipersonici insieme ai droni. Un singolo missile può trasportare una testata da circa 450 chilogrammi, molto più pesante di quella montata sulla maggior parte dei droni ucraini.

    Un esempio è il raid del 29-30 luglio, quando la Russia lanciò 74 missili e 284 droni. Solo le testate dei missili avrebbero trasportato complessivamente circa 38-40 tonnellate di esplosivo, alle quali si sarebbe potuto aggiungere altro peso nel caso dei droni armati.

    Gli attacchi ucraini, però, compensano il minore peso delle singole testate con il numero. Secondo le stime riportate dal Kyiv Post, uno sciame di oltre 1.000 droni potrebbe trasportare complessivamente tra 55 e 75 tonnellate di cariche esplosive, a seconda dei modelli impiegati. Si tratta di una stima teorica, perché le configurazioni e i carichi effettivi dei droni ucraini non vengono resi pubblici.

    I danni

    Il confronto resta quindi complesso. Una testata missilistica da 450 chilogrammi non equivale, in termini di effetti, a quattro droni con 100 chilogrammi di esplosivo ciascuno. La velocità e la capacità di penetrazione dei missili, soprattutto quelli balistici, possono produrre danni molto maggiori concentrati sul singolo obiettivo. È anche per questo che gli attacchi russi possono apparire più distruttivi nonostante il numero inferiore di droni impiegati. Allo stesso tempo, la strategia ucraina punta sempre più sulla quantità. Grandi sciami di velivoli relativamente economici permettono di saturare le difese aeree e colpire obiettivi molto lontani dal fronte.

    Il risultato è una guerra dei cieli sempre più basata sui numeri. La Russia conserva un vantaggio significativo nella capacità missilistica e nella potenza delle singole armi. L’Ucraina ha invece sviluppato una capacità di produzione e impiego dei droni che le consente di condurre raid sempre più grandi e frequenti in profondità nel territorio russo. Il confronto tra i due arsenali, dunque, non si può ridurre a una semplice domanda su chi lanci più armi. Mosca dispone di ordigni mediamente più potenti, mentre Kiev punta sulla quantità e sulla capacità di raggiungere obiettivi a centinaia di chilometri dal fronte.


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